Chi è Pablo Dylan, il nipote di Bob (che suona come il nonno)

Una volta faceva il rapper, ora si divide tra rock e canzone acustica
Chi è Pablo Dylan, il nipote di Bob (che suona come il nonno)

Pablo come Neruda e Dylan, come... Beh, come Bob: è suo nonno. 25 anni, Pablo Dylan ha appena pubblicato l'EP "Solitude", per la Sony, la stessa etichetta per cui sono usciti i classici di Robert Zimmerman, che cambiò legalmente il suo cognome negli anni '60. Pablo Dylan è il figlio di Jesse, a sua volta primo figlio di Bob e Sara Lownds.
Non è l'unico della famiglia ad avere intrapreso una carriera musicale: tra i 6 figli di Bob c'è anche Jakob Dylan, leader dei Wallflowers, band di successo negli anni '90 e poi solista.

"Non ho mai pensato di cambiarlo. È il mio cognome", ha spiegato l'anno scorso a Rolling Stone USA. "Il fatto è che la mia famiglia è solo la mia famiglia e non ho intenzione di scappare. Amo mio nonno come ogni nipote e sono incredibilmente orgoglioso del lavoro che ha fatto, ma sto facendo le mie cose e non sarò sicuramente qualcuno che non sono. Ed è il destino con cui sono nato. Non ho mai pensato davvero che fosse un mio diritto cambiare il nome che mi è stato dato, anche se alcune persone pensano di poterlo fare. Lo fanno per tutti i tipi di motivi diversi, ma non è qualcosa che posso fare".

La carriera musicale di Pablo Dylan è particolare. Di lui si iniziò a parlare 10 anni fa: fece notizia che il nipote di Bob si fosse dato al rap, pubblicando il mixtape "10 minutes", dichiarando:

Considero Bob il Jay-Z dei suoi tempi. Sicuramente ha un retaggio che molte persone guardano con rispetto; gli piace la mia musica e gli voglio un sacco di bene. Ovviamente facciamo due cose ben diverse, e non voglio che la gente mi prenda in considerazione per ciò che lui ha fatto. Ovviamente facciamo due generi molto diversi, e non voglio che la gente mi prenda in considerazione per ciò che lui ha fatto anche se le cose che ho fatto sono sicuramente state influenzate da lui. Tutti quelli attorno a me mi influenzano, e io da lui ho appreso un sacco, anche solamente ascoltando i suoi dischi"

Si rifece vivo poi 4 anni dopo, con "Midnight", ma tutta quella musica - che gli attirò non poche critiche e una buona dose di hater - è letteralmente sparita dalla rete.
Nel 2018 è ritornato con un suono decisamente più classico, con il singolo "Eye of the storm". Sono seguiti due album, di vena cantautorale-rock, "The Finest Somersault" (2019) e "Notes From Columbia" (2020).

Ora è la volta di questo EP acustico, il primo di una trilogia, di cui dice: "I tre EP sono la mia interpretazione dei tempi. Il primo, "Solitude", è una riflessione sulla solitudine e il ricordo dei tempi passati. Il secondo, "Fortitude", è una mia analisi della paura, della forza e della rivoluzione e di cosa accade quando quelle immagini del passato tornano in vita. E il terzo, "Renaissance", parla dell'eventuale rinascita che presto dovrà seguire al collasso".

Tra le canzoni spicca: "Strands of time", che cita in maniera più esplicita il suono del nonno, con quella strofa iniziale "Mem’ries are like a procession/On the wine dark sea they roll/As waves, they crumble into one another/Adorned in coats of gold" che riecheggia il "Statues made of match stick/crumble into one another" di "Love minus zero/No limit", da "Bringing It All Back Home".

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