Vasco Rossi contro Trump (con l'aiuto di Bobo Rondelli)

Il rocker posta su Instagram un racconto del collega cantautore sull'immigrazione e contro il presidente americano: "Un vecchio senza dignità che balla il rock’n’roll gonfio di mangime come un maiale"
Vasco Rossi contro Trump (con l'aiuto di Bobo Rondelli)

Non ha mai avuto paura di prendere posizione, il Blasco. In questi giorni in cui il presidente americano Trump è criticato da ogni parte per la gestione del caso e delle proteste suscitate dall'uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto di Minneapolis, Vasco scegle le parole di Bobo Rondelli, collega cantautore toscano, dal suo libro "Cos’hai da guardare“, recentemente pubblicato da Mondadori: "faccia cerrona e il capello tinto alla Flinstones, un vecchio senza dignità che balla il rock’n’roll gonfio di mangime come un maiale, che becera “l’America agli americani e fuori i messicani”.

Il lungo post di Rondelli è una riflessione sull'immograzione e sul lavoro: "Uomini e donne ridotti a bestie affamate sono costretti a fuggire dei loro luoghi per fare arricchire paesi in continuo sfrenato sviluppo, per alimentare i loro porci profitti".

Ecco il post e il racconto del nonno di Bobo Rondelli, immigrato in america e poi respinto: 

Guardo Trump, con quella faccia cerrona e il capello tinto alla Flinstones, un vecchio senza dignità che balla il rock’n’roll gonfio di mangime come un maiale, che becera “l’America agli americani e fuori i messicani”. E pensare che mio nonno paterno parti per lavorare in America, in miniera, curvo 16 ore al giorno, e poi morì soffocato dalla silicosi. Sfruttato dai padroni americani, sotto terra come una bestia, e così non ho mai avuto modo di incontrarlo, mi è stato portato via. Altri italiani forse hanno esportato mafia, ma non mio nonno degli Appennini emiliani, un fiero lavoratore da entroterra. 
Così lo immagino, guardando l’unica sua foto con il vestito prestato, troppo grande per lui, con quella faccia da Sacco e Vanzetti, da Gian Maria Volonté, capelli a spazzola e baffoni dipinti dal fotografo. A mio fratello, in viaggio a NYC, è andato Ellis Island per vedere la data del suo arrivo. A fianco c’era il paese di origine, trascritto pure male, così come il suo nome, difficile da capire nella pronuncia di un italiano con l’accento emiliano. Dopo 10 anni di lavoro era tornato in Italia e poi aveva deciso di ripartire, ma al secondo viaggio, dopo altri 40 giorni di permanenza nell’isola, era stato respinto per via della silicosi, con l’invito a tornarsene a morire a casa propria e la benedizione della Statua della Libertà. Da questa storia, scritta sul mio sangue, sento che niente è cambiato. Uomini e donne ridotti a bestie affamate sono costretti a fuggire dei loro luoghi per fare arricchire paesi in continuo sfrenato sviluppo, per alimentare i loro porci profitti. 
 

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