Gué Pequeno ha detto una cosa sacrosanta. Bravo, grazie.
Come già abbiamo riferito qui, a una domanda di Andrea Laffranchi del "Corriere della Sera" - "Ispirazione musicale? Un pezzo a tema coronavirus?" - il rapper ha risposto:
"Che retorica... roba da serie C. Tirare dentro l’attualità nelle canzoni è un modo per attirare l’attenzione. E vista la drammaticità della situazione, non mi sembra il caso di strumentalizzare. Come accade con Black Lives Matter: vedo influencer che non hanno nulla a che fare con la black culture sfilare per George Floyd. Lo fanno per farsi ripostare sui social".
Dio, come ha ragione (secondo me, s'intende).
Da anni predico contro le canzoni su argomenti d'occasione (lo faccio al mio talent per autori Genova per Voi, lo scrivo su Rockol, lo ripeterò mercoledì 17 giugno durante l'incontro che avrò alle 17,30 con la comunità Social Music Marketing).
Ribadirò, e lo ripeto qui, che ogni volta che un comunicato stampa sottolinea che il disco di cui vorrebbe che ci occupassimo "tratta un tema d'attualità" - che sia il razzismo, che sia la discriminazione di genere, che sia la violenza sulle donne, che sia un altro dei tanti argomenti di discussione sbandierati dai media - a me viene l'orticaria. Quello che penso sulle canzoni “impegnate”, ovvero quelle che trattano temi sociali e politici, è che va tutto bene se lo fanno senza vantarsene, senza rivendicarlo, senza usarlo come argomento promozionale; va tutto male se usano l’argomento come espediente di visibilità (come accade purtroppo nel 99% dei casi).
Cito spesso "Stiamo tutti bene" di Mirkoeilcane come una delle poche, felici eccezioni alla regola (ho spiegato qui il perché).
E insomma, pur non avendo mai conosciuto di persona Guè Pequeno, e pur non facendo parte del gruppo dei suoi seguaci (questioni di anagrafe, mia), trovo consolatorio che ci sia qualcun altro che la pensa come me; ma soprattutto che, come me, non esita a dirlo a chiare lettere. Grazie Cosimo, da oggi mi sento meno solo.
(Franco Zanetti)