Tragedia di Corinaldo: le motivazioni delle condanne dei sei giovani modenesi

Secondo il magistrato i ragazzi responsabili della strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove prima di un dj set di Sfera Ebbasta persero la vita sei persone, ‘si sono accordati’ per recarsi nel locale.
Tragedia di Corinaldo: le motivazioni delle condanne dei sei giovani modenesi

Dopo che lo scorso giugno la Procura di Ancona ha chiesto condanne per i sei ragazzi ritenuti responsabili della strage di Corinaldo, sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna dei giovani della Bassa Modenese accusati della tragedia avvenuta presso la discoteca Lanterna Azzurra dove, nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018, poco prima di un dj set del trapper lombardo Sfera Ebbasta, persero la vita sei persone schiacciate dalla calca dopo che all'interno del locale fu spruzzato dello spray urticante.

Le motivazioni della sentenza emessa dal Giudice per le Udienze Preliminari di Ancona, Paola Moscaroli - riportate in un articolo pubblicato da “Libero quotidiano” e ripreso da Dagospia - hanno spiegato che i sei ragazzi “si sono accordati” per recarsi nel locale di Corinaldo e che hanno deciso di spruzzare dello spray urticante all’interno della discoteca per “agevolare il perfezionamento delle azioni predatorie, garantirsi l'impunità e guadagnarsi la fuga”. Nelle pagine di motivazioni della sentenza che ha portato alle condanne da 10 a 12 anni dei giovani modenesi, il gup ha anche sottolineato che i sei agivano “solitamente in più squadre” e che “a seconda delle circostanze, si sono scambiati tra loro”. I giovani, condannati anche per lesioni personali, furti e rapine, non sono però stati ritenuti colpevoli del reato associativo.

Dalle motivazioni scritte da gup - riportate in un articolo di Marina Verdenelli pubblicato da “Il Resto del Carlino” - si è appreso che: “Nel compiere atti predatori i componenti delle formazioni si suddividevano i ruoli, anche in modo intercambiabile. Non vi è dubbio che gli imputati fossero dei criminali seriali dotati di elevata professionalità ed organizzazione sul piano strettamente operativo nel compimento cioè delle reiterate azioni criminose. Non si ritiene però pienamente formata la prova della sussistenza del reato associativo, sotto vari profili”. Questo perché, secondo il giudice, “il reato associativo si caratterizza per un vincolo associativo stabile, destinato a durare anche oltre la realizzazione dei delitti concretamente programmati, per l’indeterminatezza del programma criminoso, che non viene meno per il fatto che l’associazione sia finalizzata esclusivamente alla realizzazione di reati dello stesso tipo o natura, e l’esistenza di una struttura organizzata idonea e soprattutto adeguata a realizzare gli obiettivi criminosi presi di mira”.

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