Massimiliano Pani, quarant'anni di carriera. L'intervista di Rockol

Una lunga conversazione con il musicista, arrangiatore, produttore e discografico
Massimiliano Pani, quarant'anni di carriera. L'intervista di Rockol

Il direttore di Rockol intervista quello che qualcuno definisce "il figlio di Mina" - ma è anche molto altro, come scoprirete leggendo questa lunga conversazione.

 

Hai debuttato discograficamente come autore nell'ottobre del 1979, a 16 anni e mezzo, con due canzoni nell'album "Attila" ("Sensazioni" e "Il vento", scritte con Valentino Alfano). Cosa ricordi di quei due brani? Erano il tuo primo tentativo autoriale o ce n'erano stati altri precedenti che non sono arrivati ad essere registrati?

Scrivevo canzoni (acerbe) fin dai 12 anni. "Sensazioni" e "Il vento" sono state le prime “costruite” correttamente e infatti sono state scelte tra le tante proposte dagli autori per “Attila”.

Quelle due canzoni erano state arrangiate da Beppe Cantarelli: cosa pensavi allora, e cosa pensi oggi, di quegli arrangiamenti?

Beppe Cantarelli era moderno e innovativo. Per “Sensazioni” ha aggiunto la trovata del riff di chitarra e voce, che ha dato un sound particolare all’arrangiamento che suona bene ancora oggi...

L'anno seguente, anzi pochi mesi dopo, nel giugno del 1980, un'altra tua canzone (stavolta tutta tua), "Capisco", è su uno dei due lati di un 45 giri di Mina, abbinata a "Buonanotte buonanotte"; stavolta l'arrangiatore sei tu. In sei mesi avevi già imparato così tanto?

Io cercavo di stare il piu possibile in studio di registrazione. Mi mettevo in un angolo e guardavo lavorare i tanti bravissimi musicisti che collaboravano in quegli anni ai dischi di Mina. Era una palestra...

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Questa intervista celebra in qualche maniera i tuoi quarant'anni da arrangiatore, che, a dispetto della tua ecletticità, penso di poter considerare la tua professione principale. Come hai appreso il mestiere? Guardando altri lavorare, ascoltando i loro lavori, studiando? E da quale, o da quali, degli arrangiatori che hai visto all'opera pensi di aver imparato di più?

Quando a 12 anni ho espresso ai miei genitori la mia passione per la musica e l’aspirazione di entrare in conservatorio per diventare musicista professionista, la reazione fu di sconforto... un attore di prosa come padre (un grande attore) e una cantante come madre (una grande cantante) non avevano in programma un figlio arrangiatore che non ancora teenager partisse da casa per entrare in Conservatorio... quindi mi chiesero di continuare e finire gli studi (ginnasio e liceo) e mi diedero la possibilità di studiare musica privatamente in parallelo. A Lugano lavorava per l’orchestra della Radio Televisione Svizzera un ottimo arrangiatore dotato di esperienza e grandi doti tecniche, il maestro Mario Robbiani, con il quale ho seguito un percorso di studi non convenzionale ma molto efficace. In studio di registrazione ho avuto la fortuna di poter seguire Celso Valli al lavoro. Dal quale ho imparato molte cose che non sono scritte sui libri...

Sulla copertina di "Kyrie", l'album di Mina del 1980, sei fotografato (non molto riconoscibile) in tenuta da giocatore di hockey. Più orgoglio o più imbarazzo? Luciano Tallarini ha dovuto insistere per convincerti, o hai accettato di buon grado?

La foto di copertina da scattare doveva essere quella di un giocatore di hockey con la corazza da portiere. Questa non entrava al ragazzo scelto per la foto. A me invece entrava e mi hanno “arruolato” sul campo...

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L'anno dopo uscivano altre due tue canzoni nell'album "Salomè" - e da qui smettiamo di contarle. Entrambe sono scritte in coppia con Valentino Alfano, che è di poco più anziano di te. Come funzionava la vostra partnership?

