Alberto dei Verdena: “Nel nuovo disco canzoni figlie di questi giorni terribili”

L’artista bergamasco oggi alle 21 sarà protagonista di un concerto per #StayOn, per la raccolta fondi a sostegno delle attività di Emergency nei territori di Bergamo e Brescia.
Alberto dei Verdena: “Nel nuovo disco canzoni figlie di questi giorni terribili”

“Fuori il mondo grida e qui io e te”, cantano i Verdena in “Dentro Sharon”. È una ferita che brucia ancora di più: Bergamo, una delle città più colpite dalla pandemia, rappresenta le radici e la vita di tutti i giorni per il trio rock. Alberto Ferrari, voce dei Verdena, sotto l’egida di #StayON, questa sera alle 21, sulla pagina Facebook della Latteria Molloy (guarda qui), sarà protagonista di un live set acustico a sostegno delle attività che Emergency sta svolgendo nei territori di Bergamo e Brescia nel corso di questa crisi sanitaria. Un’altra iniziativa lodevole che si aggiunge a quella di cui Rockol è promotore, #iosuonodacasa (leggi qui).

Alberto, come stai?
Sono chiuso in casa, con il mio gatto. Lontano dalla mia famiglia perché qualche settimana fa ho avuto un rialzo febbrile, che è durato per un paio di giorni. E per non rischiare, mi sono auto-isolato, poi la febbre fortunatamente è calata. Mi sono separato dai miei cari nel momento più sbagliato. Il mio medico, che è un amico, mi ha visitato e mi ha detto di restare sfebbrato e chiuso in casa per una ventina di giorni, per sicurezza. Fra cinque giorni, finalmente, riabbraccerò la mia famiglia e i miei figli. Non vedo l’ora, non penso ad altro.

Hai avuto paura?
La paura è molto diversa dal terrore. Da ragazzino, quando sentivo il rumore dei caccia che partivano per la Guerra del Golfo, provavo terrore. In questi giorni, invece, ho avuto paura, anche di morire.

Hai deciso di suonare per #StayOn, per la raccolta fondi a sostegno delle attività di Emergency.
Appena mi hanno detto che avrei potuto aiutare i medici e gli ospedali, ho subito accettato. È un modo per supportare quei “ragazzi in trincea”. Il mio medico, quello di cui ti parlavo, mi chiama tutti i giorni. È distrutto. Vede cose pesanti, mi parla, si sfoga, piange. Come facevo io tempo fa quando ho avuto i miei problemi. Suonare per la raccolta fondi mi fa sentire in qualche modo utile, spero di dare una mano.

Che cosa suonerai?
Un pezzo degli I Hate My Village e poi entrerò nel repertorio Verdena.

Sei soddisfatto del percorso con gli I Hate My Village?
Molto. È stato sin da subito un progetto nel segno della libertà. Pensa che all’ultima data del tour, quattro mesi fa, a Roma, abbiamo suonato dei pezzi senza neanche averli mai provati. Mai provati, pazzesco. E in certi frangenti partivano delle jam incredibili. C’era così tanta bellezza da mettersi a piangere.

I Verdena?
Siamo fermi a due mesi fa. Lo studio e la sala prove sono in una zona rossa, non so quando potremo tornarci. Te lo dico con sincerità: ora vorrei prendere il nuovo disco, che è a buon punto, e chiuderlo in un cassetto. Rifare tutto da capo: quello che stiamo vivendo merita di essere tramutato in musica. Tutto. Mi hanno fatto riflettere e quindi non lo potremo fare. Ma delle canzoni legate a questi giorni ci saranno, le aggiungeremo.

Nick Cave ha scritto che questo è il tempo per creare e riflettere, non per i concerti in streaming.
E ha ragione. Tutti dovrebbero creare, nel loro piccolo. Chi ha un orto vicino a casa non lo abbandoni. Creare, ascoltare e pensare.

Su che cosa hai riflettuto in queste settimane?
Ho bevuto e fumato un po’ troppe sigarette. Ho parlato tantissimo con il gatto. L’ho anche curato quando è stato attaccato da un procione: siamo in campagna, succede. Ho suonato e risuonato tantissime canzoni. E poi sì, ho pensato a questo virus. È come se la madre terra ci stesse dando un segnale, è come se si stesse riprendendo degli spazi. Non ci siamo presi cura di questo mondo, facciamo tanti e troppi errori, spero che dopo tutto questo dolore qualche cosa cambi.

Quali errori?
“Sai, la gente è strana, prima si odia e poi si ama”

La canzone è “Almeno tu nell’universo” (cantata da Mia Martini), grande citazione.
Se ci pensi è proprio così. Prima di questo virus l’indifferenza verso il prossimo e le brutte cose che compie l’uomo, erano all’ordine del giorno, ora invece sembra tutto diverso, sembra che tutti si vogliano bene. Mi auguro che sia così veramente. A me piace il cambiamento e questo virus ci sta chiedendo di cambiare, a caro prezzo.

Per i vent’anni di “Valvonauta” avevi detto che, oggi come allora, non cambieresti con nulla le tue radici, non te ne andresti mai dal posto in cui vivi, da Albino e da Bergamo. Quanto soffri nel vederle in difficoltà?
Ti confido una cosa: fino a qualche mese fa non sopportavo più di andare in sala prove (Il Pollaio). Non sopportavo più quegli odori. È da 35 anni che metto piede lì dentro. Non sopportavo più stare chiuso lì tante ore. Eppure oggi non vedo l’ora di tornarci, perché quando accadrà, tutto sarà passato. Oggi per me quello è il luogo più bello del mondo. In quello spazio piccolissimo, mi immagino in un posto grandissimo.

(Claudio Cabona)

 

 

 

 

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