Francesco De Gregori, "Titanic" ha 39 anni. La storia di "Belli capelli"
La ballerina Jeanne Duvall, bellezza ottocentesca dal selvaggio mosaico di geni caraibici, africani e francesi, è la musa ventennale di Charles Baudelaire, che spezza lo spleen parigino dedicando alla «venere nera» alcuni dei suoi versi più commoventi e solari. A stregare il poeta sono soprattutto i capelli di lei che diventano oggetto di devozione in numerose liriche e lettere, come Un hémisphère dans une chevelure: “Lasciami respirare a lungo, a lungo, l'odore dei tuoi capelli e immergere tutto il mio viso come un uomo assetato nell'acqua di sorgente e agitarli con la mia mano come un fazzoletto profumato per scuotere i ricordi nell'aria”. I capelli sono «un porto che brulica di canzoni malinconiche», dall'odore di tabacco mescolato a oppio e zucchero fino a raggiungere le “rive lanuginose” dove Baudelaire resta “intossicato dagli odori mescolati di catrame, muschio e olio di cocco”.
Così De Gregori ci regala un'ode dal sapore popolaresco (“Belli capelli, capelli neri, che t'ho aspettata tutta notte e tu chissà dov'eri”), quasi a filastrocca, ma sostenuta da una melodia preziosa, con l'Hammond di Locasciulli che quasi si commuove («Adoro all'inverosimile l'organo di Belli capelli») e dal languido violino di Carlo Siliotto, maestro di colonne sonore cinematografiche. La canzone è anche la favola cromatica della vita, dallo splendore del nero e dell'oro fino al niveo declino: “Capelli bianchi che si fermarono a una fontana a pettinare gli anni, capelli stanchi dentro allo specchio di un bicchiere di vino”.
Questo testo è tratto da "Tutto De Gregori" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.