A Lugano erano pochi i ragazzi che scrivevano canzoni, ma tra quei pochi ci si conosceva e si cercava di collaborare. Valentino è un ottimo autore di testi, io ero da subito piu interessato alla scrittura musicale, e insieme ci completavamo. Ho avuto, in quegli anni di formazione, la fortuna di lavorare anche con Piero Cassano che, forse come provocazione, mi disse di provare a completare dei suoi spunti. Io ci lavorai con passione e lui vide in me un acerbo talento di compositore... mi coinvolse, e insieme iniziammo una collaborazione che portò a vari pezzi scritti a 4 mani per Mina, Anna Oxa, i Matia Bazar, Dori Ghezzi, e altri ancora... Piero è uno dei migliori autori di canzoni in Italia, in assoluto.
 
Hai firmato molte canzoni con uno dei più grandi autori di testi italiani, Giorgio Calabrese. Cosa ti ha insegnato professionalmente quell'esperienza, pensando in particolare ai tuoi lavori da produttore?

Giorgio Calabrese è un gigante. Ho avuto l’onore negli anni di scrivere circa 20 canzoni con lui... la facilità con cui trovava le soluzioni di testo era fantastica. Le parole gli fluivano naturalmente, facili, sempre piene di senso, metrica perfetta e una eleganza inarrivabile... spero che vengano riconosciuti il suo grandissimo valore e l'apporto che ha dato alla canzone italiana...

Fra le tue collaborazioni autoriali più fruttuose ci sono quelle con Piero Cassano, che hai ricordato poco fa, e Franco Serafini. Quali differenze ci sono, nell'interazione con l'uno e con l'altro, per quanto riguarda la scrittura di canzoni? Con Serafini hai anche scritto molte musiche per il cinema e per la tv: come vi dividete i compiti, nella vostra partnership?

Piero Cassano è un autore di canzoni di grande qualità. Un artigiano capace come pochi (mi viene in mente solo Giancarlo Bigazzi, se devo nominare un professionista che conosca il mestiere come lui). È stato capace di “costruire” le canzoni perfette che hanno portato al successo Eros Ramazzotti nel mondo. Ha scritto pezzi pop di grande impatto commerciale ma mai scontati o banali con i suoi Matia Bazar, ha scritto e prodotto per tanti cantanti in Italia, Francia, Spagna e Sud America... è un autore straordinario. Franco Serafini nasce come ottimo strumentista, musicista completo, compositore e arrangiatore di talento. Abbiamo lavorato insieme a 4 mani per la composizione di colonne sonore di fiction tv per Rai e Mediaset, per il cinema, e scritto 10 anni di musiche per una soap opera di successo. Spesso lo coinvolgo anche nei dischi di Mina, sia come arrangiatore che come tastierista, dove dimostra sempre talento e personalità...

Hai firmato anche alcune sigle di cartoni animati, insieme con la "specialista" Alessandra Valeri Manera e quasi tutte cantate da Cristina D'Avena. Un divertissement - o è più difficile scrivere la musica di una sigla che quella di una canzone "per adulti"?

Secondo me un musicista moderno deve lavorare a 360 gradi. Gli artisti del Rinascimento entravano bambini nella bottega di un artista affermato perché avevano dimostrato un talento per il disegno o la scultura, ma lì si impadronivano di tecniche e strumenti molto diversi. Pensate a Raffaello, che oltre ad avere quel tratto inarrivabile nel disegno e capacità di pittore ineguagliate era chiamato a lavorare su materiali e tecniche diversissime. Dall’affresco alla tavola, dalla tela all'arazzo, e poi era architetto... e che architetto! Bene: il musicista moderno deve prendere esempio, e anche se la spinta iniziale arriva dallo strumento, oltre a quello deve cimentarsi con la composizione di canzoni, la musica da commento sulle immagini per cinema/serie tv e pubblicità, deve essere in grado di adattarsi al committente... di fatto il musicista moderno dovrebbe avere grande cultura musicale e grande apertura mentale per adattarsi, come l’artista del passato, alle esigenze della committenza. Leonardo venne a Milano dagli Sforza ufficialmente in qualità di suonatore di liuto e architetto militare...

Hai scritto anche jingle e musiche per la pubblicità. Quali sono le doti che deve avere chi fa questo lavoro?

