Paul McCartney: "Cambiate nome a quel ponte!"
Non che ce ne fosse bisogno, ma Paul McCartney si dev'essere un po' montata la testa. Dopo aver stanato il ministro italiano Dario Franceschini sulla faccenda dei voucher (e aver ottenuto un pronto "obbedisco!"), adesso ha deciso di occuparsi di toponomastica urbana, e ha proposto, con un tweet, che venga cambiato nome all'Edmund Pettus Bridge.
...that he and Martin Luther King Jr. and others walked across in the 60s for the civil rights movement and rename it the John Lewis Bridge?!!! Nancy and I are proud to support the NAACP and have recently donated to their legal defense fund.
— Paul McCartney (@PaulMcCartney) July 18, 2020
Triste la notizia della morte del leggendario attivista per il diritti civili John Lewis, avvenuta ieri. (...) Possa il suo ricordo rimanere nei nostri cuori. Che ne direste di ribattezzare il famoso Pettus Bridge, che lui e Martin Luther King attraversarono negli anni Sessanta per manifestare a favore del movimento per i diritti civili, e chiamarlo John Lewis Bridge? Nancy e io siamo orgogliosi di sostenere la National Association for the Advancement of Colored People e di recente abbiamo fatto una donazione al loro fondo per la difesa legale.
Ora, a parte la piccola ineleganza finale (le donazioni si fanno in silenzio e senza vantarsene pubblicamente), la proposta di McCartney ha un senso.
L'Edmund Pottus Bridge, che attraversa il fiume Alabama a Selma, nello stato americano che dal fiume prende il nome, è in effetti intitolato - come informa Wikipedia - al politico e militare Edmund Winston Pettus, che fu ufficiale dell'esercito confederato e Gran Dragone del Ku Klux Klan dell'Alabama. Sono già in corso da tempo delle pressioni nei confronti dello Stato dell'Alabama per la modifica del nome - e questo è un caso in cui il politically correct potrebbe avere un senso (mica come per l'abbattimento delle statue di Cristoforo Colombo e per il cambio di nome delle Dixie Chicks e dei Lady Antebellum).
Il ponte è stato teatro di una serie di eventi iniziati il 7 marzo del 1965: una marcia alla quale partecipavano alcune centinaia di attivisti neri fu fermata dalla polizia, perché non autorizzata, e numerosi partecipanti furono picchiati dalla polizia (fra questi proprio John Lewis, che ne uscì con una frattura al cranio). Il 9 marzo, una nuova marcia, stavolta con 2500 partecipanti, tra cui Martin Luther King, tentò di attraversare il ponte, ma ne fu dissuasa dallo schieramento di poliziotti. Finalmente il 21 marzo una marcia, stavolta autorizzata, alla quale parteciparono 3200 manifestanti, scortati da 2000 poliziotti, riuscì a portare a termine l'attraversamento del ponte.
Il punto semmai è, come dire, il tentativo di McCartney di prendersi un merito. Non che non sia una sua attitudine abituale...
L'ex bassista dei Beatles ha spiegato, a posteriori (1998, a Barry Miles), che il suo testo di "Blackbird" (una canzone dell'Album Bianco), era riferibile al movimento per i diritti civili dei neri in America.
“Tutti noi eravamo molto attenti a quelle questioni, e questa è una canzone rivolta a una donna di colore che sta vivendo una situazione difficile: ‘abbi fiducia, c’è speranza’. Come spesso mi accade, anziché essere specifico e cantare ‘Donna nera che vivi a Little Rock’ scelsi un simbolismo”.
Bella storia, certo. I maligni, però, restano convinti che "Blackbird" non abbia niente a che vedere con le questioni sociali; in quel periodo McCartney aveva una storia con una certa Francie Schwartz; "schwarz" in tedesco significa “nero”, quindi “black”; e "bird" è l’affettuoso “pollastrella” dei giovanotti inglesi degli anni ’60...