Lucio Battisti, ecco come lo spiavano (e non solo lui...)

Due esperti di intelligence rivelano in esclusiva come i servizi segreti sorvegliavano il panorama italiano della canzone.
Lucio Battisti, ecco come lo spiavano (e non solo lui...)

“Bruno Lauzi non credette al Battisti reazionario”

“Fui io a scovare la nota confidenziale dei servizi segreti che attribuiva a Lucio Battisti un ruolo di finanziatore dell’estrema destra" – racconta il professor Aldo Giannuli, storico e consulente dei magistrati in materia di intelligence. 
"Nel corso di un’indagine della Procura della Repubblica di Milano sulle stragi degli anni Settanta mi sono imbattuto in una serie di documenti dell’Ufficio Affari Riservati, il servizio segreto del ministero dell’Interno.

Tra quei fogli vi era un’informativa che indicava Lucio Battisti come sovvenzionatore del Comitato Tricolore, organizzazione fondata da Mario Tedeschi, senatore del Movimento Sociale Italiano e direttore del settimanale Il Borghese, per aiutare gli attivisti di estrema destra che avevano guai con la giustizia. Il Comitato Tricolore svolgeva in sostanza a destra le funzioni che a sinistra erano prerogativa del Soccorso Rosso. Io, che simpatizzavo per l’estrema sinistra, ma che ero un acceso ammiratore di Lucio Battisti, non detti molto peso a quel documento: ero abituato a leggere tra le note confidenziali dei servizi segreti parecchie balle stratosferiche che servivano soltanto a far incassare quattrini agli informatori. Anni dopo mi capitò di parlarne con Bruno Lauzi. Mi disse che Battisti secondo lui votava per il Partito Repubblicano e che non era certo il tipo che sovvenzionava qualcuno o qualcosa: troppo avaro per sborsare un solo quattrino, tantomeno per la politica che era l’ultimo dei suoi pensieri”. .

Aldo Giannuli, storico di intelligence (intervista esclusiva).


Quando all’Ambasciata USA fu convocato il papà di “Volare”


Sta di fatto che la voce del “Battisti reazionario” cominciò a circolare, anche incoraggiata surrettiziamente da altri artisti che vedevano in Lucio un dominante rivale. Di certo, in un momento in cui l’etichetta politica "di sinistra" accomunava un po’ tutto il parco cantautori, Battisti con la sua manifesta indifferenza appariva un eretico. A ciò si aggiungeva qualche immagine fantasticata sui testi di Mogol come quel “planando su boschi di braccia tese” colta a elementare pretesto per supportare la tesi del nostalgico. Abbastanza comunque per allertare gli apparati di sicurezza. Al punto che persino le autorità statunitensi vollero verificare il “livello di pericolosità” del cantautore che proprio in quel periodo aveva deciso di trasferirsi a Los Angeles. 
Franco Migliacci, il nostro paroliere più stimato dagli americani per aver creato con Domenico Modugno quella sorta di inno italiano nel mondo che è "Nel blu, dipinto di blu", venne addirittura convocato dai funzionari dell'Ambasciata americana per garantire l'estraneità di Battisti a potenziali trame eversive. 

Franco Migliacci, paroliere (da "Segreti Pop: la musica spiata" di Michele Bovi, Raiuno 2014).



 “Ecco perché gli Stati Uniti diffidavano di Battisti”

Svista ridicola o eccesso di zelo da parte dei funzionari della sicurezza degli Stati Uniti? Lo abbiamo chiesto a Roberto Di Nunzio, project-manager delle strategie di comunicazione dello stato maggiore dell’Esercito. 

Roberto Di Nunzio, esperto di intelligence (intervista esclusiva).

 


L’ex bassista di Lucio diventato star di Las Vegas

Tra il 1975 e il 1976 Battisti visse e lavorò a Los Angeles. Prima in albergo, poi in una villetta su due piani, attrezzata con impianti di registrazione e strumenti musicali, abbastanza isolata da consentirgli di suonare a qualunque ora; poco dopo lo raggiunsero la moglie Grazia e il figlioletto Luca. A Los Angeles ritrovò anche Gianfranco Petrignani, un collega di piste da ballo che aveva perso di vista da oltre dieci anni. Lucio e Gianfranco, detto Franco, avevano suonato assieme nei primi anni Sessanta nel gruppo che accompagnava il cantante romano Enrico Pianori: Lucio alla chitarra, Franco al basso. Poi le loro strade si erano divise: Petrignani aveva scelto la carriera di solista. Franco era un ragazzo dal fascino mediterraneo, elegante, la voce potente, il repertorio melodico. Si esibiva nei migliori locali parigini, con un successone che indusse gli impresari a farlo esordire nella mecca americana dello spettacolo, Las Vegas. Già all’inizio degli anni Settanta Franco era diventato una star nella città che non dorme mai.

