Claudio Cecchetto torna a produrre: 'Punto su Caffa, un ragazzo di 16 anni'

Il produttore discografico e talent scout racconta la sua nuova giovane scoperta, riflette sull’attuale mondo della musica e spiega come portò al successo Jovanotti e Max Pezzali. L'intervista.
Claudio Cecchetto torna a produrre: 'Punto su Caffa, un ragazzo di 16 anni'

Ogni avventura ha un sapore differente, ma il gusto della sfida Claudio Cecchetto lo conosce molto bene. Talent scout capace di indicare la strada del successo a Max Pezzali, Jovanotti, Fiorello e tanti altri, protagonista assoluto e innovatore del mondo della musica, della radio e della tv per tanti anni, è tornato a produrre e a scommettere su nuovi talenti. Cecchetto ha messo gli occhi su Caffa, all’anagrafe Niccolò Caffarelli, 16 anni di Roma: è il vincitore del CC-Talent, format creato dallo stesso produttore di Ceggia sui social per scovare ragazzi di valore. Il primo ep di Caffa, “Ho solo sedici anni”, uscirà questo venerdì.

Che cosa l’ha colpita di Caffa?
Ogni giovane che oggi fa musica in Italia ha due manager. Caffa invece è sincero, disponibile, mi è piaciuto sin da subito. Ho creato questo talent su Instagram quasi per gioco, per tenere compagnia durante il lockdown, ma poi si è trasformato in qualche cosa di più serio. Dal punto di vista musicale, Caffa mi ha colpito perché non fa trap, ma un itpop con delle potenzialità.

È critico verso il mondo rap?
No, è semplicemente un mondo saturo. Chi doveva arrivare è arrivato. Salmo o Sfera Ebbasta, per esempio, oggi hanno delle crew molto serie e forti, è difficile poter entrare in un mercato di questo tipo. Ed è normale, nella mia posizione, puntare su altro. Il rap è la musica che più piace e rappresenta i ragazzi d’oggi, ma c’è anche altro ed è giusto, se merita, supportarlo. Oggi come oggi seguire un rapper da zero è davvero difficilissimo proprio per la concorrenza: magari si azzecca un brano, ma costruire una carriera è un’impresa. Gli stessi big di oggi, per consolidarsi, come è normale che sia, hanno impiegato anni. A me interessa cercare qualcuno che resti, non un exploit. Caffa non ha tatuaggi e scrive testi da sedicenne in cui racconta davvero quello che ha intorno. Mi aiuta a sbirciare fra i sentimenti delle nuove generazioni.

Ma i talent scout oggi in Italia esistono ancora?
Sembra banale dirlo, ma è cambiato davvero tutto. Nel lancio di un disco o di un artista, un tempo erano le radio a fare da padrone. Oggi non è più così, comandano i social. Le radio in larga parte obbediscono a certe dinamiche, osano meno e passano solo quello che è sicuro, che in qualche modo ha già dimostrato di avere un suo pubblico. Se prima il talent scout poteva ricoprire un ruolo importante, oggi, in un’epoca in cui quasi non ne esistono più, ha meno potere. Sono i social a decidere chi merita e chi no, si è tutto spostato lì. In queste dinamiche c’è del bene, ma anche del male.

La storia non ha un peso?
No, devi sempre continuare a dimostrare che sei sul pezzo. Anche per me è così. Mi è capitato di proporre artisti e di trovare muri. Un talent scout oggi, anche se trovasse un artista capace di rompere gli schemi, avrebbe molta difficoltà a farlo passare. Spero di dimostrare di avere ancora dei colpi con Caffa. Vedi, la grossa differenza fra il mio talent sui social e quelli televisivi è che io l’ho fatto davvero per i ragazzi. Negli altri talent i giudici pensano a fare il proprio show, il risultato viene dopo.

La produzione è cambiata?
Un produttore oggi lavora su quindici pezzi e spera che almeno uno abbia successo. Spesso si insegue un fenomeno passeggero. Da un lato è comprensibile, dall’altro la musica così si appiattisce. Va detto che essere innovativi oggi è un’impresa: i grandi cambiamenti ci sono già stati. Le note sono quelle, gli strumenti anche, realizzare un pezzo davvero nuovo è probabilmente impossibile. Bisogna combattere, tenendo, però, alto il livello, non omologandosi.

C’è anche un problema di sovra-produzione?
In tanti lo dicono, ma secondo me no. Negli anni ’80 era già così. Fra i tanti vinca il migliore. I capolavori rimangono, non vengono dimenticati. Quando facevo un certo genere di musica, mi dicevano: “è un prodotto usa e getta”. Eppure molte di quelle canzoni vengono ballate ancora oggi. Non tutta la musica di quegli anni è stata recuperata, questo è indicativo di quello che rimane nel tempo e di quello che invece è destinato a scomparire.

Che cosa pensa dell’attuale crisi della musica dal vivo a causa del Covid?
Le limitazioni che sono state imposte sono un colpo al cuore soprattutto per chi lavora intorno alla musica, è evidente. Con Lodo Guenzi e Max Pezzali abbiamo realizzato il brano “Una canzone come gli 883” per accendere i riflettori su questa problematica e sostenere chi è in difficoltà. Stiamo parlando di una categoria, spesso, di invisibili. Se poi mi si chiede, invece, lo stato di salute della musica, rispondo che forse non è mai stata meglio. Escono canzoni di continuo.

Che cosa la colpì di Jovanotti e Max Pezzali?
Sono i due artisti con cui sono rimasto più legato, sono amici di famiglia. Ci scambiamo pareri, opinioni e condividiamo pezzi di vita privata. Decisi di produrre “Hanno ucciso l’uomo ragno” perché Max non scriveva come gli altri in quegli anni. Tutti si concentravano sull’amore, in modo banale, lui invece raccontava storie in cui i sentimenti avevano una prospettiva maschile, non sempre fortunata. Lorenzo, invece, fu un precursore: faceva musica partendo dai campionamenti. Ci trovammo subito in sintonia su questo approccio. Una tecnica per realizzare canzoni che oggi va ancora per la maggiore.

Quando Amadeus è diventato presentatore e direttore artistico del Festival di Sanremo, in molti si aspettavano che anche lei venisse chiamato per contribuire alla manifestazione.
I posti probabilmente erano occupati e nessuno di certo molla la propria sedia. Tutti se lo aspettavano, tutti tranne Amadeus (l’ex dj e conduttore di Ravenna è stato un altro talento scoperto da Cecchetto, ndr). Di Festival ne ho fatti tre, è un contesto in cui si va a contribuire se c’è il giusto coinvolgimento. Si va se davvero viene richiesta una spinta artistica, se devo andare per mettere il nome e basta non mi interessa.

Suo figlio Leo qualche anno fa realizzò un tormentone, “Le focaccine dell’Esselunga”.
Sì, la sua missione però oggi è l’Università. Quello fu un esperimento, un gioco, non un indicatore per una possibile carriera. Però mi ha inorgoglito.

La sua candidatura a sindaco di Misano?
Ho perso per poco.

Un vincente come lei, accetta le sconfitte?
Fanno parte della vita, ma questa non la reputo una sconfitta. Ho conosciuto persone meravigliose e se avessi avuto qualche mese in più a disposizione, l’avrei spuntata. È stata un’avventura, partita da zero, che mi ha permesso di costruire relazioni bellissime con gli abitanti del paese.

(Claudio Cabona)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.