Gigliola Cinquetti, la storia di “Non ho l’età”

Quest’estate vi raccontiamo le storie di 45 canzoni italiane che, pubblicate a 45 giri, hanno avuto successo fra gli anni Cinquanta e il Duemila.
Gigliola Cinquetti, la storia di “Non ho l’età”

“Non ho l’età”: 1964, Panzeri-Colonnello-Nisa, Ed. Suvini Zerboni

Gennaio 1964: da più di un anno i Beatles hanno l’Inghilterra ai loro piedi. In America, Bob Dylan ha già scosso la musica pop con il suo brano più noto, "Blowin' in the wind". In Italia si diffondono balli come il twist, il surf, l'hully-gully. E anche Sanremo apre agli stranieri, consentendo loro di cantare accoppiati a un artista italiano. Per questo motivo, al Festival sono dati come favoriti l'alfiere dello "yè-yè" Gene Pitney (che canta "Quando vedrai la mia ragazza" con l'Elvis italiano, Little Tony) o la star di "Diana", Paul Anka (che interpreta "Ogni volta").

“Tutti pensate che vincerà Modugno o Paul Anka, e invece vincerà Gigliola Cinquetti".

(Sanremo, 1964: prima della finale, Mina commenta le canzoni del Festival con i giornalisti)

E infatti la giuria premia una 16enne "acqua e sapone" che riafferma l'importanza della castità. Grazie anche alla squalifica di Bobby Solo, cui una misteriosa laringite impedisce di eseguire dal vivo "Una lacrima sul viso", Gigliola Cinquetti, nata a Cerro Veronese il 20 dicembre 1947, ammessa in quanto vincitrice del Festival di Castrocaro, si aggiudica la vittoria.

Prima ancora che la melodia, peraltro meno scontata di quanto si pensi, a vincere sono il personaggio e un messaggio del quale gli italiani si appropriano in pianta stabile, magari anche con qualche ironia o un po' di snobismo. Su "Sorrisi e canzoni" Rodolfo D'Intino lo descrisse all'epoca come "Un tema di modesta fattura, ma che ha fatto presa particolarmente sul pubblico televisivo. Si direbbe costruito con i cascami delle canzoni di Francoise Hardy. La Cinquetti bisbiglia con acerba grazia".

Sta di fatto che il brano e la sua interprete sono tuttora conosciuti in tutto il mondo - si calcola che "Non ho l'età" abbia venduto in tutto il mondo più di venti milioni di copie.

"Di quella vittoria ho un ricordo ancora vivo: la paura immobilizzante", ha raccontato Gigliola Cinquetti, che sul palco venne presa da una leggera ma visibile contrazione ai muscoli facciali del lato sinistro, e pregò il regista di inquadrarla in modo da non riprendere tale spasmo.

"Dopo l'acclamazione, in camerino, mi guardai allo specchio. Il primo pensiero fu: un piatto di pastasciutta. Allora mi dissi: 'Gigliola, comunque vada, il piatto di pastasciutta sarà sempre lo stesso, la tua vita non cambierà per la gente o per i flash. (…) Io ho continuato ad andare a letto alle 9 di sera, non guardavo mai la tv, uscivo con mia sorella: insomma la vita di una sedicenne di allora. (…) Fu pesante, lo ammetto. Ero giovane, facevo ancora il liceo artistico e tutto quel successo non fu facile da gestire. Mi ricordo il primo giorno del Festival, non mi considerava nessuno. Non c'era un giornalista o un organizzatore che mi guardasse o che mi salutasse. Fu dura quando la fama mi rotolò addosso, non c'era nessuno a consigliarmi, a dirmi cosa fare. (…) Non ho compiuto, come la maggior parte delle mie coetanee, il consueto percorso della vita, non ho avuto un'infanzia e poi una giovinezza. Il successo mi ha impedito di crescere, nel momento in cui avevo bisogno di sicurezze c'era troppa gente che invece le chiedeva a me. Fino a 28 anni fu una vita d'inferno".

