John Lennon, nove canzoni pubblicate postume

Scelte nell'ampia discografia ufficiale pubblicata dopo la morte dell'ex Beatle
John Lennon, nove canzoni pubblicate postume

Dopo la morte di John Lennon sono stati pubblicati - ufficialmente, intendiamo - 19 fra album, raccolte, box, cofanetti, compilation di sue canzoni (diventeranno 20 all'inizio del 2021 quando uscirà il box set di "Plastic Ono Band"), Un'uscita ogni due anni, in pratica. Per orientarsi in questa fin eccessiva produzione, e fra i brani più interessanti che vi sono inclusi, ci siamo affidati alla competenza di Vincenzo Oliva e Riccardo Russino, che sulle canzoni di John Lennon hanno scritto un libro da poco ripubblicato (da Diarkos) in edizione ampliata.  

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"I’m Losing You"
(da "John Lennon Anthology", 1998)

Di questa canzone di "Double Fantasy", l'ultimo disco uscito con John Lennon in vita, esiste una versione rock pubblicata diciotto anni dopo la sua scomparsa.
Nel 1980 Lennon incide anche una versione di "I’m Losing You più rock e potente rispetto a quella pubblicata su "Double Fantasy".

L’idea è del produttore Jack Douglas: aveva da poco lavorato con i Cheap Trick, un gruppo rock, voleva dare una marcia in più alla canzone, e per questo convoca due membri di quella band. Rick Nielsen alla chitarra e Bun E. Carlos alla batteria affiancano Lennon e due musicisti del gruppo abituale di "Double Fantasy": il risultato è una "I’m Losing You" travolgente. Questa versione però è rimasta inedita fino al 1998, quando è stata pubblicata nella "John Lennon Anthology". L’ex Beatle infatti all'epoca l’accantona e ne registra una più “morbida”: con il suo nuovo disco non vuole ricordare, nemmeno con i suoni e gli arrangiamenti, il vecchio Lennon arrabbiato e disperato di "Cold Turkey" o dell’album "Plastic Ono Band". I tre trilli che aprono "(Just Like) Starting Over" sono un chiaro messaggio su quanto fosse cambiata, in meglio, la sua vita negli anni.

"Nobody Told Me" 
(da Milk And Honey, 1984)

Un rock incalzante con un grande riff di chitarra, "Nobody Told Me" è la canzone del disinganno e della disillusione: gli ideali e le rivendicazioni di libertà per cui la generazione di Lennon si era battuta sono stati raggiunti ma, in realtà, nessuno riesce a coglierne l’essenza e tutto si ferma a un livello superficiale.

Il musicista esprime la propria amarezza e la propria disillusione con versi che colgono la dicotomia tra forma e sostanza: «Tutti parlano ma nessuno dice una parola», oppure «Sta sempre accadendo qualcosa ma non succede mai niente», «Tutti fanno l’amore ma a nessuno interessa veramente». Ecco poi il ritornello: «Nessuno mi aveva detto che ci sarebbero stati giorni così / Giorni davvero strani». Infine, Lennon pare rassegnato a non stupirsi più di nulla: «C’è un Ufo sopra New York / E non ne sono troppo sorpreso».


"Grow Old With Me"
(da "Milk And Honey", 1984)

La delicata "Grow Old With Me", di cui Lennon registrò solo alcune demo, è una delle sue canzoni migliori, sia per il testo sia per la melodia. 
"Grow Old With Me" è una delle più belle canzoni d’amore scritte da John Lennon per Yoko Ono, e il verso conclusivo nella sua semplicità rende quasi tangibile la forza che l’amore può dare per superare insieme qualsiasi problema: «Invecchia con me / Qualunque cosa ci riservi il destino / Noi la supereremo / Perché il nostro amore è vero».

All’interno della stampa del 2001 in cd di "Milk And Honey", accanto al testo di "Grow Old With Me" ci sono delle foto di John e Yoko con abiti ottocenteschi: sono truccati da Robert Browning ed Elizabeth Barrett, una coppia di poeti inglesi dell’Ottocento. «John e io avevamo pensato, tra le molte altre cose, che potevamo essere la reincarnazione di Robert ed Elizabeth», ha spiegato Yoko Ono. «La cosa buffa è che Elizabeth era più vecchia di Robert, proprio come io ero più vecchia di John». E così, affascinati dai due poeti inglesi, avevano scritto una canzone a testa ispirandosi alle opere di Browing e della Barrett. La canzone di Yoko Ono è "Let Me Count The Ways", quella di Lennon "Grow Old With Me".

