Come la trap ha conquistato le classifiche italiane

Un fenomeno che in pochissimo tempo ha cambiato le regole del gioco. E una pattuglia di artisti che dal 2021 passerà a Soundreef e che dalle periferie sta facendo numeri da big...
Come la trap ha conquistato le classifiche italiane

E' stata l'ondata che ha travolto pubblico e industria nella seconda metà degli anni Dieci. Un fenomeno nato e cresciuto dal basso, ai tempi del digitale, senza artifici o spinte pubblicitarie. Ignorato, almeno in prima battuta e salvo qualche rarissima eccezione, dalla stampa mainstream.

La trap è un fenomeno che ha fatto e continua a fare discutere, facendo versare fiumi di inchiostro - o, meglio, gigabyte - in termini di commenti, proclami, elogi e condanne: là dove le frange più conservatrici di pubblico e commentatori hanno bollato il genere come moda effimera, insospettabili e autorevolissimi esponenti della scena musicale e culturale italiana hanno visto nell'esplosione della scena una salutare ventata di novità, paragonabile alla marea punk che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta partendo dall'asse New York - Londra arrivò a invadere anche il panorama italiano. Le novità fanno paura, e - in questo senso - la trap non è stata la classica eccezione alla regola.

A differenza di quanto successo in passato con altri generi o sottogeneri, tuttavia, la trap - in Italia come negli USA, dove è nata - non è stata costretta a celarsi a lungo nell'underground prima di svelarsi al grande pubblico. Parlando del panorama nazionale, già Gué Pequeno - con "Ragazzo d'oro", nel 2011 - riuscì a presentare all'inizio del decennio sonorità che, successivamente, avrebbero definito gli standard mainstream oggi assodati. Poco meno di dieci anni fa, in sostanza, il sound che appena qualche anno prima era germogliato nelle periferie del sud degli USA in Italia era già appannaggio di una major. Non è un caso: in uno scenario dove ogni margine di guadagno è vitale per sopravvivere, la discografia deve essere estremamente attenta a intercettare per tempo le nuove tendenze, e - possibilmente - farsene latrice. C'era una scena che stava crescendo molto in fretta lontano dagli uffici degli a&r che, di lì a qualche anno, avrebbe dettato l'agenda alla grande discografia, quella - per capirci - di Sanremo e delle pop star milionarie. Per dare l'idea delle proporzioni del fenomeno, basta fare riferimento ai numeri comunicati oggi da Soundreef, che dal primo gennaio 2021 gestirà i cataloghi online del gotha rap e trap tricolore: Sfera Ebbasta, Guè Pequeno, Marracash, Charlie Charles, Shablo, Ernia, Rkomi, Fsk Satellite e Drefgold sono stati capaci, coi rispettivi repertori, di totalizzare più di 8 miliardi e mezzo distream su Spotify, più di 4 miliardi di views su YouTube, oltre 220 dischi di platino e più di 260 dischi d’oro. Numeri che farebbero gola a qualsiasi multinazionale, ma sui quali nessuno, appena qualche anno fa, si sarebbe azzardato a fare previsioni.

Tanto per dire, le filiali italiane di due major su tre hanno sede a Milano nelle adiacenze di piazzale Maciachini, nella zona nord della città, a 8 chilometri e un quarto d'ora di macchina da Cinisello, il più grande comune dell'hinterland settentrionale del capoluogo lombardo. Nella prima metà degli anni Dieci i vertici delle major non avevano idea di chi fosse Gionata Boschetti, giovanissimo MC proprio di Cinisello che, tra lavori saltuari e un rapporto difficile con la scuola, con Paolo Alberto Monachetti, producer suo (quasi) coetaneo di Settimo Milanese, stava preparando il suo debutto sulla lunga distanza, "XDVR", uscito nel 2015. Gionata è Sfera Ebbasta, Paolo Alberto è Charlie Charles, e i loro nomi, nel giro di qualche mese, sarebbero finiti sulla bocca di tutti, discografici e non solo.

"XDVR" capita al posto giusto e nel momento giusto: è la classica punta dell'iceberg. La trap è una valanga che si sta abbattendo sull'establishment e le redini le stanno tenendo Sfera e Charlie: la Universal vince la volata per mettere sotto contratto il duo che solo un anno dopo, nel 2016, pubblica il proprio primo disco su major, "Sfera Ebbasta", che debutta in vetta alla classifica di vendita aggiudicandosi un disco di platino. Il resto, come si dice, è storia: due anni dopo, nel 2018, il "trap king" con il suo produttore di fiducia spedisce sul mercato "Rockstar", che smercerà oltre 250mila copie tra fisico e digitale aggiundicandosi il titolo di album più venduto dell'anno in Italia battendo corazzate come Laura Pausini ed Ed Sheeran. Ci ha messo cinque anni, Gionata Boschetti, per fare quegli otto chilometri che separano il suo quartiere dai big della discografia, ma alla fine ce l'ha fatta: il re della trap - che a brevissimo dovrebbe lanciare sul mercato il suo terzo album major - è finalmente salito sul trono.

Il quadro della situazione, d'altronde, lo danno le classifiche, dalle quali il rock è sparito e in cui il pop tradizionale arranca alle spalle del rap/trap: il successo di Sfera Ebbasta ha aperto la strada ad altri artisti giovanissimi, sdoganando definitivamente temi e sonorità. E nuovi protagonisti.

Come, per esempio, Rkomi: due anni più giovane di Sfera, anche lui dell'hinterland di Milano, Mirko Manuele Martorana - questo il suo nome all'anagrafe - con i suoi primi due album, "Io in terra" del 2017 e "Dove gli occhi non arrivano" del 2019, ha venduto oltre 100mila copie. O DrefGold, classe '97, che dal 2018 a oggi ha spedito sui mercati due prove sulla lunga distanza - "Kanaglia" ed "Elo" - collaborando con alcuni dei nomi più in vista della scena come, oltre allo stesso Sfera Ebbasta, Capo Plaza, Tedua, Gué Pequeno e FSK Satellite, questi ultimi freschi della pubblicazione del loro secondo album, "Padre figlio e spirito", che vanta - oltre a quello dell'immancabile Sfera Ebbasta - anche un featuring della trap star a stelle e strisce Chief Keef.

E' una scena, quella della trap italiana, che oggi pare già molto strutturata, ma che in realtà è giovane. Molto giovane. A voler prendere una data simbolica per individuare una svolta presso il pubblico, sul panorama urban nazionale, conviene risalire al 24 giugno 2016, quando venne lanciato sui mercati "Santeria", l'album congiunto di Marracash e Gué Pequeno: i due pesi massimi del rap italiano, chiamando in studio sia beatmeaker storici come Don Joe (con Gué nei Club Dogo) e Charlie Charles e Shablo, riuscirono a fondere due realtà, quella hip hop storica - che ha avuto nella Dogo Gang la sua prima espressione mainstream - e quella nuova, che - invece che replicare sterilmente la diatriba tra old e new school - è stata capace di dare continuità a un percorso che ha saputo ottenere sempre più rilevanza nell'industria discografica italiana.

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