Queen, 47 anni fa usciva il primo album. Tutte le canzoni una per una: “Modern times rock’n’roll”
“Ah, il ’58: quello fu grande!”. Per capire che cosa intenda Roger Taylor mentre canta adrenalinicamente questi versi, basta scorrere la timeline del rock’n’roll di quell’anno: nel gennaio 1958 “Jailhouse Rock” ed Elvis Presley entravano nelle classifiche inglesi direttamente al numero uno, ed era la prima volta che accadeva una cosa del genere, mentre Chuck Berry conquistava l’America con “Johnny B. Goode”, partendo per un memorabile tour con Jerry Lee Lewis.
Il debutto da autore di Taylor è una dichiarazione di guerra, una canzone protopunk che preannuncia l’incursione dei Queen nel mondo stagnante della musica pop rock. “Qualcosa di più duro è in arrivo”, canta Roger con la sua voce alta e filtrata dalla carta vetrata, quindi preparatevi a crescere fino a sentirvi alti “ten feet”, tre metri. E che cosa sta arrivando? Ma il rock’n’roll dei tempi moderni, naturalmente!
Che la canzone assomigli smaccatamente a “Communication Breakdown”, successo dei Led Zeppelin datato 1969, è un falso problema: in realtà si tratta di una piacevole, leggera e frenetica costruzione rock che per contenuti è più simile a “Roll Over Beethoven”, canzone del Chuck Berry di cui sopra, riproposta poi dai Beatles. Taylor va oltre, parlando di juke-box spompi a cui non salta neppure una valvola e preannunciando l’arrivo del nuovo Verbo in un qualsiasi pomeriggio piovoso. Inoltre, per non farsi mancare nulla, Roger ironizza sugli aspetti più evidenti dello showbusiness.
Di questa canzone, che vede il debutto di Roger come voce solista, oltre che come autore, esistono anche due versioni registrate per la BBC.
Domani scriveremo di “Son and daughter”.
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I testi sono tratti dal libro di Roberto De Ponti “Queen – Opera omnia”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Queen” e di tutti gli altri album dei Queen.
