Adriano Celentano, la storia di “Chi non lavora non fa l’amore”

Quest’estate vi raccontiamo le storie di 45 canzoni italiane che, pubblicate a 45 giri, hanno avuto successo fra gli anni Cinquanta e il Duemila.

Adriano Celentano, la storia di “Chi non lavora non fa l’amore”

“Chi non lavora non fa l’amore”: 1970, A.Celentano, Ed. Clan/Lunapark

Il '68 e le rivendicazioni dei lavoratori non lasciano indifferente Adriano Celentano, che a partire da "Il ragazzo della via Gluck" e "Mondo in Mi 7a" ha ormai abbandonato i panni del semplice "urlatore" per commentare a suo modo i cambiamenti nella società italiana.

Ma con una certa sorpresa da parte di chi lo aveva ascoltato inveire contro l'industrializzazione nel "Ragazzo della via Gluck", stavolta Celentano, pur ispirandosi al John Lennon di "Give peace a chance" per gli spunti corali, stigmatizza i lavoratori che rinunciano allo stipendio per difendere i loro diritti: a causa loro, "c'è il caos nella città". Non ne escono molto meglio le loro mogli, che, sostanzialmente, si concedono in cambio di danaro. Inevitabilmente, "Chi non lavora…" viene ribattezzata la "canzone antisciopero" o "canzone crumira".

Celentano la presenta al Festival di Sanremo del 1970, e ne fa cantare la seconda versione alla moglie Claudia Mori. Come d'abitudine, il cantante è protagonista di una sorta di pantomima: proprio come nel Festival del 1966, interrompe l'orchestra subito dopo l'inizio, perché ha dimenticato le parole. Dopo che l'orchestra ha ricominciato, nuova interruzione. "Intanto Adriano riesce a restare più a lungo davanti alle telecamere ottenendo che la gente si imprima bene in testa la frase storica: Chi non lavora non fa l'amore" (da "L'Italia di Sanremo", Gianni Borgna, Mondadori). Molti cantanti si spazientiscono. Iva Zanicchi, ad esempio, commenta: "Sono dieci anni che quando sale sul palcoscenico fa le stesse smorfie e gli stessi gesti. Chi mi stupisce è il pubblico, che dopo tanti anni ci casca ancora". Gelida la replica: "Un giudizio di Iva Zanicchi, buono o cattivo, non mi interessa minimamente".

Il fatto che il brano vinca il Festival è visto da alcuni come un risarcimento a Celentano, convinto a fatica a partecipare dopo anni di sconfitte e soprattutto dopo lo "smacco" dell'eliminazione del "Ragazzo della via Gluck". Ma i più lo interpretano come un "segnale" alla nazione da parte del governo. Sul "Radiocorriere TV" Corrado Guerzoni scrive che la canzone "diventerà molto probabilmente l'inno della moderazione italiana". Sul settimanale "Panorama" Myriam De Cesco illustra il "caso": "Celentano ama definirsi ignorante: vive circondato da una schiera di amici e parenti (a Sanremo è arrivato con 50 persone) che lo seguono con adorazione. (…) E' religioso, osservante, antidivorzista. Non si interessa di politica: gli amici dicono che è un democristiano di destra. Con la sua ultima canzone, una ballata di protesta contro gli scioperi, Celentano è stato definito qualunquista, fascista, reazionario. 'Il mio vuole essere un invito a comporre pacificamente e in fretta le vertenze sindacali', si difende Celentano. 'La politica non c'entra', spiega Luciano Beretta, paroliere che si definisce il braccio destro del cantante. 'E' una storia alla milanese: una mano sul cuore e una sul portafoglio. Come dire: caro padrone, dammi l'aumento perché ho anch'io diritto di vivere in pace con mia moglie come tu fai con la tua'. L'idea è venuta a Beretta e Celentano a novembre, quando a Milano si vedevano i cortei dei metalmeccanici. Un'idea che ha preso corpo il giorno che Beretta ha assistito davanti alla Rinascente e una discussione tra marito e moglie. Lei gridava: 'Torna a lavorare, per l'amor del cielo, che qui il portafoglio fa acqua'. Una giustificazione che non ha convinto. 'E' un insulto ai lavoratori e alla loro causa', ha detto Sergio Endrigo, terzo a Sanremo con 'L'arca di Noè': 'Io, signor padrone non l'ho mai detto e non lo dirò mai a nessuno'. Perfino “Il Tempo”, quotidiano romano di destra, ha definito il testo della canzone 'una barzelletta reazionario-populista'."

L'accusato ribatte: "Qui non ha capito niente nessuno. L'unico che ha capito è il pubblico".

In effetti, come sempre negli anni d'oro di Sanremo, la vittoria alla kermesse porta all'immediato numero uno in classifica. "Non pensavo di vincere il Festival, ma ero sicuro di vendere tanti dischi"; è il commento di Celentano. Effettivamente il disco venderà in sei mesi più di 750.000 copie - molto apprezzato anche il 45 giri con la versione di Claudia Mori.

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Il testo qui sopra, scritto da Paolo Madeddu, è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone”, sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

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