"Storie di casa mia": quando Lucio diventò Dalla

Nel 1971 il cantautore bolognese, dopo due dischi passati pressoché inosservati, diventò un fenomeno. Merito di "4/3/43". E di questo disco. "Antooine, Celentano e gli alpini? Puzzonate estremamente provinciali che non hanno fregato niente a nessuno".
"Storie di casa mia": quando Lucio diventò Dalla

Dal personaggio bizzarro che nelle sue prime interviste diceva "Lo scopo della mia vita? Ridare dignità alla figura altamente nobile ed esteticamente pura del maiale" a novello cantastorie.

Da quello che la stampa definiva un incontro a metà strada tra il pecoraio sardo e il santone indiano a trovatore che spinge alla riscoperta del filone popolare e folcloristico. Dopo il terzo posto conquistato al Festival di Sanremo 1971 con "4/3/43" (cantata, nella doppia interpretazione, con l'Equipe 84), davanti a star con carriere già ben consolidate come Adriano Celentano (quinto con "Sotto le lenzuola", in coppia con il Coro Alpino Milanese) e Domenico Modugno (sesto con "Come stai?", in coppia con Carmen Villani), Lucio Dalla è lanciatissimo. Se i suoi primi due lavori, "1999" e "Terra di Gaibola" erano stati pressoché ignorati dal pubblico, per il .28enne cantautore bolognese ora le cose cominciano a girare finalmente nel verso giusto. E con l'album "Storie di casa mia", che esce dopo il Festival, Dalla si impone sulle scene.

Fenomeno Dalla

La kermesse è finita da un mese e il fenomeno Dalla concede una lunga intervista a "L'Europeo" in cui riflette sul suo successo, raccontandosi: "Cosa significa questo mio successo? Non lo so. Giuro che non me l'aspettavo. Giuro che è stato un trapasso abbastanza sconvolgente. Prima, dopo e durante. La tv che non voleva un certo tipo di discorso; la casa discografica che pontificava: ma te sei matto, ma guarda che si tratta di un festival, guarda che ci vuole roba piò commerciale. Eppoi le grane con la censura. Io in origine cantavo: 'Giocavo alla Madonna' e loro: per l'amore del cielo, la Madonna non si tocca. In origine cantavo: 'E ancora adesso che gioco e rubo e bevo vino' e loro: per l'amor del cielo, l'epitaffio del ladro mai. E quindi niente Madonna e niente rubare. 'Lei capisce: Sanremo è una trasmissione molto seguita, entra in tutte le case...'. Ho capito. E ho tolto. Era anche giusto".

"Celentano e i suoi alpini? Puzzonate provinciali: il pubblico ha scelto con maturità"

Lui che nel mondo della canzone ci entrò "per caso" (ai tempi del gruppo jazz dei Flippers, in cui il futuro cantautore suonava il clarinetto, il sax e cantava, fu determinante un incontro con Gino Paoli), ora si ritrova tra le mani una manciata di canzoni - frutto della collaborazione con la storica dell'arte e illustratrice Paola Pallottino, Gianfranco Baldazzi, Sergio Bardotti, che firmano i testi, Ruggero Cini, i fratelli De Angelis, futuri componenti degli Oliver Onions, che invece si occupano degli arrangiamenti - con le quali mette in pratica la lezione di cantastorie come Guccini e De André, che con lavori complessi come "Tutti morimmo a stento" e "La buona novella" sta incassando i primi successi.

Da "Itaca" alla stessa "4/3/43", passando per "Il gigante e la bambina" e "La casa in riva al mare", Dalla racconta vicende umane a metà strada tra la favola e la cronaca, facendo riflettere e pensare: "Il pubblico l'ha dimostrato a Sanremo di non essere né deficiente né incompetente. Antoine s'è fatto tirar su dalla corda? Celentano s'è portato appresso un reggimento di alpini? Puzzonate estremamente provinciali che non hanno fregato niente a nessuno. Il pubblico a Sanremo ha scelto con maturità accontentandosi di un discorso tranquillo, spontaneo e sincero. Dice: ma ha premiato 'Il cuore è uno zingaro', ha premiato 'Che sarà', che sono canzoni tradizionali. Tradizionali ma decorose, e Sanremo è una gara di musica leggera, mica il tempio dell'arte. Il pubblico è maturato, ripeto. La priva? Il successo di Patty Pravo, di De André, di Endrigo. Gente che non ha mai cercato l'acuto in vita sua. E questo a me mi consola".

"Cantante di protesta? Non ci credo: la canzone è solo un momento magico"

Con "Storie di casa mia" Dalla trova un suo posto nella scena italiana: "La critica mi osannava e io non capivo neanche quello perché non era il caso, e il pubblico mi tirava mele, mi fischiava, mi spernacchiava senza pietà.

Io prendevo le mele, i fischi, le pernacchie e non facevo drammi. Dopotutto la colpa era la mia. Avevo peccato di presunzione: credevo di fare l'impegnato e risultavo solo un grosso rompiscatole. Credevo che uno con la faccia come la mia potesse impunemente sviolinare cose d'amore e invece gli altri morivano dal ridere. In pratica la mia decisione di buttarmi sull'ironia nacque da lì. E devo dire che mi andò Bene. Ricorda Sanremo '66? Ci portai 'Paff. Bum', una canzone che non c'entrava niente col melodramma, lo smoking e la brillantina sul ciuffo. Non andai in finale, però mi imposi come uno che non stava al gioco. Mi definirono cantante di protesta. Non era vero, ché io alla protesta, al messaggio con la canzone non ci credo, per me la canzone è solo espressione del mondo di chi la fa, solo un momento magico".

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