Lady Antebellum / Lady A: la telenovela continua
Abbiamo già riferito della vcenda, qui e qui.
Ma la storia continua, e per vostra comodità riassumo le puntate precedenti.
Per farsi belli con i fanatici del politicamente corretto, i Lady Antebellum hanno annunciato qualche giorno fa la loro decisione di cambiare nome in Lady A, onde evitare che le risonanze sudiste del loro nome potessero essere considerate conniventi con il suprematismo bianco e l'accettazione dello schiavismo. Forse non a caso, l'annuncio è arrivato a poca distanza dalla pubblicazione di un nuovo album della band.
Quello che i tre non avevano considerato è che da parecchi anni una signora di nome Anita White utilizzava lo pseudonimo di Lady A: una cantante di colore, che (comprensibilmente, per quanto altrettanto strumentalmente) ha protestato sostenendo che il nome Lady A era suo perché lo usava da anni.
Dopo un contatto fra la band e la cantante, erano stati espressi da entrambe le parti auspici per il raggiungimento di un accordo pacifico.
Niente da fare. La signora Lady A ha chiesto una mancetta - dieci milioni di dollari (!) - per consentire l'uso del nome Lady A alla band; la band ha trovato la richiesta troppo esosa, e ha ripescato - sostiene - dei documenti che proverebbero che i Lady Antebellum avevano depositato anche il nome Lady A, nel luglio del 2011.
Adesso la faccenda è in mano agli avvocati, che come al solito saranno gli unici a guadagnarci.
Quello che ci hanno guadagnato le parti in causa, finora, è solo una brutta figura.
(fz)
AGGIORNAMENTO:
n un'intervista a "Vulture", la White ha detto che nella conversazione con la band si era parlato di fare un disco insieme, e che la lettera contrattuale che le è stata recapitata il 30 giugno "non aveva senso".
"Diceva che saremmo coesistiti con lo stesso nome e che loro avrebbero cercato di fare il possibile per aiutarmi sui social media e sulle piattaforme. Ma che significa? Avevo suggerito che loro si chiamassero 'Lady A the Band', o The Band Lady A, e io sarei potuta essere Lady A the Artist, ma non hanno voluto.
Dei dieci milioni che ho chiesto, la metà li avrei devoluti a organizzazioni che sostengono gli artisti neri indipendenti, l'altra l'avrei spesa per il riposizionamento del mio nome. Me ne sono stata zitta per due settimane, cercando di convincermi che tutto sarebbe andato bene e che loro si sarebebro resi conto che sarebbe stato più semplice cambiare il loro, di nome, o pagarmi per il mio. Cinque milioni di dollari non sono niente, io valgo più di quella cifra, checché ne pensino loro. Ma ci risiamo con la storia dei bianchi che cercano di portare via qualcosa ai neri, fingendo di volerli aiutare".
No comment...