È affascinante scrivere la musica per una scena di un film dove non ci sono dialoghi e il commento deve sostenere le immagini: c’è il tempo per esprimere una sensazione e sviluppare un tema musicale. Nella pubblicità, al contrario, hai 15, massimo 30 secondi per catturare l’attenzione e farti ricordare... questa sfida è affascinante, e mi è sempre piaciuto passare dall’arrangiamento per un disco alla composizione per una serie tv, alla musica per uno spot...

Hai all'attivo come autore alcune colonne sonore per il cinema. Qual è il compositore di soundtracks che apprezzi di più?

Sono molti i grandi compositori di musica per film. Su tutti metterei John Williams, per la quantità e qualità dei temi che ha scritto e le orchestrazioni perfette. Ma ci sono ottimi europei come Alexandre Desplat o Gabriel Yared. In Italia, Nino Rota e Gianni Ferrio sono i miei eroi.

E qual è il tuo punto di vista sulla circostanza che autori di canzoni - penso a Nico Fidenco, in Italia, o Atticus Ross e Trent Reznor, all'estero - hanno ottenuto risultati pregevoli anche nel settore delle colonne sonore? I due mondi possono incontrarsi e sovrapporsi?

Devono incontrarsi. Come dicevo sopra, il musicista moderno se è bravo deve dimostrarlo adattandosi a diversi linguaggi musicali e diversi campi di applicazione della musica.

Vorrei ripescare dal tuo armadio tre episodi poco noti. Uno è datato 1989, ed è una canzone che hai arrangiato che si intitola "Mustapha": ma Marilena and Her Diplomats esistevano davvero o erano un'invenzione a fini discografici? Un altro è datato 1983, ed è la tua coproduzione, con Celso Valli, di "Bahamas (Please please Chiquita)", del batterista Walter Scebran. Il terzo è la tua direzione d'orchestra, a Sanremo nel 1990, per i Proxima di "Oh dolce amor". Cosa puoi raccontarmi?

Sono tre divertissement. Tre esperienze, non le piu felici... solo tu te le ricordi, probabilmente... ma tutto ha contribuito a farmi prendere confidenza con questo lavoro. 

Retrospettivamente, di quali delle canzoni da te composte sei più soddisfatto? Quale ricordi con più piacere o emozione, e perché? e quale, potendo, cancelleresti dal tuo canzoniere?

Ricevendo i rendiconti SIAE, Ho scoperto con sorpresa che vari miei pezzi erano stati oggetto di cover nel mondo latino. “Come stai” è stato piu volte ripreso da cantanti e band sudamericane, e “Fosse vero” era in repertorio fisso nei concerti di Mercedes Sosa. Quando Sony Spagna mi ha contattato per produrre sei pezzi per Monica Naranjo, incontrandola a Barcellona lei mi è venuta incontro cantandomi il ritornello di “Fosse vero”... “Rose su rose”, “Devi dirmi di si”, sono tanti i pezzi che la gente ricorda senza sapere che sono miei... mi fa sorridere che tutti i ragazzi ricordino “Siamo fatti cosi”, la sigla di “Esplorando il corpo umano”, il cartone animato.

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"Finalmente ho conosciuto il Conte Dracula", del 1985, è il tuo primo album da produttore (oltre che di "doppio" arrangiatore, come Massimiliano Pani e con lo pseudonimo di Vince Roll) per Mina. Fra tutti i dischi di Mina per i quali hai lavorato, qual è o quali sono quello/quelli dei quali vai più fiero, qual è o quali sono quello/quelli che ti sono costati più fatica, qual è o quali sono quello/quelli che, potendo, rifaresti in un altro modo?

Rifarei proprio i primi lavori che, erano pieni di entusiasmo ma acerbi nella forma... da “Sorelle Lumière” in poi il mio lavoro mi soddisfa di più e dimostra di funzionare nel tempo (cosa che dovrebbe fare un buon arrangiamento).

