'Patti in Florence': in un documentario il rapporto tra Patti Smith e Firenze

Presentato al Festival dei Popoli il docufilm diretto da Edoardo Zucchetti
'Patti in Florence': in un documentario il rapporto tra Patti Smith e Firenze

di Viola Pellegrini

E' il 1979. L’Italia sta uscendo da un lungo periodo di tenebre quando Patti Smith arriva per due live a Bologna e Firenze; le date vengono accolte come il ritorno del rock nel paese, e la cantante, incredula, si esibisce di fronte a platee di oltre settantamila persone. Oggi c’è chi vede nel concerto fiorentino del Patti Smith Group una sorta di Woodstock tricolore, in cui i giovani si riappropriarono di una musica che era da sempre espressione del loro linguaggio. Quel lontano 10 settembre 1979, fu anche all’origine del rapporto speciale tra Patti Smith e la città di Firenze, legame esplorato nel documentario “Patti in Florence” di Edoardo Zucchetti.

Ad essere proposto è un ritratto inedito della cantante di Chicago che si sofferma solo brevemente sugli albori underground dell’East Village e sviluppato attorno a tre momenti fondamentali: oltre al live del ’79, è dedicato ampio spazio a “I was in Florence” evento celebrativo del trentennale del leggendario concerto. In un racconto che giustappone incursioni nel passato a immagini più recenti, si inserisce anche l’apparizione di Patti Smith a Firenze nel 2015, in occasione del tour di “Horses”.

Le testimonianze appassionate dei presenti al concerto del ‘79, dimostrano come la performance assunse le sembianze di un rito di passaggio non soltanto per il pubblico, ma per la band stessa. Se per i giovani, l’esibizione del Patti Smith Group divenne una simbolica rivendicazione del diritto di ascoltare il rock dal vivo, dopo un periodo in cui questa musica si era allontanata con decisione dalla penisola a causa di forti contestazioni, per la cantante quel live rappresentò l’inaspettato epilogo (anche se momentaneo) di un percorso iniziato con il connubio di musica e poesia al St. Mark’s Poetry Project, e arrivato all’apice nella serata di Firenze.

“Alla fine del concerto avvenne qualcosa di significativo”, racconta il chitarrista Lenny Kaye: “Chiudemmo con ‘My Generation’ e il pubblico invase il palco. I ragazzi furono però molto rispettosi, non sfasciarono la batteria e non tentarono di rubarmi la chitarra. L’impressione fu quella del passaggio di una torcia, tra noi e il pubblico”.

Il ricordo di Kaye è efficace nel dipingere il clima di tensione che dominava in quel periodo i concerti in Italia. Lo show del Patti Smith Group, organizzato in occasione della Festa dell’Unità, vide l’impiego di soldati e numerosi poliziotti chiamati a mantenere l’ordine. Negli anni in cui la politica era entrata prepotentemente nel quotidiano, e il risentimento nei confronti degli Stati Uniti per la guerra in Vietnam incendiava ancora gli animi, la comparsa sul palco della bandiera a stelle e strisce, accompagnata da una versione elettrica dai rimandi hendrixiani dell’inno americano, suscitò fischi e proteste: “Non potevamo capire il significato di quel gesto, eravamo troppo giovani”, afferma oggi Ernesto Assante. Nonostante qualche prevedibile contestazione, e le usuali critiche da parte di una stampa sempre troppo moralista, il concerto fu comunque un successo: “Quando arrivammo a Firenze, avevamo capito chi fossimo come band. Non c’era più niente da fare insieme, dovevamo crescere individualmente”, spiega Lenny Kaye: “Fu più un inizio che una fine”.

Nel 2009, quando Patti Smith e la sua band tornarono a Firenze per “I was in Florence” – un evento comprensivo di una mostra fotografica sul concerto del ’79 – Zucchetti seguì la cantante attraverso le vie fiorentine, immortalando gli incontri con ammiratori ormai un po’invecchiati, che sembravano avvicinarla per assimilare un frammento di quell’eterna giovinezza posseduta da chi fa della musica la propria vita.

Attraverso le immagini assemblate da Zucchetti, a trasparire è l’autenticità che caratterizza Patti Smith, visibilmente colpita dal calore dimostratole da Firenze. La cantante ricambia manifestando un sincero interesse per la realtà musicale toscana, duettando con musicisti emergenti della scena fiorentina, e invitando la band aretina Casa del Vento a collaborare in alcuni brani dell’album “Banga”.

Guidata da quell’insaziabile curiosità che la caratterizza, Patti Smith fotografa i luoghi simbolo della città, osserva con attenzione il lavoro di un artigiano, e visita il più antico teatro fiorentino, il Niccolini, dove, nella penombra della platea, offre una versione del brano “Wing”. Con Lenny Kaye, la Smith si esibisce di fronte alla magnificenza del David di Michelangelo, intonando “Because the Night”: “Suonare davanti al David, un pezzo d’arte che ha più di 600 anni, è stata una grande emozione”, ammette Kaye. L’evento “I was in Florence” si conclude con un concerto nella suggestiva Piazza Santa Croce, in cui a trionfare è l’immancabile inno “People Have the Power”.

In occasione della presentazione del docufilm al Festival dei Popoli, Zucchetti ha rivelato di aver lavorato a “Patti in Florence” fin dal 2009: “In quelle giornate girai delle immagini che sono rimaste in archivio per 5-6 anni. Nel frattempo, ho vissuto a Londra, dove ho maturato esperienze come assistente alla regia. Quando Patti Smith è tornata a Firenze nel 2015, ho deciso di intervistare il batterista Jay Dee Daugherty e Lenny Kaye. Abbiamo poi rimontato tutto il materiale in una storia che si intervalla tra ieri, oggi e domani”.

Ricordando una notte di molti anni fa in cui Firenze abbandonò le abituali vesti rinascimentali per diventare il centro del rock & roll, Zucchetti offre un frammento di tempi lontani, ma che, grazie all’ineguagliabile potere evocativo creato dall’incontro tra musica e cinema, restano vividamente impressi nel nostro immaginario.

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