David Bowie: la storia di "The Supermen"

All'approssimarsi del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "The man who sold the world" ne raccontiamo in questi giorni la storia di tutte le canzoni.
David Bowie: la storia di "The Supermen"

Nel 1965, durante la registrazione di "I Pity The Fool" con i Manish Boys, il ventunenne Jimmy Page e il diciottenne David Jones si erano incrociati e il sessionman aveva regalato un giro di chitarra all’aspirante rockstar. Questi decise di usarlo una prima volta nel 1970 per "The Supermen" e farà il bis nel 1997 in "Dead Man Walking", su "Earthling". Tuttavia la forza della frase chitarristica del futuro leader dei Led Zeppelin si apprezza maggiormente nelle versioni alternative di "The Supermen", quelle dal vivo oppure quella incisa durante le sedute per "Ziggy Stardust" e poi donata al triplo album "Glastonbury Fayre", pubblicato per celebrare la primissima edizione del noto festival, alla quale Bowie partecipò nel 1971.
Disseminate negli anni in varie pubblicazioni – dalla ristampa di "Hunky Dory" fino a "Live at the BEEB" –, queste versioni sono immancabilmente più sobrie e più asciutte, con un cantato tenuto più basso di un’ottava e il prezioso lavoro di Ronson in maggiore evidenza. Un’agile semplicità che riesce a valorizzare la composizione più di quanto non faccia la tonante incisione collocata in conclusione dell'album "The man who sold the world".


È pur vero che le voci solenni e i timpani monumentali che omaggiano l’ "Also Sprach Zarathustra" di Richard Strauss (richiamando l’immaginario nietzschano per conto terzi) chiudono a tutti gli effetti quel cerchio sonoro che era stato aperto, sempre con accompagnamento di timpani, da "The Width Of A Circle" all’interno di un album dove Bowie e il gruppo cercano quasi sempre la magniloquenza, malgrado il ricorso a una gamma tutto sommato contenuta di strumenti.
Non si può negare che le fantasticherie cosmogoniche del testo si prestassero a sonorità ridondanti. Come raccontò Bowie in un’intervista promozionale, “Ci ho messo il seme dell’idea dell’Homo superior con cui stavo giocherellando. L’avvento dell’Uomo Nuovo. Un pensiero mistico, una razza umanoide che vive in eterno, anche se i suoi dei stanno morendo. Il protagonista è un assassino, uno che trova il sistema di dare la morte alla sua gente in modo da diventare lui il nuovo dio. Ho visto una cosa interessante l’altra sera in una puntata di 'Star Trek'. Una serie spettacolare. C’era un’entità che entrava nell’astronave e neutralizzava tutte le armi ma faceva in modo che tutti quelli dell’equipaggio combattessero tra loro e si nutriva di quell’energia. Penso che il Superuomo possa essere qualcosa di analogo”.


Tuttavia in un’intervista del 1973 fu abbastanza risoluto sulle sfumature razziali che qualcuno intravedeva nel concetto. “Ho inciso una canzone intitolata 'The Supermen' che parlava dell’Homo superior e partendo da lì mi sono interessato al nazismo. Sono sconcertato dai loro metodi diabolici. Non c’è spazio nella mia testa per la loro teoria, le sue conseguenze oscene, il terribile disprezzo per la vita umana”.
Il nazismo sarebbe tornato, come incubo e fantasticheria, in future composizioni. Quanto all’Homo superior, si sarebbe palesato in qualche incarnazione bowiana successiva, e in modo esplicito già sul seguente "Hunky Dory" in "Oh! You Pretty Things", ma certamente con una certa leggerezza “camp” che in "The Man Who Sold The World" manca del tutto.

(Paolo Madeddu)



Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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