Morto Stefano D'Orazio, il batterista dei Pooh

Il musicista, una delle colonne portanti della storia della band di "Tanta voglia di lei", aveva 72 anni. L'annuncio sui social.
Morto Stefano D'Orazio, il batterista dei Pooh

È morto Stefano D'Orazio, il batterista dei Pooh. Il primo a dare la notizia, sui social, è stato l'amico Bobo Craxi. La notizia è stata poi confermata da Roby Facchinetti, voce della band di "Tanta voglia di lei", e a seguire sono arrivati gli omaggi di Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli, le altre quattro anime della storia dei Pooh, che hanno pubblicato lo stesso post. D'Orazio, stando a quanto si apprende, era ricoverato in ospedale da una settimana. Le sue condizioni erano migliorate questa mattina, poi la triste scomparsa. La scorsa primavera Stefano D'Orazio aveva scritto e pubblicato insieme a Facchinetti, con il quale stava scrivendo il musical "Parsifal", il singolo "Rinascerò rinascerai" con l'obiettivo di raccogliere fondi da destinare all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per aiutare la struttura a fronteggiare l'emergenza Covid-19.

D'Orazio, che dopo l'uscita dai Pooh - nel 2009 - si era dedicato principalmente al musical ("Aladin", "W Zorro", "Cercasi Cenerentola", scrivendo anche i testi italiani per "Mamma mia" degli ABBA) aveva pubblicato due libri: "Confesso che ho stonato" e "Non mi sposerò mai", uscito dopo il suo matrimonio, celebrato il 12 settembre del 2017).

Questo il post con cui lo hanno ricordato i Pooh (dopo i post il ricordo di Franco Zanetti):

STEFANO CI HA LASCIATO!
Due ore fa... era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato... oggi pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando... poi, stasera, la terribile notizia.
Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con se stessa.
Preghiamo per lui.
Ciao Stefano, nostro amico per sempre...
Roby, Red, Dodi, Riccardo.

 

Quando suona il telefono mentre stai già dormendo, porta cattive notizie. Questa volta sono peggio che cattive. 
Conoscevo Stefano D'Orazio dal 1974, più o meno, da quando giovane cronista di "Bresciaoggi" venivo mandato nei locali della provincia per recensire gli spettacoli. Dei quattro Pooh, Stefano era già allora il più espansivo; un po' per vocazione personale, essendo romano, un po' per suddivisione di ruoli all'interno della formazione. Era lui quello al quale andavo a rompere le palle prima degli spettacoli, che ancora non si chiamavano concerti, per sapere in quale pizzeria dei dintorni ci si sarebbe poi incontrati per la canonica intervista.
Quando, approdato come ufficio stampa alla CGD, ci siamo ritrovati lì per la prima volta, ricordo il suo commento trovandomi nel mio ufficio: "Sei arrivato anche qui a rompere le palle?" mi disse abbracciandomi e congratulandosi.
Degli artisti non bisogna diventare amici, se si fa di mestiere il discografico o il giornalista. Ma di alcuni artisti si può diventare qualcosa di più che semplici conoscenti: per simpatia, per stima, per rispetto. Con Stefano, fuori dalle occasioni professionali, ci si sentiva per il suo compleanno, che recentemente abbiamo ricordato anche dalle pagine di Rockol. Quest'anno ci eravamo scambiati un paio di email intorno al periodo in cui uscì "Rinascerai, rinascerò", la canzone per Bergamo il cui testo aveva scritto sulla musica di Roby Facchinetti (e il 12 aprile mi aveva fatto gli auguri, insieme a sua moglie, con queste parole: "Una Pasqua che non dimenticheremo e che forse ci insegnerà qualcosa. Un abbraccio e una speranza").
Ogni tanto gli chiedevo - come a Facchinetti - notizie sul musical ispirato al "Parsifal" al quale stavano lavorando insieme da tempo ("Parsifal è in salute e sta crescendo", mi aveva risposto l'ultima volta).
L'ultima volta.
Ciao Stefano, è stato bello conoscerti.

Franco Zanetti

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