Ho conosciuto Fernanda Pivano una sera di qualche anno fa, a una cena amichevole alla quale mi aveva invitato Stefano Senardi. Era l’inizio del 2002, e con “la Nanda” – con la quale non avevo mai avuto prima d’allora scambi di opinioni – chiacchierammo della vicenda Jovanotti – “Salvami” – “Porta a porta”, trovandoci abbastanza d’accordo (accomunati dall’affetto per Lorenzo Cherubini). Naturalmente sapevo chi è e chi è stata Fernanda Pivano, e mi sentivo lievemente intimidito e in soggezione nei suoi confronti; ma la conversazione fu piacevole e vivace, per merito di Fernanda, della quale apprezzai soprattutto la franchezza e la totale mancanza di diplomazia.
Con la stessa franchezza e la stessa mancanza di diplomazia scrivo queste righe, che suppongo irriteranno molte persone (e forse anche la signora Pivano, con la quale già inizio a scusarmi): tuttavia, mi pare che almeno parte di ciò che dirò sia condivisibile, o comunque possa essere oggetto di discussione, senza che venga letto come se avesse intenti polemici.
Negli ultimi anni, Fernanda Pivano è stata molto spesso – secondo me troppo spesso – coinvolta in eventi, spettacoli, manifestazioni attinenti alla musica pop e rock. Non dubito che la signora, lucidissima a dispetto degli 88 anni che compirà fra pochi giorni, sia ben contenta di essere coinvolta con tanta frequenza: anzi, lo spirito giovanilissimo e anti-accademico con il quale si propone in queste occasioni è indubbiamente rinfrescante, così come lo è il suo sorriso contagioso. A me, però, resta il dubbio che a volte Fernanda Pivano sia usata come alibi “culturale” per nobilitare eventi che di per sé non necessariamente dovrebbero avere contenuti culturali. Per dire: l’ho vista, in televisione, insieme a Vasco Rossi nell’aula dello IULM in occasione del conferimento a Vasco della laurea honoris causa (altro tema, detto per inciso, sul quale avrei voluto condividere con i nostri lettori qualche considerazione politicamente scorretta: non ne ho avuto il tempo, ma può darsi che in futuro ci torni sopra). Ebbene: Fernanda Pivano in quell’occasione, e in quella circostanza, mi è parsa fuori posto. Sì, lo so che Fabrizio De André stimava Vasco, sono consapevole delle connessioni amicali Dori Ghezzi – Fernanda Pivano, apprezzo lo spirito che (credo) abbia guidato la Pivano nell’essere là; ma in questo caso, come in altri, mi ha un po’ immalinconito la sensazione che Fernanda sia “usata” – passatemi l’espressione – come un cartonato di Pivano: una sagoma riconoscibile, che porta con sé un plusvalore “alto”, ma che viene sistemata qua e là senza tutto quel rispetto che una donna con una storia e una vita così eccezionali meriterebbe.
Le parole scritte non sempre riescono a conservare lo spirito e le intenzioni dell’autore: ribadisco qui il rispetto e l’ammirazione per Fernanda, ma ribadisco anche il fastidio che provo quando avverto la sensazione che la Pivano sia strumentalizzata (perdonate l’espressione inelegante e obsoleta) per scopi non propriamente commendevoli.
Per dire: non conosco Domenico Procacci della Fandango, e non dubito che la sua iniziativa di raccolta di firme per la nomina di Fernanda Pivano a senatore a vita sia assolutamente meritoria: mi infastidisce un po’, ecco, che il nome del promotore sia continuamente ricordato e sottolineato. Come se, in un certo modo, Procacci se ne volesse rivendicare il merito. Mi sarebbe piaciuto di più, quindi, se si fosse parlato di “un gruppo di amici”, non di una singola persona per nome e cognome. Ma questo, lo riconosco, è un fastidio estetico, una mia idiosincrasia. Mi irrita di più leggere (nelle dichiarazioni dell’amico Stefano Senardi) che Fernanda Pivano sarà a Roma sul palco del Live 8 insieme a (figuriamoci!) Francesco Totti. Ma perché? Per dare nobiltà a una manifestazione che dovrebbe trovare nelle sue stesse ragioni di esistere la nobiltà sufficiente (a proposito: avete letto che ogni partecipante percepirà 5000 euro di “rimborso spese”)? Suvvia, che c’entra la Pivano con il Live 8? E che c’entra la Pivano con la maggior parte del rock e della musica d’oggi? Sì, va bene: Fabrizio De André e Spoon River, e Patti Smith e Lou Reed, ma tutti gli altri che ne sanno della Pivano, e la Pivano che ne sa di tutti gli altri?
