Amazing Blondel, la musica cortigiana di un trio da riscoprire

Se non li avete mai ascoltati, provateci...
Amazing Blondel, la musica cortigiana di un trio da riscoprire

Sono abbastanza sicuro che sia stata una delle recensioni di Enzo Caffarelli su "Ciao 2001" a incuriosirmi nei confronti di questo trio di musicisti piuttosto anomali sulla scena folk britannica. Oggi le enciclopedie della musica, oltre a relegarli a poco più che un paragrafo, li definiscono "progressive folk", ma di "progressivo" - a dispetto della contemporaneità con la scena progressive europea - i tre (John David Gladwin, Eddie Baird e Terry Wincott) avevano ben poco. In realtà la loro musica era una sorta di reinvenzione della musica rinascimentale, suonata anche con strumenti d'epoca. 
All'inizio c'erano i Dimples, una band pop in cui militavano Gladwyn e Wincott con Stuart Smith e Johnny Jackson: al loro attivo un singolo per la Decca, "Love of a lifetime" / "My heart is tied to you" (1966)

L'insuccesso del singolo portò allo scioglimento del gruppo; Gladwyn e Wincott fondarono una band di nome Metuselah, che suonava rock elettrificato.

Notando l'attenzione del pubblico per un intermezzo acustico nelle esibizioni dei Metuselah, Gladwyn e Wincott uscirono dalla band nel 1969 e iniziarono a lavorare su un repertorio totalmente acustico, traendo ispirazione sia da esempi colti come quelli del medievalista David Munrow, sia da musiche "in stile", come quelle di Elton Hayes per la serie televisiva "Robin Hood".

Il duo prese il nome da Blondel de Nesle, musicista della corte di Riccardo I, e registrò il primo eponimo album per la Bell, (1969), poi ristampato come "Amazing Blondel and the few faces" .

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A questo punto il duo diventò un trio, con l'ingresso dell'amico Eddie Baird. E venne messo sotto contratto dalla Island di Chris Blackwell, per la quale registrerà i suoi tre album più noti: "Evensong" (1970), "Fantasia Lindum" (1971) e "England" (1972). Nei dischi e dal vivo i tre suonavano strumenti tradizionali come liuto, cetra, cromorno, harmonium, ghironda, clavicembalo. In quel periodo vennero spesso a suonare anche in Italia, dove si era sviluppato un seguito attento e appassionato di seguaci (dei quali facevo parte: credo di averli ascoltati dal vivo almeno tre volte, in quel periodo, più un'altra nel 1997, una nostalgica spedizione nel passato insieme all'amico Luca Bernini).

Fatico a scegliere una sola canzone da ognuno dei tre album: ma vi propongo quelle che seguono.

L'ultima, "Dolor Dulcis", diede il nome a un duo bresciano composto da Claudio Pancera e Giorgio Rosa che si ispirava allo stile e all'immagine degli Amazing Blondel - oltre che ad Angelo Branduardi - e che per molti anni frequentò con successo i locali della zona (oggi Pancera, che è il mio dermatologo, continua a suonare per diletto).

Gli Amazing Blondel rimasero in due nel 1973 con l'uscita di John Gladwyn, e in due pubblicarono, fra il 1973 e il 1976, quattro album, "Blondel", "Mulgrave Street", "Inspiration" e "Bad dreams", rinunciando progressivamente all'ispirazione prettamente medievale.
La provvisoria ricostituzione della formazione a tre, nel 1997, portò alla pubblicazione di un nuovo album di inediti, "Restoration", che riprendeva le ispirazioni originarie. 

Ma i tre album per la Island restano i "libri di testo" sui quali studiare gli Amazing Blondel - cosa che vi invito a fare.

Franco Zanetti

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