“Bella Ciao”, inno del 25 aprile e non solo: credenze e versioni

Breve storia del ‘canto partigiano’ e delle sue interpretazioni più particolari e significative
“Bella Ciao”, inno del 25 aprile e non solo: credenze e versioni

Ad un certo punto fu addirittura il grande Giorgio Bocca, formidabile giornalista ed ex partigiano, ad intervenire nel dibattito su “Bella Ciao”, su cui da molto tempo si incrociavano due controversie. Quella su cui parlò Bocca riguardava la veridicità dell’essenza del brano come canto partigiano:

«Nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare Bella ciao, è stata un’invenzione del Festival di Spoleto». La canzone-simbolo della Liberazione e della Resistenza, colonna sonora della Festa del 25 aprile, sarebbe dunque sì un canto popolare e di lotta ma, stando non solo a Bocca, oggi appare più verosimile che si sia cominciato a cantarla dopo la Seconda Guerra Mondiale, sempre in ambienti partigiani.

L’altra controversia riguarda la presunta origine di “Bella Ciao” come canto delle mondine. In questo caso è lo storico Cesare Bermani a smentire, precisando che il canto delle mondine era opera di Vasco Scansani mentre la “Bella Ciao” partigiana era altra cosa ed aveva altra origine (qui la sintetica ricostruzione proposta da Wikipedia).

Quali che siano i suoi effettivi natali, “Bella Ciao” sarà probabilmente il brano più cantato in Italia nella giornata odierna in quanto tutt’uno con la Festa della Liberazione, pur essendosi prestata negli anni ad “usi” alternativi – nel 2020 divenne quasi un inno di liberazione e di coesione durante il primo, duro lockdown italiano, mentre nel 2019 era stata adottata dal movimento delle Sardine.

Nel ricordarne alcune tra le versioni più celebri, oggi diventa imperativo per ovvie ragioni partire da quella di Milva, che ne incise nel 1965 due versioni (‘partigiana’ e ‘mondina’) e che si ritrovò nuovamente famosa per una delle sue interpretazioni  quando lo scorso anno la sua versione fu inserita nel film iraniano “There is no evil”, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival del Cinema di Berlino (anche in Iran il brano è da anni un inno di protesta).

 

La notorietà internazionale del brano si fa però risalire a Ivo Livi, meglio noto come Yves Montand, attore francese di fatto ma toscano di nascita, che l'avrebbe eseguita in pubblico per la prima volta fuori dall’Italia nel 1964. Nel 2012, un suo illustre concittadino – Francois Hollande – ne usò un adattamento durante la sua campagna presidenziale e, sempre per restare in territorio politico, vi si ricorse anche in Turchia  nel 2013 nelle manifestazioni di piazza contro il governo Erdogan.

Chi ne fa un punto fermo nei suoi concerti è il bosniaco Goran Bregovic:

 

Un altro suo regolare esecutore è anche Manu Chao:

Ma, se la versione che non ti saresti aspettato di ascoltare potrebbe essere quella di Tom Waits, che ha inserito “Bella Ciao” nel suo “Songs of resistance 1942-2018”, la popolarità internazionale della canzone deve molto a Netflix, avendo sbancato in TV con la sua versione di Manu Pilas ne “La casa di carta”:

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