I'm The Greatest
La versione di Lennon è inclusa nella John Lennon Anthology (1998).

La canzone è stata pubblicata da Ringo Starr nell’album Ringo (1973).

La prima stesura di "I’m The Greatest" è datata dicembre 1970, quando Lennon aveva iniziato ad abbozzare alcune idee per il suo nuovo album, il seguito di "Plastic Ono Band".

La canzone era stata provata nel 1971 durante le registrazioni di Imagine: la melodia era ben definita, mentre il testo era incompleto. L’idea base però era chiara: la canzone doveva celebrare l’ego di Lennon. "I’m The Greatest" però rimase inutilizzata fino al 1973, quando l’avrebbe recuperata per offrirla a Ringo Starr per l’album Ringo. «“Sono il più grande” era una frase di Muhammad Ali», aveva spiegato Lennon. «La canzone era perfetta per Ringo, se io avessi cantato “Sono il più grande” sarei stato preso troppo sul serio, ma nessuno ha avuto nulla di ridire quando l’ha cantata Ringo». Prima di passarla all’amico, Lennon aveva completato il testo con versi su misura per l’ex compagno: da segnalare il riferimento a "Back Of Boogaloo", 45 giri di grande successo pubblicato da Ringo nel 1972, e uno a Billy Shears, il personaggio di "With A Little Help From My Friends", brano interpretato da Ringo in "Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band". Ringo, da parte sua, aveva variato, con realistica umiltà, un verso: da «I was the greatest show on earth» («Ero il più grande spettacolo della terra») a “I was in the greatest show on earth” («Sono stato nel più grande spettacolo della terra»).


Here We Go Again
Pubblicato sull’album Menlove Ave. (1986). 


"Here We Go Again" era stata provata tra l’ottobre e il novembre del 1973 durante le registrazioni di "Rock’N’Roll". Il brano, l’unico firmato Lennon-Spector, è rimasto inedito fino al 1986, quando è stato incluso in "Menlove Ave"., album postumo composto quasi interamente da brani tratti dalle registrazioni di "Rock’N’Roll" e "Walls And Bridges". 
"Here We Go Again" è una malinconica ballata nella quale Lennon fa il punto sulla sua vita artistica, con una nota di amarezza circa l’ascendente che pensava di avere sul pubblico nel 1973: «E così sono di nuovo qui a dirvi ciao / Anche se in fondo non frega più a nessuno».

Va ricordato che all’epoca, il 1973, John Lennon era reduce dal flop di "Some Time In New York City" ed era l’ex Beatles che aveva avuto meno successo di vendite. .

 

The Rishi Kesh Song 
Pubblicata nella John Lennon Anthology (1998).

Nel 1980 George Harrison aveva pubblicato la propria autobiografia intitolata "I Me Mine". Dopo averla letta, Lennon non nascose delusione e risentimento: «Sono offeso dal suo libro che, per una vistosa omissione, dimostra che la mia influenza sulla sua vita è stata assolutamente nulla. Nel suo libro, che ha lo scopo di fare chiarezza su ogni canzone che ha scritto e sulle sue influenze, ricorda ogni sassofonista da due soldi o ogni chitarrista che ha incontrato, ma non me. Mi sento offeso, si è dimenticato di me, come se non fossi esistito. Non voglio sembrare egocentrico, ma quando abbiamo iniziato era come un mio discepolo». Così, come rivalsa sull’ex compagno, Lennon aveva scritto "The Rishi Kesh Song", la cui melodia ricorda "Blow Away", brano di punta dell’album George Harrison del 1979, e il cui testo prende di mira i testi religiosi di Harrison. A proposito del rapporto tra Lennon ed Harrison, è interessante leggere quanto scritto da May Pang nel suo libro di memorie del periodo vissuto al fianco di John. Il ricordo è datato “New York, dicembre 1974”: dopo quattro anni di trattative, i Beatles hanno raggiunto l’accordo per sciogliere i contratti che li legavano uno all’altro e devono firmare i relativi documenti. Lennon ed Harrison si incontrano il giorno prima delle firme, Harrison è nervoso. Racconta May Pang: «George gli disse che in passato aveva più volte cantato quello che John voleva che cantasse, detto quello che John voleva che dicesse. Ed era stato John a convincerlo ad affidare la gestione degli affari dei Beatles ad Allen Klein. E negli ultimi quattro anni, John aveva totalmente ignorato George, fatto che lo aveva profondamente addolorato [...]. Poi si mise a urlare furiosamente: “Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto di fare, ma tu non c’eri”, arrivando addirittura a strappare gli occhiali dal viso di Lennon ed a scaraventarli a terra. Miracolosamente Lennon non reagì». 
"The Rishi Kesh Song", per via del titolo che rimanda al soggiorno dei Beatles a Rishikesh, in India, nel 1968, è stata spesso erroneamente inclusa tra le demo registrate in vista del "White Album", inciso dopo il ritorno dall’India. 

