Glossy Whip: la recensione di "Peepshow"

La guida all'ascolto di album che forse nemmeno sapevate che esistessero 
Glossy Whip: la recensione di "Peepshow"

Glossy Whip
PEEPSHOW
(1975)

Tracklist: 
1. Kind of city feeling
2. Radio on
3. Song for insane minds
4. Midnight sun
5. Dead sugar
6. Hanging on the phone
7. Lovers choice

Non fece gioco all’hobo caciarone Dale Blakesley il suo nasale accento newyorkese, così tanto affine a quello del Duca di Duluth.

Né l’incedere delle sue composizioni, a metà strada tra la verve sfrangiata dei tardi Velvet Underground e i primissimi vagiti di disagio d’una Grande Mela prestamente tumefatta. Al momento dell’uscita sugli scaffali, insomma, questo PEEPSHOW era già bellamente candidato a materiale buono per la riscoperta tardiva, per la consacrazione postuma, per la venerazione post mortem da parte d’una nicchia poco lungimirante all’epoca ma ben giustomirante dieci anni dopo (non è vero, Mr Jones?), quando il 1975 finalmente diventerà annata “classificabile”: a vostra scelta, tardopsichedelica o pre-punk. E lì in mezzo stava difatti questo debutto (pubblicato sotto il moniker Glossy Whip), e di questa confusione si faceva pure fiero stendardo, con l’indignazione – o l’indifferenza – dei media e del pubblico a mo’ di contorno: con le grosse improvvisazioni strumentali di certi brani ("Midnight Sun" su tutti) che portavan appresso l’alito pesante delle fuoraggini alla Grateful Dead (forte il richiamo a "A Love Supreme" di Coltrane, che i Dead fornicavano nell’eclissi torrenziale di "Dark Star"), ma le faceva sue in un delirio degno della velvettiana "Sister Ray", avvicinandosi così a quello che pochi anni prima (nel 1972) avevano elargito i Modern Lovers (pure loro schiacciati tra i due mondi, ma già più pencolanti verso la seconda sfera). Un disco che avresti potuto sentire diffuso ai simposi di Warhol, colui che questo ponte generazionale tutto sommato aiutò a progettare (conoscete qualcuno che meglio ha saputo unire il nichilismo nero della metropoli e i fremiti dell’eroina con la sboccacciata liberazione sensoriale della psichedelia sessantasettina?).

Eppure all’epoca le orecchie e gli indici si impuntarono solo su quella rilettura spudorata di "Like a Rolling Stone", omaggiata ma forse plagiata o piuttosto assorbita nell’iniziale "Kind of City Feeling", che purtroppo diventa così ambasciatrice involontaria e fuorviante dell’intero catalogo. Nick Kent arrivò addirittura a scambiarlo per un nuovo album di Dylan sotto mentite spoglie, ipotizzando si trattasse d’un ritorno di fiamma verso i giorni dell’anfetamina da parte del profeta del Greenwich Village. Magari con l’accompagnamento della band di Lou Reed al posto dei soliti barbuti Hawks. Riascoltato oggi l’intero lotto, pare assurdo che un critico come Kent potesse aver preso una cantonata simile: buone, certo, le composizioni e smaccatamente notturna e chimica l’esecuzione, ma a svettare qui è l’ispirazione, il mood farmacologico. Onestamente, musicalmente, un paio di gradini sotto a tutti i maestri citati: ma non è un problema, giacché (spero sarete d’accordo) il più delle volte a far la differenza è l’amante che hai scelto, non la sua performance.

Reg Mastice

La scheda è tratta da "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice (qui la recensione di Rockol), per gentile concessione di Arcana edizioni. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/hwHUCYk78SYfNR523FZMep7O5k8=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/dischi-inesistenti.jpg
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.