Zoviet France: i misteriosi post-industriali di Newcastle

Alla scoperta di un gruppo attivo da quarant'anni eppure (semi)sconosciuto
Zoviet France: i misteriosi post-industriali di Newcastle

Ricevo regolarmente gli aggiornamenti sulle produzioni del catalogo Soundohm, specializzato nella riproposta di dischi rari o di difficile reperibilità di musicisti e gruppi "oscuri", poco noti, o di opere che rientrano nei generi esplorati dal fondamentale "Superonda" di Valerio Mattioli.
Roba per intenditori, insomma, per niente mainstream, e confezionata sempre in maniera molto elegante e accattivante, spesso in tiratura limitata. Non avete ide di quante volte vorrei potermi permettere di acquistare certi dischi che, segnalati dalla newsletter di Soundohm, farebbero una gran bella figura nella mia libreria (anche se, probabilmente, verrebbero ascoltati non più di una volta).
L'ultima tentazione di mettere mano alla carta di credito (tentazione vinta, non preoccupatevi) risale a pochi giorni fa, quando ho appreso della pubblicazione di 17 (diciassette!) album in vinile di un gruppo che non conoscevo e che si chiama Zoviet France, in vendita in bundle a 230 euro. Ho approfondito un po', scoprendo che questi 17 LP sono "solo" la seconda parte della sterminata discografia del gruppo, e che erano già stati raccolti in un cofanetto in legno a tiratura limitata a 300 copie (prontamente andata esaurita), "Chasse vol. 2", che faceva seguito a "Chasse vol. 1", che a sua volta - uscito nel 2019 - conteneva i primi 14 album del gruppo. Diciassette più quattordici fa 31 (comprese le antologie e i dischi che Soundohm ha pubblicato per la prima volta e che non fanno parte della discografia ufficiale della band). Ebbene, possibile che dei Zoviet France - attivi dal 1980 - non fossi mai venuto a conoscenza?
Ovvio che la curiosità ha fatto il resto, ed eccomi a raccontarvi quel poco che si sa del gruppo - il cui nome andrebbe scritto :zoviet*france:, ma semplificherò.


I Zoviet France nascono a Newcastle upon Tyne, in Gran Bretagna, intorno al 1980. Fin da subito hanno mantenuto una certa discrezione intorno alla formazione della band, fondata da Ben Ponton e Mark Warren, nella quale hanno nel tempo figurato Neil Ramshaw, Peter Jensen, Robin Storey (oggi attivo come Rapoon), Lisa Hale, Paolo Di Paolo, Mark Spybey (oggi attivo come Dead Voices on Air) e Andy Eardley. Nel 2005 Storey, Spybey e Eardley hanno fondato un nuovo gruppo, Reformed Faction.
Che musica suonano i Zoviet France? Beh, diciamo che "radicale" è un aggettivo adeguato: tecnologie economiche, strumenti acustici fatti in casa, loop e samples realizzati con il minimo della tecnologia disponibile, e un po' di manipolazioni dub. E i loro dischi spesso sono stati confezionati utilizando alluminio, acciaio, legno e porcellana. Naturalmente senza mai offrire un'immagine dei musicisti (quello nella foto dell'articolo, il CD "The tables are turning", è l'unico attualmente acquistabile su Amazon UK; tutti gli altri, compreso quello della foto qui sotto, risultano "momentaneamente indisponibili").

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/Y4QoN8RfK1P38HMpgtgU9ylluic=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/zoviet-france-3.jpg

Bizzarri, insomma. E post-industriali.

Piero Scaruffi scrive di loro:


I Zoviet France sono stati per anni uno dei gruppi piu` radicali degli anni '80, un ponte ideale fra la musica industriale degli esordi e il rumore libero degli anni '90. A differenza di quasi tutti i complessi "industriali" della loro generazione, i Zoviet France furono anche un modello di coerenza, continuando a proporre musica terribile e austera invece di ripiegare sulle banalita` della musica da ballo o del "folk apocalittico".


Phil England, su "The Wire", ha descritto la loro musica come "una serie di mondi sonori infernali che vaga fra l'organico, il non-lineare, il lo-fi e la finta etnica, creando un ambiente in cui niente è riconducibile a una fonte precisa e tutto è suggestione di risposte dell'immaginazione".

Per darvi un'idea di come "suonano" i Zoviet France, vi propongo (a vostro rischio e pericolo) di ascoltare alcuni brani disponibili su YouTube. Sono i tre più visualizzati, quindi - presumibilmente - i più "commerciali"...

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