Ringo Starr, incontro via Zoom per presentare l'EP "Zoom in"
Centocinquanta giornalisti di tutto il mondo hanno partecipato all'incontro via Zoom con Ringo Starr - ma parliamo solo di uno dei numerosi ai quali senza dubbio si è dovuto sottomettere l'artista - per ascoltare l'ex batterista dei Beatles raccontare il suo EP che sarà pubblicato domani 19 marzo, "Zoom in" ("Sarebbe dovuto uscire a dicembre, ma la Universal ha avuto delle complicazioni legate alla situazione della pandemia").
L'occasione era interessante; il risultato, purtroppo, è stato meno soddisfacente rispetto alle aspettative. L'incontro è durato solo mezz'ora, le domande sono state poste (e inviate per posta) all'interposta responsabile della promozione (che naturalmente le ha selezionate in precedenza con criteri tutti suoi, e le ha anche rivolte all'intervistato), e nonostanti la cordialità e la disponibilità di un Ringo particolarmente corvino nei capelli e nella barba, a dispetto degli ottant'anni passati (sarà la dieta vegetariana) non è che siano uscite notizie particolarmente significative - del resto buona parte delle informazioni erano già state diffuse all'uscita del singolo di lancio, "Here's to the nights".
Ringo ha parlato, naturalmente, di come è stato registrato il disco, tra aprile e ottobre scorso; in gran parte da remoto, ma anche invitando alcuni musicisti nel suo studio, ovviamente indossando la mascherina e mantenendo il distanziamento - Nathan East (basso), Steve Lukather (chitarra), Bruce Sugar (chitarra synth), Benmont Tench (piano), Charlie Bisharat (violino), Jacob Braun (violoncello) e Jim Cox (arrangiamenti e archi synth).
“Ho chiamato Bruce, il mio produttore, chiedendogli di venire qui e di accendere gli impianti dello studio - io non ne sono capace - e ho cominciato a pensare a chi chiamare. Il disco è venuto fuori man mano, senza un progetto preciso. Non c'era fretta, non c'era una scadenza. Abbiamo suonato - del resto non si poteva fare altro, sarò uscito di casa otto volte in un anno. E' stata un'esperienza interessante. Però adesso ho avuto le mie due dosi di vaccino e posso intrattenermi con tutti voi"
ha scherzato rivolgendosi a chi lo stava ascoltando dallo schermo di un computer.
La title track dell'EP, "Zoom in, zoom out", scritta da Jeff Zobar, vede Robbie Krieger alla chitarra; Sam Hollander ha scritto e prodotto "Teach me to tango" mandando la canzone pressoché completa a Ringo che ha aggiunto voce e batteria; Ringo ha scritto "Waiting For The Tide to Turn" con Bruce Sugar e Tony Chen; e "Not Enough Love In the World" è stata scritta da Steve Lukather e Joseph Williams, membri di lunga data della All Starr Band (una militanza, per Ringo, ormai ben più lunga di quella con i Beatles -trent'anni contro meno di dieci - celebrata di recente dal libro fotografico "Ringo Rocks: 30 years of Ringo Starr's All Starr Band").
Fra le domande che hanno passato il vaglio, oltre a quella sottoposta da Rockol ("Ci sarà un altro album country&western, dopo 'Beaucoup of blues'?" "Forse un EP", ha concesso Ringo, che sembra aver riscoperto il formato delle quattro/cinque canzoni e sta già lavorando a un EP sequel di "Zoom in"), non poteva mancarne una sul film di Peter Jackson ricavato dal materiale girato nel gennaio del 1969 negli studi di Twickenham e poi negli studi della Apple, che già era alla base del film "Let it be" di Michael Lindsay-Hogg: come da copione, Ringo ha spegato che quello di Lindsay-Hogg era troppo triste, e che quello di Jackson, in uscita prevista in agosto (con un ritardo di un anno sulle previsioni) è invece molto più allegro, e soprattutto contiene per intero tutto il concerto sulla terrazza della Apple - 43 minuti.
Il breve incontro si è concluso con uno sventolare di segni a V con le dita da parte dei tanti giornalisti collegati - "Peace and love" anche a te, Ringo.
Franco Zanetti