Nel 1991 hai debuttato da cantautore con l'album "L'occasione", esperienza bissata due anni dopo con "Canzoni per cani sciolti" (che contiene fra l'altro un brano dal fantastico titolo "Canzone in cui lui non vuole accettare il fatto benché lei abbia già la valigia in mano"). Perché hai deciso di inciderli, e perché hai poi deciso di smettere di fare dischi a tuo nome?

Con quei due dischi ho avuto l’occasione di lavorare a stretto contatto con Giorgio Calabrese, che curò i testi del primo e di parte del secondo con Alberto Demartini. Ho capito grazie a quei due album che il mio lavoro non era andare sul palco in prima persona: io dovevo stare in studio di registrazione e far fare i dischi agli altri cantanti...

Premesso che non ti perdonerò mai la partecipazione, più volte recidivata, a un programma televisivo che fa cantare ai bambini canzoni per adulti, ho invece aprezzato le tue esperienze da conduttore. 

Ho scritto con Andrea Rovetta una trasmissione per Raiuno sul vintage e il collezionismo che si intitolava “Italia da stimare” dove un esperto ex falsario, Marco Cerbella, faceva le stime degli oggetti trovati in soffitta. Poi con Vincenzo Mollica abbiamo ideato degli incontri dove chiedevamo a degli artisti famosi chi fosse il loro idolo quando erano ragazzi. Un modo originale per ascoltare un artista parlare di un altro artista. Si intitolava “Supereroi-Pani&Mollica”... d’altronde  due con quei cognomi dovevano pur fare qualcosa insieme, no?...

Sei anche un talent scout, ed hai avuto molto successo come produttore degli Audio 2. Non ti sei però più occupato di produrre nuovi artisti. E' stata una scelta, o è la conseguenza della rassegnazione a un sistema discografico che non lo permette più?

E' stata una scelta che non è cambiata fino a oggi. Per produrre un artista nuovo si lavora piu di un anno sulle canzoni, le stesure dei pezzi, i testi, e poi sugli arrangiamenti, la copertina, il gruppo di supporto, il video, eccetera. Dovere andare a proporre questo lavoro a una discografica che per decidere ti manda da una radio... cioè qualcuno che non ha voglia di ascoltare quel prodotto inedito, e non ama la musica, è insopportabile.

Da parecchi anni, oltre che produttore musicale, sei anche il manager e il discografico di Mina. Conosco già, credo, la tua risposta, perché abbiamo affrontato l'argomento in privato altre volte: ma come valuti la deriva della professionalità nel mondo della musica, fra radio, stampa, e industria discografica in generale?

Il degrado antropologico al quale abbiamo assistito dagli anni ‘70 a oggi ha toccato tutti i campi professionali. Ho molta nostalgia per i grandi artefici della musica in Italia: autori come Giorgio Calabrese, arrangiatori come Gianni Ferrio, discografici come Michele Di Lernia, appassionati e fuori dagli schemi odierni. La cosa piu triste è vedere che nessuno degli addetti ai lavori ha una opinione decisa, prende una sua posizione personale: ti dicono cose del genere: “quel pezzo ha 10 milioni di visualizzazioni” ma se chiedi se gli piace rimangono inebetiti: è sufficiente per loro il dato numerico. Una volta ci si scannava sul lato musicale ed estetico: c’era passione, in questo ambiente...

Nell'album "L'occasione" ringrazi una delle coriste, Mina nascosta sotto il nome di sua mamma, definendola «la più grande donna che abbia mai conosciuto, che dieci anni fa decise di provarmi come suo collaboratore perché credeva che avessi "dei numeri", esponendosi a equivoci e critiche così lontane dalla sua grande onestà e professionalità». Quanto ti è pesato, nella tua attività, lo stigma del "figlio di"? Nel bilancio, pensi che sia stata più un'opportunità o più un ostacolo? E credi che abbia in qualche modo condizionato l'apprezzamento delle tue capacità?

