“Jumpin' Jack Flash”, la canzone più suonata dal vivo dai Rolling Stones

Dal 1968, uno dei riff più micidiali della storia del rock
“Jumpin' Jack Flash”, la canzone più suonata dal vivo dai Rolling Stones

Nel giugno del 1968 con “Jumpin' Jack Flash” i Rolling Stones raggiunsero per la settima volta nella loro storia la vetta della classifica di vendita britannica. Il brano venne registrato durante le session di “Beggars Banquet”, ma non venne incluso nell'album, uscì quindi come solo singolo, avendo "Child of the Moon" quale lato b. Quando venne pubblicato, nel dicembre 1968, “Beggars Banquet” venne salutato come un ritorno alla vera essenza musicale della band inglese - quella venata di blues e r'n'b - dopo la sbandata verso il pop psichedelico, che all'epoca imperava, del precedente “Their Satanic Majesties Request”, uscito nel dicembre 1967.

Per descrivere l'importanza di "Jumpin' Jack Flash" nella storia dei Rolling Stones prendiamo a prestito le parole di Danny Garcia, il regista del documentario 'Rolling Stone: Life and Death of Brian Jones': "Gli Stones sono diventati la guitar band che conosciamo oggi una volta che Brian lasciò il gruppo. Durante gli anni '60 la band si era evoluta dall'essere una band R&B a una pop band a una band psichedelica fino a quando non hanno trovato il loro suono con "Jumpin' Jack Flash" nel '68."

Nel 1995, il frontman delle Pietre Rotolanti Mick Jagger, rivelò al magazine statunitense Rolling Stone che la canzone era nata "da tutto l'acido di 'Satanic Majesties'. Si tratta di avere dei momenti difficili e di uscirne. Solo una metafora per venire fuori da tutte le cose acide." “Jumpin' Jack Flash” ebbe un grande successo tanto da guadagnarsi la prima posizione nella classifica di vendita inglese e la terza piazza in quella americana. La canzone ha un'ottima resa in concerto, tanto da risultare la canzone più suonata in assoluto dal vivo dai Rolling Stones nella loro storia. Stando ai dati forniti da setlist.fm la band inglese l'ha suonata ben 1166 volte.

Tra i molti che hanno reso omaggio al brano, anche il chitarrista degli Smiths Johnny Marr, che, come viene riportato nel libro di Simon Goddard 'Songs That Saved Your Life: The Art of the Smiths', desiderava che "Bigmouth Strikes Again", canzone inclusa nel terzo album della band di Manchester del 1986 “The Queen is Dead” (leggi qui la nostra recensione), fosse l'equivalente degli Smiths di "Jumpin' Jack Flash" dei Rolling Stones: "Volevo qualcosa che fosse una corsa fino in fondo (...) Pensavo che i break di chitarra dovessero essere percussivi, non troppo belli o accomodanti."

Il chitarrista degli Stones Keith Richards ha rivelato a Rolling Stone nel 2010 che Jack è una persona reale, ovvero Jack Dyer, che a quel tempo era il suo giardiniere, e ha inoltre spiegato come Dyer abbia ispirato la scrittura della canzone: “Il testo è nato da un'alba grigia a Redlands (la tenuta inglese di Richards, ndr). Io e Mick eravamo rimasti svegli tutta la notte, fuori pioveva e c'era il rumore di questi stivali del mio giardiniere vicino alla finestra, Jack Dyer. Mick si svegliò e disse, 'Cos'è?'. Io risposi, 'Oh, quello è Jack. Jack che salta.'"

Aggiunse ancora Keith: “Ho iniziato a lavorare intorno alla frase sulla chitarra, che era in accordatura aperta, cantando 'Jumping Jack'. Mick disse, 'Flash' e all'improvviso avevamo questa frase con un ritmo eccezionale'”. Ancora oggi Richards è orgoglioso di quel riff: "Quando ricevi un riff come 'Flash', provi un grande senso di euforia, una gioia malvagia. Riesco a sentire tutta la band che decolla dietro di me ogni volta che suono 'Flash', c'è questo tipo di turbo extra. Salti sul riff e lui ti suona. La levitazione è probabilmente l'analogia più vicina a ciò che sento."

La canzone venne firmata Jagger-Richards ma il vecchio bassista degli Stones Bill Wyman ne rivendica una parte, come riporta Songfacts, una volta spiegò: "Una volta siamo arrivati in studio presto e.

in effetti penso che fosse uno studio di prova, non credo che fosse uno studio di registrazione. C'eravamo solo io, Brian e Charlie, gli Stones non arrivano mai alla stessa ora, Mick e Keith non erano ancora arrivati. Io per scherzare mi sono seduto al piano e ho iniziato a fare un riff tipo, da-daw, da-da-daw, da-da -daw, poi Brian ci suonò sopra un po' di chitarra e Charlie dava il ritmo. Ci siamo divertiti per 20 minuti, giusto per passare il tempo, Mick e Keith entrarono e noi ci siamo fermati, loro dissero: "Ehi, quella roba suonava davvero bene, continuate, cos'è? Il giorno dopo l'abbiamo registrata. Mick ha scritto dei testi fantastici e si è rivelato un ottimo singolo".

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