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NEWS   |   Italia / 10/02/2018

Sanremo 2018: ecco perché avrei voluto che vincesse Mirkoeilcane, ecco perché vorrei che non vincessero Ermal Meta e Fabrizio Moro

Sanremo 2018: ecco perché avrei voluto che vincesse Mirkoeilcane, ecco perché vorrei che non vincessero Ermal Meta e Fabrizio Moro

Credo di aver espresso decine di volte la mia antipatia e il mio fastidio per le canzoni d’occasione, quelle scritte e cantate allo scopo di fare bella figura e ricevere complimenti per la sensibilità ai problemi del mondo (il razzismo, l’omofobia, la violenza sulle donne, ditene altri qualsiasi tanto ci siamo capiti). Ma non sono così ottuso da non capire che la sensibilità nei confronti dei problemi del mondo può essere espressa anche con sincerità - e non mi permetto di dubitare della sincerità di Mirkoeilcane e di Meta/Moro, entrambi in competizione a questo festival con canzoni che di problemi del mondo parlano nei loro testi (benché non abbia ancora capito, o forse non gliel’ha chiesto nessuno, chi dei due abbia scritto il testo delle strofe di “Non mi avete fatto niente” - quello del ritornello lo sappiamo, l’ha scritto Andrea Febo).


Data per assodata la sincerità degli intenti, però, a me sembra plateale la diversità poetica dei testi delle due canzoni.


Quello di Mirkoeilcane - ma figlio mio, un altro nome no? - è meravigliosamente “Ingenuo”, nel senso che davvero potrebbe essere la trascrizione dei pensieri di un bambino di sette anni (“sette anni e mezzo, per la precisione”) al quale gli eventi che sta vivendo vengono raccontati dagli adulti come si raccontano le cose ai bambini per proteggerli dagli orrori che li circondano (ricordate “La vita è bella”, il film di Roberto Benigni? Ecco, a me è tornato in mente ogni volta che ho sentito “Stiamo tutti bene”). Già l’avevo scritto quando l’avevo ascoltata la prima volta, ai tempi della selezione finale delle Nuove Proposte: è una canzone intensa, onesta e commovente, con un debito (del tutto onorevole) nei confronti di “Signor Tenente” di Giorgio Faletti, e mi dispiace che si sia dovuta accontentare del Premio della Critica (E' stata peraltro penalizzata dalla prima esecuzione, durante la quale non si sono comprese sufficientemente le parole, coperta da un eccesso di orchestrazione).


Diverso è il mio parere sul testo di “Non mi avete fatto niente”. Al netto delle polemiche sulla legittimità della presenza in gara - che peraltro ritengo pienamente giustificate, così come ritengo che sia stata una forzatura la decisione di tenere in competizione la canzone ricorrendo alla misurazione dei secondi di identicità con un’altra canzone già edita (allora togliamole il 33% dei voti, no?) - a me il testo delle strofe di questa canzone suona didascalico, retorico, elencatorio (le Rambla, la Francia, Nizza, Londra…), e ogni volta che ho sentito la frase “il mare è rosso di fuochi e di vergogna” ho pensato con rimpianto a cosa avrebbe saputo scrivere Giancarlo Bigazzi sullo stesso tema, e con quali parole. A questa canzone manca il punto di vista delle vittime: c’è quello del commentatore, dell’osservatore, del moralista, ma non è la stessa cosa. (E come se non bastasse, nella serata dei duetti ci si è voluto mettere sopra il carico da undici facendo leggere a Simone Cristicchi le parole scritte su Facebook da Antoine Leiris, al quale gli attentatori del Bataclan hanno ammazzato la moglie: una scelta “artistica” talmente ridondante da rasentare la violenza). Per questo, e lo scrivo alle 20 di sabato sera, prima che si sappia quale canzone vincerà il Festival 2018, mi auguro che “Non mi avete fatto niente” non vinca il Festival. Niente di personale nei confronti di Ermal Meta e di Fabrizio Moro, vorrei che fosse chiaro: ma prima che finisse il Festival, al quale quest’anno non ho partecipato in sala stampa, mi è sembrato giusto scriverlo.

Franco Zanetti

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