Serve Yourself 
Pubblicata nella John Lennon Anthology (1998) e, in una versione differente, nel cd Home Tapes, contenuto nel box John Lennon Signature (2010). 

Nel 1978 Bob Dylan si era convertito dall’ebraismo al cristianesimo e aveva aderito alla Vineyard Fellowship, una comunità evangelica. Da questo importante cambiamento aveva tratto l’ispirazione per tre album: "Slow Train Coming" (1979), "Saved" (1980) e "Shot Of Love" (1981). Il brano principale del primo album è "Gotta Serve Somebody" (Bisogna servire qualcuno), pubblicato come singolo, nel cui testo Dylan canta: «Puoi essere l’ambasciatore inglese o francese / Puoi essere il campione del mondo dei pesi massimi / Puoi essere un ladro o un uomo d’affari / Possedere banche o essere un barbiere / Non importa: devi sempre servire qualcuno / Che sia il demonio o il Signore / Bisogna servire qualcuno». Quando nel 1980 il giornalista David Sheff aveva chiesto a Lennon che cosa pensasse della conversione di Dylan, aveva ottenuto questa risposta: «Non mi va di commentare. Per qualsiasi motivo lo stia facendo, è una cosa personale ed evidentemente ha bisogno di farlo». 
Una risposta fredda che tradiva la realtà: la svolta religiosa di Dylan aveva impressionato negativamente Lennon che, chiuso nel suo appartamento, aveva registrato una dozzina di versioni di "Serve Yourself" arrabbiate o ironiche, una è introdotta con «Adesso Dylan vuol fare il cameriere!»: è la sua risposta a "Gotta Serve Somebody". 

 

India India 
Pubblicata nel cd Home Tapes, contenuto nel box John Lennon Signature (2010). 

 

"India India" era stata registrata tra il 1979 e il 1980, ed era destinata a un musical ideato da John ma mai realizzato: The Ballad Of John & Yoko. Ma la canzone aveva comunque il musical nel suo destino: il 12 aprile 2005 infatti ha “debuttato” a Broadway in "Lennon", musical di successo replicato per quarantanove serate. Lo spettacolo, con la regia di Don Scardino, comprendeva numerosi brani di Lennon e dei Beatles, tra cui due inediti: "India India" e "I Don’t Want To Lose You", entrambi concessi da Yoko Ono. John aveva registrato un paio di demo alla chitarra acustica di "India India", canzone nata dalla melodia di Tennessee, altro inedito di cui parliamo più avanti. È un brano leggero, dalla dolce melodia e con un testo malinconico e nostalgico, che ricorda la permanenza di Lennon con i Beatles in India nel 1968.

 

Mucho Mungo 
La versione di Lennon è inclusa nella John Lennon Anthology (1998). La canzone è stata pubblicata da Harry Nilsson nell’album Pussy Cats (1974). 

"Mucho Mungo" è una ballata acustica, con un lieve tocco esotico, che Lennon iniziò a scrivere verso la fine nel 1973 con Phil Spector, durante le registrazioni di "Rock’N’Roll". La versione con il contributo di Spector, una sezione intermedia con una diversa melodia, non è però, almeno al momento, venuta alla luce. John registrò tre demo della parte scritta da lui alla chitarra acustica, per poi metterla da parte. Se ne ricordò l’anno dopo e la propose ad Harry Nilsson, che la unì in medley alla sua "Mt. Elga" per l’album "Pussy Cats", prodotto da Lennon. 


I testi sono tratti da "John Lennon, canzoni - Storia e traduzioni" di Vincenzo Oliva e Riccardo Russino, pubblicato da Diarkos Edizioni, per gentile concessione dell'editore e degli autori. 

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