Quando Paul Simon scoprì la World Music

Il musicista newyorkese esplorò nuove sonorità e pubblicò "Graceland".
Quando Paul Simon scoprì la World Music

Può suonare strano a dirsi ma anche un gigante della nostra musica come Paul Simon ha avuto un periodo di difficoltà in cui il gradimento del pubblico sembrava averlo in qualche maniera abbandonato. Simon aveva formato con Art Garfunkel forse il duo più noto dell'intera storia della canzone, incidendo un successo dopo l'altro nella seconda parte degli anni Sessanta. La loro unione si sciolse l'indomani della pubblicazione di "Bridge Over Troubled Water" (leggi qui la nostra recensione), un disco che è un monumento, un punto di riferimento. Era il 1970.

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Simon allora avvia la carriera solista (in realtà, il primo disco solista lo aveva pubblicato nel 1965, "The Paul Simon Songbook", prima che prendesse quota il sodalizio con Garfunkel). "Paul Simon" viene pubblicato nel 1972, il musicista newyorkese aveva trent'anni. L'anno successivo esce "There Goes Rhymin' Simon" e nel 1975 "Still Crazy After All These Years", un ottimo album che si aggiudicò il Grammy quale disco dell'anno. Poi le uscite si diradarono. Un silenzio discografico, interrotto nel 1980 dalla colonna sonora del film "One-Trick Pony" (film non proprio indimenticabile nel quale ricopre il ruolo di attore protagonista) e poi, nel 1983, da "Hearts and Bones", che non ha il pieno gradimento del pubblico.

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Quando, nell'ottobre 1985, Simon si mette al lavoro sul suo sesto album si può quindi affermare senza andare molto lontano dal vero che negli ultimi dieci anni le cose non gli sono girate a piena soddisfazione. "Hearts and Bones" non è neppure un disco malvagio, quel che pare non funzionare bene come una volta non è tanto la musica, piuttosto pare essere lo stesso Simon che viene riconosciuto come un arnese di un'epoca precedente. Un vecchio di 44 anni. Se alle difficoltà artistiche si aggiunge la fine del matrimonio con l'attrice Carrie Fisher, il quadro è completo.

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Ma, essendo una storia a lieto fine, come accade in questi casi, cala dal cielo un gancio a cui agrapparsi per potersi risollevare. Nel caso di Paul Simon quel gancio ha le fattezze di un bootleg di musica di sudafricana intitolato "Gumboots: Accordion Jive Hits Volume II", regalatogli da un amico. Simon è entusiasta di ciò che ascolta quindi decide di volare a Johannesburg con il suo produttore Roy Halee per rintracciare alcuni dei musicisti che ha sentito suonare nel disco, per toccare con mano, in presa diretta, quel genere di sonorità che tanto lo hanno appassionato e per, già che c'è, registrare qualche canzone insieme ad alcuni musicisti sudafricani.

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L'operazione 'Graceland' era partita. Simon, in quelle session, mise insieme i brani che avrebbero fatto da colonna sonora all'album. Coinvolse amici musicisti come gli Everly Brothers, nei cori della title track, e Linda Ronstadt, che canta in "Under African Skies" ed altri con i quali aveva meno confidenza come Los Lobos e Rockin' Dopsie and the Twisters. Fece salire a bordo anche musicisti sudafricani, come i Ladysmith Black Mambazo. Forse il cantautore statunitense ancora non lo sapeva (o forse sì), ma stava prendendo vita un album di quelli rari. I suoni per lui consueti, pop, folk e rock, vennero miscelati e rinfrescati dalle influenze della world music. In "Graceland" tutto prendeva forma e aveva un senso. Le canzoni erano piene di gioia e divertenti e i ritmi africani avevano la gran parte del merito."Graceland" aprì le porte del mondo occidentale a quella che viene definita world music.

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Su Paul Simon però non piovvero solo consensi. Venne infatti criticato per aver ignorato il boicottaggio che il mondo intero operava nei confronti del Sudafrica a causa della politica di apartheid, ovvero della aperta discriminazione razziale nei confronti della comunità nera, attuato dal governo dello stato africano. Simon rigettò la maggior parte di quelle critiche sottolineando che stava lavorando insieme ai musicisti sudafricani, non a favore del governo razzista del Sudafrica. Portò inoltre alcuni degli strumentisti e dei cantanti sudafricani negli Stati Uniti, compresi i Ladysmith Black Mambazo, che, dopo il successo di "Graceland", ottennero un contratto discografico con una major discografica.

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Quando uscì il 25 agosto 1986 nessuno aveva alte aspettative da "Graceland", forse nemmeno lo stesso Simon, che, probabilmente, ormai pensava che i suoi giorni in vetta alle classifiche di vendita fossero inevitabilmente finiti. E invece, nel giro di un anno, il disco era diventato un fenomeno globale. Divenne l'album più venduto di Simon, vinse un altro Grammy quale disco dell'anno. Nessuna delle canzoni di "Graceland" ottenne singolarmente un grande successo, "You Can Call Me Al" non raggiunse la ventesima posizione tra i singoli. Ciò rivela, ancora di più, la grandezza di "Graceland", è l'album nel suo insieme ad essere eccezionale. Paul Simon con "Graceland" si mise in gioco e vinse la scommessa pubblicando un disco senza tempo dall'enorme portato culturale.

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