Nel 1966 Gigliola Cinquetti rivinse il Festival con "Dio come ti amo", in coppia con Domenico Modugno: una foto in cui se ne potevano ammirare le gambe apparve su tutti i giornali, sottolineata da commenti increduli e sarcastici. L'esistenza della ragazza veronese era già allora condizionata da "Non ho l'età", brano che, soprattutto con l'avanzare degli anni della contestazione, era visto come emblema dei valori più tradizionali e passatisti della cultura italiana. La giovane Gigliola che la interpretava veniva contrapposta a Mina o Patty Pravo, ideali femminili considerati molto più complessi e moderni. Ha scritto Marinella Venegoni, critico de "La Stampa": "La Cinquetti resta un'icona immobile della canzonetta: è la mamma di Nikka Costa che cantava 'On my own', la zia di Cristina D'Avena e Ambra, malinconicamente dimenticate appena passata la malattia dell'adolescenza".

Difficile uscire da tale personaggio, conferma la cantante. "Ci fu una campagna denigratoria contro di me quando si seppe che avrei votato radicale, il partito del divorzio e dell'aborto". Né serviva a molto cantare canzoni di Brassens e Piero Ciampi, o essere difesa dall'insigne musicologo Massimo Mila perché canzoni come "Non ho l'età" affermavano "verità modeste, che però permettono di vivere, di tirare avanti tutti i giorni". Gli altri suoi successi (ad esempio, 'Sì', con cui entrò nelle xenofobe classifiche inglesi, e "Chiamalo amore", terza a Sanremo nel 1985) non hanno mai disgiunto il suo nome da quello della canzone che la rese celebre.

Forse anche per questo, la sua attività musicale si fece saltuaria (ultima importante rentrée, "Giovane vecchio cuore", scritta da Giorgio Faletti e presentata a Sanremo nel 1995). Gigliola si è cimentata con forse maggiore serenità con le attività di giornalista, presentatrice, e, recentemente, attrice teatrale e cinematografica. Quando nel 1997 fu invitata in tv per ricantare il suo grande successo, rispose ironicamente: "Grazie, ora l'età ce l'ho". (fonti: intervista di Laura Putti da "La Repubblica" e di Laura Carassai dal volume "Sanremo 50")

Due mesi dopo la vittoria a Sanremo, Gigliola Cinquetti incantò anche il pubblico europeo. Il 21 marzo 1964 a Copenhagen la cantante ottenne con "Non ho l'età" una delle due vittorie italiane all'Eurofestival (l'altra l'avrebbe ottenuta Toto Cutugno nel 1992), manifestazione notevolmente popolare in Europa ma decisamente ignorata dal nostro paese - discografici compresi. A "Non ho l'età" la giuria attribuì 49 punti; il secondo classificato, l'inglese Matt Monro, ne ebbe soltanto 17. Proprio come accadde a Sanremo, l'apparizione di Gigliola all'Eurofestival fece epoca, tanto che nel 1974 fu invitata a partecipare al posto di Iva Zanicchi, che come vincitrice sanremese aveva diritto a rappresentare l'Italia. Nel 1991 gli organizzatori della kermesse europea si fecero vivi un'altra volta, per chiedere alla Cinquetti di presentare l'evento.

Sull'onda del successo ottenuto a Copenhagen, la giovane veronese incise la versione tedesca ("Luna nel blu"), spagnola ("No tengo edad"), e giapponese ("Yumemiru omoi") del brano. Quella inglese ("This is my prayer") fu interpretata da Gabriella Massa, mentre in Olanda il pezzo ebbe addirittura tre interpreti, tra i quali il gruppo comico The Strangers, che si fece beffe del testo. La versione francese della canzone ("Je suis à toi") fu invece interpretata da Patricia Carli, che può essere considerata la dimenticata coprotagonista del successo di "Non ho l'età".

Dal 1953 infatti, per evidenziare la preminenza del brano sui cantanti (si trattava, dopo tutto, del "Festival della canzone") questo veniva affidato a due interpreti - anche se poi di solito uno si imponeva sull'altro: pochi ricordano ad esempio che Johnny Dorelli vinse Sanremo con "Nel blu dipinto di blu". In quella fatidica XIV edizione, "Non ho l'età" fu presentata, oltre che da Gigliola Cinquetti, dalla Carli, nata nel 1938 a Taranto, figlia di italiani residenti in Belgio.

Va segnalato che Gigliola venne contattata per realizzare un film ispirato dalla canzone, come spesso succedeva all'epoca (basti pensare a "In ginocchio da te" con Gianni Morandi). I suoi genitori si opposero perché nel copione era previsto che la 16enne cantante baciasse un attore.

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Il testo qui sopra, scritto da Paolo Madeddu, è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone”, sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

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