La trilogia del successo di Ivan Graziani

Sul finire degli anni Settanta il pubblico italiano scoprì il grande talento del musicista abruzzese.
La trilogia del successo di Ivan Graziani

Ivan Graziani cantautore e artista dimenticato? E, se sì, colpevolmen0te dimenticato? Forse è più corretto dire, cantautore poco frequentato. In ultima analisi il gioco dei se e dei ma rimane, per l'appunto, un gioco. Però non esistono se e ma nella carriera del musicista abruzzese che avrebbe compiuto oggi 75 anni - era nato a Teramo il 6 ottobre 1945 - e che, purtroppo, un brutto tumore se lo è preso a poco più di 51 anni il primo giorno di gennaio del 1997. Graziani ha lasciato in eredità una quindicina di album e parecchie grandi canzoni. In tempi di Spotify è un piacere poter consigliare di procurarsi del piacere riscoprendole e riascoltandole. Magari partendo da "Lugano addio", canzone inclusa nell'album "I lupi" del 1977, che lo rivelò al pubblico e la cui popolarità preparò il campo al successo che avrebbe avuto l'anno successivo con l'album "Pigro"

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"Pigro" è il sesto album di Ivan Graziani, esce nel 1978, ed è, senza dubbio, un disco importante. Come detto, l'anno precedente, il nostalgico affresco dipinto in "Lugano addio" da questo chitarrista e cantautore con gli occhiali rossi aveva incontrato i favori degli ascoltatori. E sono proprio i suoi riconoscibilissimi occhiali a campeggiare, indossati da un maiale, sulla copertina dell'album. Otto brani che disvelano completamente il suo universo autoriale. "Monna Lisa", "Paolina", "Pigro", sono i più noti, ma tutti gli otto brani dell'album meritano plauso e attenzione. Un grande disco di rock italiano.

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Sì, avete letto bene, rock. Il musicista abruzzese che è un bravo chitarrista, ha una attitudine e delle sonorità che sono una unicità sul panorama musicale italiano dell'epoca. "Pigro" non rimane un episodio isolato, viene seguito, a brevissimo giro di ruota, nel 1979, da "Agnese dolce Agnese". Ivan Graziani vive un periodo assolutamente ispirato e oltre alla hit "Agnese" - 'Adesso che ci penso/ Non ti ho mai baciata' - firma altri nove brani che consegnano al mercato un altro disco che non ha alcun passaggio a vuoto e lo conferma tra i migliori esponenti della nostra canzone di quegli anni.

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Ivan Graziani vive un periodo particolarmente fecondo e saluta il nuovo decennio pubblicando, ancora una volta a un solo anno di distanza dal precedente, un nuovo album "Viaggi e intemperie". Va da sé che la bontà di un disco è strettamente in relazione alla bontà delle canzoni che vi sono incluse, Ivan colpisce il bersaglio nel centro un'altra volta. "Firenze (canzone triste)" canta l'amore passato con la perfezione che già animava "Lugano addio" e "Agnese". "Dada" è una crudissima storia di droga. Bella "Angelina", ma è difficile, oltre che errato, stilare una classifica di merito. "Viaggi e intemperie" è l'ulteriore conferma delle capacità del cantautore allora 35enne.

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Questi sono i tre album più ispirati della sua carriera che però non mancherà, nel suo prosieguo, di regalare altre canzoni che incontreranno il gradimento del pubblico come "Il chitarrista" del 1983 oppure "Maledette malelingue" che presentò al festival di Sanremo nel 1994 riportando un buon settimo posto nella classifica finale. Ivan Graziani è stato un artista originale. Ivan Graziani è stato un grande artista.

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