Renato Zero crede che la musica non stia bene (e vuole salvarla)

Il Re dei Sorcini si assume la responsabilità di liberare la musica dai mali che oggi l'affliggono.
Renato Zero crede che la musica non stia bene (e vuole salvarla)

Renato Zero ha una missione: salvare la musica. E guarirla. "Ti lascio qui, io vado dritto, ti ho dato aria, importanza e rispetto. Adesso smetto perché sei ferita. Perché ti volta le spalle la vita. Son tutti lì nel disincanto, voci lontane dal sentimento. Dov'è finita la lirica austera? Stonati noi e tu così fiera. Al posto tuo né inciso né strofa, suoni lontani di matrice ignota. Facile sembra, ma così non è. La musica vera non si scrive da sé": il Re dei Sorcini lo canta nella canzone che apre "Vol. 1", l'ultimo dei tre dischi di inediti per i suoi 70 anni, da oggi nei negozi.

La strigliata alle nuove generazioni cominciata a fine settembre con la serie di .dichiarazioni su Achille Lauro che suonavano - e sono state interpretate da molti - come un attacco frontale alla voce di "Rolls Royce" e proseguita poi a ottobre con le critiche ai nuovi fenomeni della discografia, si chiude ora nell'accorato sfogo in forma di lettera che apre il nuovo album, "Amara melodia".

Talent, plug-in e cliché

Zero se la prende con i karaoke che non fanno primavera (un riferimento ai talent, in cui i cantanti si esibiscono con cover di successi altrui?), con i plug-in e con le formule di successo ("l'arte passa la mano"). "Da parte mia c'è questo voler sottolineare il bisogno di riaffermare il valore assoluto della melodia. Siamo eredi di una tradizione che non deve essere tradita", dice, dall'alto dei suoi cinquantatré anni di carriera, commentando - ma senza fare nomi né titoli - i successi del momento, nella settimana in cui le prime tredici posizioni della Top 50 Italia su Spotify, la classifica relativa ai brani quotidianamente più ascoltati sulla piattaforma, sono occupate da

Sfera Ebbasta. "Io il marciapiede l'ho battuto come una mignotta e ho assorbito tutto quello che c'era da assorbire. Oggi c'è frustrazione, impedimento, diffidenza", aggiunge, sempre a proposito della mancanza di inventiva e di estro, secondo il suo parere, delle nuove generazioni.

"Non si scrivono più canzoni come 'I migliori anni della nostra vita'"

Ma come? Proprio lui che nell'Italia degli Anni '70, ancora bacchettona e bigotta, si presentava sui palchi e in tv con indosso vestitini eccentrici, tra costumi di pailettes, piume e tutine attillate, cantando di tematiche come la droga, l'aborto, il sesso vissuto in maniera libera, gli abusi, rompendo ogni convenzione come mai nessuno aveva fatto prima di lui, ora si lascia andare a certe dichiarazioni da conservatore e reazionario che parla di tradizioni da rispettare? Le prediche non gli bastano più. Zero vuole passare all'azione e fare la sua parte per aiutare la musica, per aiutarla a tornare ai fasti del passato, perché "non si scrivono più 'Il nostro concerto', 'Il cielo in una stanza' e 'I migliori anni della nostra vita'", e sì, si ci mette dentro anche una canzone portata al successo da lui. Ed è per questo che a margine della presentazione di "Vol. 1" annuncia di voler realizzare ad ogni costo quell'utopia che lo assilla da anni e che ha per nome Fonopoli, la cittadella musicale per formare nuovi artisti.

Fonopoli e le nuove generazioni

Cominciò a parlarne nel '92 e pochi mesi dopo, nel '93, pubblicò anche un Ep - "Passaporto per Fonopoli" - per raccogliere fondi per il progetto (il disco includeva la tessera dell'omonima associazione), passato negli anni sulle scrivanie dei vari sindaci che si sono alternati alla guida di Roma ma mai realizzato: "Voglio fare Fonopoli e chiudere la bocca ai politici, anche a spese mie. Io ho provato ad avere il loro ausilio: oggi devono rispondere della mancanza di certezze verso le nuove generazioni - spiega - ho sentito la sindaca di Roma Virginia Raggi una settimana fa al telefono, mi ha chiamato lei: ha molta stima di me.

Parlando di Fonopoli mi ha manifestato la sua volontà di agevolarmi. In questo momento storico in cui dobbiamo stringere la cinghia e cercare di non sperperare sarebbe anche interessante rivalutare una caserma abbandonata. Posso anche provare a corteggiare un industriale, un imprenditore". Ma i giovani di oggi, che si avvicinano alla musica da autodidatti e compongono al pc, sfruttando le potenzialità della tecnologia, sono davvero interessati a frequentare un'accademia del genere? "Gli indolenti non saranno mai i nuovi Ennio Morricone e Claudio Abbado". Un'utopia? "Lo è, ma io ci credo".

Dall'archivio di Rockol - Renato racconta Zero, il folle
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