Ecco, se fosse possibile vorrei lanciare una raccolta di firme anch’io: salviamo Pivano. Salviamola dal presenzialismo ingiustificato, dall’inserimento nei “comitati artistici e di garanzia”, dai coinvolgimenti a capocchia, dalle iniziative pseudoculturali del mondo della musica leggera. Lasciamola dov’è, nella sua nobile e gloriosa anzianità: non facciamola diventare un Leone Di Lernia che sbuca dietro ad ogni testa ogni volta che c’è una telecamera, non consumiamola usandola come passepartout. Rispettiamola, questa signora. Se lo è meritato, no? (fz)
Con la stessa franchezza e la stessa mancanza di diplomazia scrivo queste righe, che suppongo irriteranno molte persone (e forse anche la signora Pivano, con la quale già inizio a scusarmi): tuttavia, mi pare che almeno parte di ciò che dirò sia condivisibile, o comunque possa essere oggetto di discussione, senza che venga letto come se avesse intenti polemici.
Negli ultimi anni, Fernanda Pivano è stata molto spesso – secondo me troppo spesso – coinvolta in eventi, spettacoli, manifestazioni attinenti alla musica pop e rock. Non dubito che la signora, lucidissima a dispetto degli 88 anni che compirà fra pochi giorni, sia ben contenta di essere coinvolta con tanta frequenza: anzi, lo spirito giovanilissimo e anti-accademico con il quale si propone in queste occasioni è indubbiamente rinfrescante, così come lo è il suo sorriso contagioso. A me, però, resta il dubbio che a volte Fernanda Pivano sia usata come alibi “culturale” per nobilitare eventi che di per sé non necessariamente dovrebbero avere contenuti culturali. Per dire: l’ho vista, in televisione, insieme a Vasco Rossi nell’aula dello IULM in occasione del conferimento a Vasco della laurea honoris causa (altro tema, detto per inciso, sul quale avrei voluto condividere con i nostri lettori qualche considerazione politicamente scorretta: non ne ho avuto il tempo, ma può darsi che in futuro ci torni sopra). Ebbene: Fernanda Pivano in quell’occasione, e in quella circostanza, mi è parsa fuori posto. Sì, lo so che Fabrizio De André stimava Vasco, sono consapevole delle connessioni amicali Dori Ghezzi – Fernanda Pivano, apprezzo lo spirito che (credo) abbia guidato la Pivano nell’essere là; ma in questo caso, come in altri, mi ha un po’ immalinconito la sensazione che Fernanda sia “usata” – passatemi l’espressione – come un cartonato di Pivano: una sagoma riconoscibile, che porta con sé un plusvalore “alto”, ma che viene sistemata qua e là senza tutto quel rispetto che una donna con una storia e una vita così eccezionali meriterebbe.
Le parole scritte non sempre riescono a conservare lo spirito e le intenzioni dell’autore: ribadisco qui il rispetto e l’ammirazione per Fernanda, ma ribadisco anche il fastidio che provo quando avverto la sensazione che la Pivano sia strumentalizzata (perdonate l’espressione inelegante e obsoleta) per scopi non propriamente commendevoli.
Per dire: non conosco Domenico Procacci della Fandango, e non dubito che la sua iniziativa di raccolta di firme per la nomina di Fernanda Pivano a senatore a vita sia assolutamente meritoria: mi infastidisce un po’, ecco, che il nome del promotore sia continuamente ricordato e sottolineato. Come se, in un certo modo, Procacci se ne volesse rivendicare il merito. Mi sarebbe piaciuto di più, quindi, se si fosse parlato di “un gruppo di amici”, non di una singola persona per nome e cognome. Ma questo, lo riconosco, è un fastidio estetico, una mia idiosincrasia. Mi irrita di più leggere (nelle dichiarazioni dell’amico Stefano Senardi) che Fernanda Pivano sarà a Roma sul palco del Live 8 insieme a (figuriamoci!) Francesco Totti. Ma perché? Per dare nobiltà a una manifestazione che dovrebbe trovare nelle sue stesse ragioni di esistere la nobiltà sufficiente (a proposito: avete letto che ogni partecipante percepirà 5000 euro di “rimborso spese”)? Suvvia, che c’entra la Pivano con il Live 8? E che c’entra la Pivano con la maggior parte del rock e della musica d’oggi? Sì, va bene: Fabrizio De André e Spoon River, e Patti Smith e Lou Reed, ma tutti gli altri che ne sanno della Pivano, e la Pivano che ne sa di tutti gli altri?
Ecco, se fosse possibile vorrei lanciare una raccolta di firme anch’io: salviamo Pivano. Salviamola dal presenzialismo ingiustificato, dall’inserimento nei “comitati artistici e di garanzia”, dai coinvolgimenti a capocchia, dalle iniziative pseudoculturali del mondo della musica leggera. Lasciamola dov’è, nella sua nobile e gloriosa anzianità: non facciamola diventare un Leone Di Lernia che sbuca dietro ad ogni testa ogni volta che c’è una telecamera, non consumiamola usandola come passepartout. Rispettiamola, questa signora. Se lo è meritato, no? (fz)