Assalti Frontali, da 30 anni un ritmo che si oppone alla violenza. L’intervista.

Militant A racconta la storia del gruppo hip hop romano, che ha appena pubblicato un’antologia con 24 canzoni. Ripercorre la storia del rap italiano e regala anche un freestyle a Rockol.
Assalti Frontali, da 30 anni un ritmo che si oppone alla violenza. L’intervista.

Ascoltando in successione le canzoni degli Assalti Frontali, dal 1990 a oggi, si vedono scorrere davanti agli occhi frammenti della storia italiana. È una narrazione a istantanee, scandita da rime che hanno un obiettivo preciso: “Combattere la violenza con il ritmo, per noi l’hip hop è sempre stato un mezzo per opporsi alle ingiustizie”, racconta Militant A. Ventiquattro tracce, racchiuse in un doppio album uscito per la label Daje Forte Daje, in cui si percepiscono sangue, impegno sociale e anima Da quando “Batti il tuo tempo” di Onda Rossa Posse accese le strade, le università, le piazze, rendendo l’hip hop un fenomeno nazionale, fino a oggi, il percorso artistico del gruppo romano rimane un unicum in Italia.

È uscito l'album-antologia “1990-2020” che contiene anche due inediti: "Porta per Volare" e "Compagno Orso".

Gli inediti e i classici

Il primo è prodotto da Ice One, è uscito anche il video con la regia dei Manetti Bros e Milena Cocozza. “Quest’ultimo brano nasce da un pugno di rime che ho sempre fatto dal vivo e che ancora oggi hanno un’energia potente – spiega Militant A – con Ice One avevamo lavorato per “Banditi” nel 1999: siamo partiti insieme e quando ci fu l’esplosione delle posse, ci siamo ancora una volta ritrovati sulla stessa strada. Ho recuperato quelle rime, lui ha dato vita a un beat fresco e abbiamo deciso di rincrociare ancora una volta i nostri destini.

Anche con i fratelli Manetti è successa la stessa cosa: collaborammo per “Banditi”, ci siamo rivisti recentemente in una scuola per premiare dei ragazzi e ci siamo detti: “facciamo un video insieme”.

Credo che "Porta per Volare" sia davvero un manifesto di quello che siamo”. Poi c’è il secondo inedito, “Compagno Orso”. Ballata rap in ricordo di Lorenzo Orsetti, ucciso dall’Isis in Siria mentre combatteva con il popolo curdo. È un brano che chiude la raccolta firmata dal collettivo romano, formato oltre che da Militant A, anche da Polo G (lo scorso ottobre è arrestato per detenzione e spaccio di droga dagli uomini delle Fiamme Gialle) e Bonnot. “Ci piaceva l’idea di creare una raccolta che rappresentasse davvero i momenti nevralgici del nostro cammino – continua il rapper – e sapesse allo stesso tempo fotografare l’oggi. Tanti ragazzini si sono avvicinati a quello che facciamo, per questo 8 brani su 24 sono stati scritti negli ultimi 3 anni. Sono recenti. Dentro poi ci sono grandi classici come .“Batti il tuo tempo”, “Assalto frontale”, i pezzi sulla resistenza a Berlusconi, quelli più orientati sulla solitudine, tratti da “Banditi”, le canzoni su Genova e il G8 2001, oltre a quelle figlie della Roma meticcia e dei lavoratori del rap nelle scuole”. 

Il fenomeno posse e le date da ricordare

Tutto ha inizio dai sogni di un ragazzo cresciuto a San Lorenzo che, una volta terminati gli studi, viaggia. A New York, New Orleans, Brixton, Kingston. Vede con i suoi occhi i pionieri nelle strade, l’hip-hop di comunità, il sogno rivoluzionario di quest’arte. “Nell’antologia c’è un libretto con delle foto, che raccontano bene tutti gli anni che abbiamo vissuto – sottolinea Militant A – un punto di svolta, a fine anni ottanta, fu l’occupazione delle università con il movimento della Pantera. Durante le occupazioni si ascoltava e si faceva rap fino alla data simbolo del 3 febbraio 1990 quando, durante una manifestazione con 20 mila persone a Roma, ci chiesero di salire sul palco a cantare. Tutta Italia parlò della nostra esibizione, il rap era stato sdoganato e tutti volevano farlo.

Sciogliemmo il gruppo Onda Rosse Posse, che era legato alla radio, iniziammo il percorso come Assalti Frontali. Si era partiti dai centri sociali per andare oltre: l’hip hop in quel momento era diventato l’occasione per prendere la parola”. Non è finita: “Ci fu Genova nel 2001, con il suo grande movimento di partecipazione di massa e poi la protesta per il lago sotterraneo di Roma nel 2014 – ricorda il rapper – si voleva distruggere un elemento naturale unico per costruire dei grattacieli. Ci opponemmo e vincemmo la nostra battaglia. Quando ci chiedono se la musica possa o meno cambiare il mondo, mi piace ricordare questo avvenimento. Magari non lo modificherà, ma può scuotere le coscienze e cambiare la nostra realtà”.

Il paragone con il rap di oggi

L’hip hop di oggi, in larga parte, ha perso come tema centrale l’impegno sociale. Non è più militante e politicizzato. Molti rapper rivendicano questa cesura rispetto al passato come una forma di emancipazione dai temi politici. “I trapper hanno reso il rap un fenomeno di massa e questo credo sia un grande merito che deve essere riconosciuto – conclude Militant A – la volontà di rendere il rap “più leggero” rispetto a qualche decennio fa è comprensibile, ma quello che vedo non è solo un alleggerimento, ma un’omologazione. Noi eravamo conflittuali con il potere, molti di quelli che fanno rap oggi sono perfettamente allineati con il sistema, ne sono quasi un prodotto.

Credo che il rap sia una grandissima prateria, chiunque può muoversi come meglio crede. Tanti giovani che incontro nelle scuole cullano il sogno di diventare un rapper, di vivere di musica, e questo è bellissimo. Parlano di soldi, donne e macchine, ma quando si spiega che c’è dell’altro, che sono i valori il vero fondamento di questa cultura, ascoltano e capiscono. .Il mio consiglio, da sempre, è puntare a essere unici, non copie di altri. Altro non posso dire: io vengo da una società diversa, in cui si andava in autostop, sena Smartphone in tasca, al concerto dei Clash. Ogni persona è figlia del suo mondo. Ma quando si parla di rap non bisogna dimenticare le radici valoriali che lo hanno generato”.

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