Quella volta che Keith Moon lanciò un televisore a Carlo Verdone e ai suoi amici

La reazione del batterista degli Who di fronte all'insistenza dei fan, fuori dal suo albergo, dopo quel memorabile concerto romano. Era il 1972.
Quella volta che Keith Moon lanciò un televisore a Carlo Verdone e ai suoi amici

Nel settembre del 1972 gli Who tornarono a suonare a Roma a cinque anni dalla loro prima esibizione nella Capitale. Se nel 1967, all'epoca del primo passaggio, Pete Townshend e soci erano pressoché sconosciuti al pubblico italiano (nonostante avessero già pubblicato due dischi, "My generation" e "A quick one"), nel '72 gli Who erano ormai una solida realtà.

Tre anni prima avevano pubblicato il mastodontico "Tommy", l'opera rock che aveva permesso alla band di diventare grande, seguito l'anno precedente da "Who's next". Quella ospitata dal Palasport di Roma non è solo l'unica data italiana del tour legato all'ultimo disco di Townshend, Daltrey e compagni, ma è anche l'ultimo concerto della serie. Seduti tra gli spalti dell'arena capitolina, in mezzo a migliaia di spettatori, c'è anche un giovane Carlo Verdone. Insieme ad alcuni amici, il futuro regista e attore di classici come "Un sacco bello", "Bianco, rosso e Verdone", "Borotalco", "In viaggio con papà", "Acqua e sapone" (solo per citarne alcuni), all'epoca 22enne, riesce a procurarsi i biglietti per assistere alla serata. Destinata a restare impressa nella sua memoria non solo per quello che sarebbe successo sul palco.

Al termine del concerto, Verdone e i suoi amici riuscirono a raggiungere la band nell'albergo in cui alloggiava, a pochi metri dal palasport. Provarono a chiedere ripetutamente un autografo a Keith Moon, che però non accettò di incontrare i giovani fan. E di fronte alla loro insistenza reagì in modo violento: lanciandogli un televisore. L'aneddoto è raccontato da Carlo Verdone nella sua nuova autobiografia, "La carezza della memoria", in uscita domani, martedì 16 febbraio. Il regista ne ha offerto un'anticipazione durante la sua ospitata a "Che Tempo Che Fa", da Fabio Fazio:

"Col mio amico Castagnoni andammo al palasport al concerto degli Who. Ci piacevano perché esplodeva la batteria, tutto prendeva fuoco. Era quel tipo di rock iniziale, primitivo ed energico che dava qualcosa di forte. Lui e un altro mio amico erano fan sfegatati. Sapeva che gli Who avevano preso una camera d'albergo vicino al palasport che ospitava il concerto, in zona Eur. 'Ci facciamo fare l'autografo, io voglio quello di Keith Moon, il batterista: è un grande, un grande, un grande'. Gli dissi: 'Ma sei sicuro? Ci sarà il servizio d'ordine...'. 'No, no', mi rispose. D'altronde era uno bravo, che sapeva intrufolarsi".

La combriccola raggiunse l'albergo della band. Ma le cose non andarono come i fan avevano previsto:

"Ad un certo punto il mio amico entrò dentro e fu chiaramente cacciato subito via. Seppe però che le finestre [della camera di Keith Moon] erano quelle che noi vedevamo da fuori. E cominciò ad urlare: 'Keith! Keith! Un autografo! You are the best drummer in the World.... Keith! Keith! Keith!'. Gli dissi: 'Calmati, ci cacciano via. Oppure ci menano...'".

All'ennesimo urlo, il batterista britannico decise di rispondere. A modo suo:

"Al cinquantesimo 'Keith!' si aprì una finestra e volò di sotto un televisore. L'aveva lanciato Keith Moon. Era un televisore a valvola, quelli di una volta. Si sentì un botto... Scappammo tutti quanti. Il mio amico si girò e gli disse: 'Ma li mortacci tua'".

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