Fedez: “I risultati nella musica non sono più una mia priorità” L’intervista.

Il cantante, dopo un periodo di stop, sta facendo uscire alcuni nuovi singoli fra cui “Bimbi per strada”: “A breve lancerò un remix di una hit attuale. Le radio non la passeranno mai, l’ho distrutta. Il periodo di ‘Paranoia airlines’ è stato difficile".
Fedez: “I risultati nella musica non sono più una mia priorità” L’intervista.

Fedez torna alla musica, mosso da quella che definisce “una nuova consapevolezza”. Prende e disfa hit, lancia singoli senza una promozione come quelle adottate in passato e riparte dagli homestudio di provincia, mettendo in pausa le grandi produzioni internazionali, “dove tutto è grande per non sentirsi piccoli”. Un anno e mezzo dopo “Paranoia airlines”, definito anche dallo stesso artista milanese “un momento difficile” per la sua vita e per la sua carriera, Fedez guarda avanti, stando a quello che dice, disinteressato a certe logiche.

Partiamo da “Bimbi per strada”. È una canzone che vede il recupero di un brano iconico, “Children” di Robert Miles, ma con uno sguardo sull’oggi. Come è nata?
Con il mio nuovo gruppo di lavoro avevamo pensato di realizzare quella che discograficamente si chiama “interpolazione” prima di questo periodo storico. Poi durante la fase di lockdown si è sbloccato tutto: le sonorità della canzone di Miles per me sono calzanti con quello che stiamo affrontando. Il pezzo originario fu pubblicato nel novembre del 1995, non è mai stato considerato un brano “estivo”, anche se io penso sia assolutamente ballabile, e riporta a un’atmosfera di festa, ma con delle venature malinconiche dovute al periodo in cui è uscito. Erano gli anni delle stragi in discoteca, degli incidenti all’uscita dai club. Miles invitava i ragazzi a uscire pacatamente dalle discoteche e per farlo, in chiusura, metteva un pezzo come questo, meno pestone, che li accompagnasse fuori.

Il parallelismo con l’oggi?
Lo rivedo nella forte voglia di socializzazione unita a una malinconia che fa comunque parte della nostra quotidianità. Mi sembra quello che stiamo vivendo.  

Stai facendo uscire brani disinteressato a certe logiche di promozione.
È vero. I due brani precedenti, il feat con Cara e “Problemi con tutti”, li ho comunicati a schiaffo. Il giorno stesso che dovevano uscire. Non so perché. È un’esigenza di fare musica diversa dal passato, non di ottenere un risultato. Attenzione: non voglio dire “non mi interessa”. Non è così, tengo molto ai risultati, ma è cambiato qualche cosa. In passato contrapponevo l’esigenza al risultato, oggi non è più così.

Hai dichiarato che farai uscire un altro pezzo per l’estate nonostante, a livello discografico, te lo abbiano sconsigliato.
Il mio rapporto con l’etichetta è il medesimo, l’approccio alla discografia è cambiato. Mi è stato sconsigliato, ma diciamolo: è sconsigliato in generale creare confusione alle porte dell’estate. Il brano che si fa uscire adesso è quello che in teoria dovrebbe poi girare anche in estate, senza ulteriori carichi, senza altre canzoni. Io ho deciso di lanciare un nuovo pezzo, non voglio andare controcorrente a priori, ma lo faccio perché mi è stata offerta la possibilità di fare un remix di una super hit attuale. Insieme a un artista che stimo tantissimo l’abbiamo distrutta e l’abbiamo resa impassabile dalle radio.

Ti sei interrogato su questo nuovo corso che stai prendendo?
È un percorso iniziato l’estate scorsa. Ero abituato in un certo modo, la vita mi aveva portato a frequentare grandi studi e grandi produttori, tutto grande per non sentirsi piccoli. Alla fine ho trovato un nuovo gruppo di lavoro e sono ripartito: ho lavorato su nuovi brani, che spero usciranno presto, in studi casalinghi, in piccole realtà come Bagnolo Cremasco. L’obiettivo era quello di rimettere la musica sopra tutto e il contorno al suo posto.

Forse non è un caso che in alcune parti di “Problemi con tutti” si riveda un modo di scrivere più legato al tuo passato.
Sì, è la voglia di riportare la scrittura al centro. Sulla parte melodica ho trovato chi può darmi una mano, posso delegarla maggiormente e concentrarmi di più su altri aspetti. Non è cambiato il mio processo creativo, ma l’esigenza creativa. Prima, in un particolare momento della mia vita, cercavo solo la cosa giusta al momento giusto, ora preferisco esprimere quello che penso e basta. Con questo non reputo un disvalore fare musica, come l’ho fatta io in passato, per ottenere dei risultati, ma per me quella non poteva essere la fase definitiva.

Guardandoti indietro, con gli occhi di adesso, come giudichi il disco e il tour legato a “Paranoia airlines”, uscito l’anno scorso?
È stato una tappa obbligata della mia vita e del mio percorso artistico. È stato un periodo diverso: che sia andato bene o male, che sia stato bello o brutto, la verità è che mi è servito. Non ci fosse stato quel disco, con quel tour, non avrei raggiunto un certo livello di maturazione. Alla fine di tutto devo ringraziare quel periodo. Ho affrontato un momento molto difficile a testa alta e alla fine sono soddisfatto.

Quanto i social influenzano la tua musica e viceversa e qual è l’impatto dei social sulla credibilità di un artista?
Impatto sulla credibilità non ne vedo, nel senso che io non penso di averla mai avuta una credibilità (sorride, ndr). La mia non è una sovraesposizione, tutti gli artisti nati dagli anni novanta in poi usano i social per raccontarsi. L’essere individuato non solo come artista, ma come qualche cosa di più, in effetti può far distogliere l’attenzione.

(Claudio Cabona)

Dall'archivio di Rockol - racconta la emo-trap di "Paranoia airlines"
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