All’inizio un ragazzino minorenne che scriveva canzoni per Mina (e non solo, ma questo non lo dicevano) e ne era il figlio fu preso male. Mi massacrarono. Ma lo capisco; in una cultura del nepotismo e del clientelismo come la nostra, il primo pensiero che ti viene in mente è che ero avvantaggiato a piazzare i miei pezzi a Mina, in quanto suo figlio. Invece la mia vera fortuna è stata poter imparare questo mestiere da Mina (fuoriclasse assoluta, colta musicalmente e intelligente come non conosco nessun altro...) e dai musicisti che lavoravano per lei (i migliori in assoluto). Lavorando con umiltà e passione vera mi sono prima conquistato la fiducia dei musicisti professionisti, che hanno visto in me un collega, e poi dell’ambiente (addetti ai lavori e giornalisti) che ha capito che la cultura familiare e professionale ricevuta da due professionisti come Mina e Corrado Pani non poteva essere che rigorosa. Se ho ereditato qualcosa (senza lontanamente raggiungere il talento dei miei genitori) è il prestigio dell’intelligenza e della coerenza sul lavoro e nella vita.

Anche alla luce di questo, cosa consiglieresti a tuo figlio Axel, 33 anni, che ha, anche lui, già avuto esperienze nel mondo della musica?

Axel si è laureato in economia, ha lavorato all’estero per marchi di moda importanti e oggi si occupa di una sua piccola azienda che disegna e produce costumi da bagno. Scrive bene. Canzoni alla Jack Savoretti, Paolo Nutini, quel mondo cantautorale pop rock inglese elegante. Il mio consiglio a lui è di fare l’autore con impegno e rigore professionale, ma a lato di un altra attività principale. Oggi non si può vivere facendo l’autore.

E a tuo figlio Edoardo, che ha 16 anni e studia il sax?

Edoardo compie 16 anni a giugno. Contrariamente ad Axel, che da ragazzo era supersportivo, lui è un cerebrale, e fin da quando era molto piccolo ha espresso interesse per la musica. Studia con un musicista completo e di talento vero come Gabriele Comeglio, che è anche un ottimo didatta. Non credo farà il musicista professionista, ma imparare a suonare il sax (oggi lo suona già  abbastanza bene) gli permetterà di avere a lato della carriera professionale, e del lavoro che sceglierà, una fantastica valvola di sfogo per la sua anima... il jazzista Franco Ambrosetti di giorno era industriale nel settore della produzione di ruote e cerchi, presidente della Camera di Commercio, e di sera andava a suonare nei club. Mi ha detto che è potuto essere cosi concreto nella professione di tutti i giorni perché sapeva che poi, tolta la cravatta e il gessato, sarebbe andato a suonare dei meravigliosi standards alla sera... Auguro a Edoardo e Axel di trovare un equilibrio come questo, per le loro belle anime.

Uno standard di Jimmy Webb si intitola "The moon's a harsh mistress". Mina è una maestra severa?

È una professionista assoluta. Arriva per registrare sempre in anticipo, e conosce alla perfezione tutti i pezzi che deve fare. Pretende la massima concentrazione da tutti durante il processo creativo in studio, per arrivare rapidamente a registrare il meglio possibile. Poi la tensione finisce, lasciando spazio a momenti piacevolmente leggeri nelle pause caffè, fino al momento in cui non si ricomincia a registrare il prossimo pezzo...

Per la domanda che chiude questa conversazione, rubo una frase a Jovanotti: è questa la vita che sognavi da bambino - professionalmente, intendo?

Io ho avuto la grandissima fortuna di lavorare fianco a fianco con due geni come Mina e Gianni Ferrio, ma anche con dei musicisti straordinari come Ivano Fossati, Celso Valli, Danilo Rea, Alfredo Golino, Massimo Moriconi, Gabriele Comeglio, Ugo Bongianni, Franco Serafini, Luca Meneghello, Giorgio Cocilovo, Lele Melotti, Faso e tanti, tanti altri, che mi hanno arricchito e mi stupiscono per la loro bravura ogni volta che ho il piacere di lavorare con loro.

 

(intervista raccolta da Franco Zanetti. La fotografia che illustra l'articolo è inclusa nel libretto dell'album "Mina Celentano": "In quella foto Celentano mi stava facendo ascoltare 'Che t’aggia dì' e io scrivevo la parte...", ricorda Massimiliano Pani).

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