Franco Petrignani a Las Vegas (da "Segreti Pop: la musica spiata" di Michele Bovi, Raiuno 2015).



Lucio e Franco tra acque e strade della California

Per il permesso di lavoro a Las Vegas Franco si era fatto buoni amici tra i funzionari dell'immigrazione. E fu proprio uno di loro ad avvertirlo: sta per stabilirsi negli States il tuo amico Lucio Battisti. Così Petrignani ristabilì il contatto. Battisti si dimostrò felice di risentirlo e rivederlo, e instaurò con lui un rapporto assiduo. La famiglia di Lucio era ancora in Italia quando Franco lo coinvolse in una gita per fagli visitare Hollywood e dintorni, le spiagge di Santa Monica e di Venice. In una circostanza c’erano anche altri amici con loro: il cognato di Frank e un paio di ragazze. Lucio faceva il turista, osservava, scherzava, si mostrava contento della compagnia ma tranquillo, disinteressato alle scappatelle. È tutto documentato, poiché Franco aveva l’abitudine di portare con sé la cinepresa. A filmare era anche Lucio, che amava immortalare su pellicola quello che vedeva. 

Lucio Battisti e Franco Petrignani in California (da "Tg2 Dossier" di Michele Bovi, 2002 Raidue). 



Petrignani registrava le conversazioni telefoniche

Il rapporto tra i due è documentato non solo da immagini. Franco infatti registrava tutte le conversazioni telefoniche con l’amico. Il ricordo è rimasto: ore di chiacchierate in cui Battisti informa Petrignani sui progressi del suo lavoro americano e sulla vita di tutti i giorni. 


Franco Petrignani riascolta una conversazione con Lucio (da "Tg2 Dossier" di Michele Bovi, 2002 Raidue). 
    


“Franco era in buona fede. Per gli altri era lavoro”

Ma perché Petrignani registrava le conversazioni? “Era un’abitudine; non conoscevo perfettamente l’inglese, così quando mi chiamava un impresario per motivi di lavoro ero in grado di riascoltare le coordinate degli impegni” raccontò a chi firma quest’articolo consegnandogli i materiali che vennero trasmessi in esclusiva in un "Tg2 Dossier" del 2002. Franco Petrignani morì sette anni dopo.


Roberto Di Nunzio, esperto di intelligence (intervista esclusiva).


 

“Non solo Lucio. Spiati pure De André e Morandi”

Lucio Battisti non era dunque in quell’epoca l’unico cantante sottoposto a sorveglianza. Aldo Giannuli tra le carte del servizio segreto del Viminale ha trovato anche informative relative a Gianni Morandi, Milva, Fabrizio De André. “In realtà l’Ufficio Affari Riservati aveva creato già nel 1962 un’apposita sezione con l’incarico di sorvegliare gli ambienti dell’editoria, della canzone, del teatro, del cinema“ racconta Giannuli. 


Aldo Giannuli, storico di intelligence (intervista esclusiva).



“Lavoravo per i servizi segreti. Ma Lucio mi stregò”

Non furono solo il servizio segreto civile e i servizi di sicurezza statunitensi a seguire Lucio Battisti. C’è un ex agente del servizio segreto militare italiano che ancora oggi si occupa appassionatamente di lui. Ce lo rivela Roberto Pambianchi, l’artista che da vent’anni fa spettacoli dedicati a Lucio, grazie a una voce naturalmente e notevolmente somigliante alla sua. Ascoltate la canzone – "La mia felicità" di Lucio Battisti e Velezia, dall'album "E già" – e il racconto.


Roberto Pambianchi, artista (intervista esclusiva).

Dall'archivio di Rockol - Quel gran genio del mio amico: pillole di saggezza di Lucio Battisti
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