Mia Martini: giovedì 27 su RAI Tre il documentario. Il parere di Rockol

Si intitola "Fammi sentire bella", come l'inedito che uscirà a mezzanotte sulle piattaforme digitali
Mia Martini: giovedì 27 su RAI Tre il documentario. Il parere di Rockol

Verrà trasmesso domani sera, giovedì 27 febbraio, alle 21,30 su Rai Tre il documentario “Mia Martini, fammi sentire bella”.

Il docufilm Indigostories è prodotto da Alessandro Lostia, scritto da Giorgio Verdelli in collaborazione con Michaela Berlini e diretto da Giorgio Verdelli. E’ un racconto a più voci della vita e della carriera della cantante di Bagnara Calabra, al quale partecipano - l’elenco non è completo - Caterina Caselli, Renzo Arbore, Guido Harari, Loredana Berté, Renato Zero, Mimmo Cavallo, Enzo Gragnaniello, Paola Turci, Dori Ghezzi, Dario Baldan Bembo, Mario Luzzatto Fegiz, Vincenzo Mollica, Lino Vairetti degli Osanna, Maurizio Fabrizio, Franco Fasano, Carla Vistarini, Gianna Bigazzi, Fernando Fratarcangeli, Stefano Senardi, Nando Sepe, Fio Zanotti, le sorelle di Mia Martini Olivia e Leda e i nipoti Luca e Manuela.
Il documentario è costruito su moltissimi spezzoni di video, alcuni dei quali inediti, e in gran parte relativi a esibizioni dal vivo dell’artista (fra cui il suo ultimo concerto) e fa ascoltare in anteprima un frammento di un inedito ritrovato di Mia Martini, “Fammi sentire bella” - il titolo fu suggerito dalla cantante stessa - scritto da Giancarlo Bigazzi, Beppe Dati e Angelo Valsiglio. La canzone sarà resa disponibile dalla mezzanotte sulle piattaforme digitali.

Grazie alla cortesia dell’ufficio stampa ho avuto la possibilità di guardare interamente in anteprima il documentario di cui sopra. Senza alcuna pretesa da critico (cosa che non sono) televisivo (cosa che sono ancora meno), riassumo qui di seguito le mie impressioni.
Il documentario ha una durata complessiva di un’ora e cinquanta minuti, probabilmente anche per esigenze di palinsesto e questioni di share e audience. A me è parso un po’ lungo - venti minuti in meno penso gli avrebbero giovato. La scelta di non strutturarlo cronologicamente ma per macroargomenti è una decisione autorale, quindi da rispettare - personalmente avrei preferito una ricostruzione cronologica. Ho apprezzato che siano sempre indicati i nomi degli autori delle canzoni eseguite. E’ una minuzia, ma la segnalo ugualmente: qui a Rockol scriviamo sempre Berté con l’accento acuto, come da pronuncia - nei sottotitoli del documentario figura sempre Bertè, con l’accento grave, che ormai è diventata la grafia più diffusa. Gli interventi, per quanto contenuti, di Sonia Bergamasco mi sono parsi pleonastici, e a tratti con testi ultraretorici (“la Magna Grecia nella sua voce”?). Con l’ovvia esclusione di alcuni momenti live particolarmente intensi, la sequenza più emozionante è quella in cui Caterina Caselli, Dori Ghezzi e Loredana Berté ascoltano la canzone inedita e a loro volta si emozionano e si commuovono. Ho molto apprezzato il fatto che Ivano Fossati, fedele alla linea di discrezione che lo ha sempre guidato, non abbia partecipato al ricordo collettivo.
Infine, una notazione del tutto personale. Ho lavorato in discografia dal 1978 al 1985, e sono purtroppo testimone di come la gente dell’ambiente abbia contribuito a costruire intorno alla povera Mia Martini la nomea di menagramo che l’ha perseguitata. Che, oggi, si parli di lei con tanto affetto mi sa un po’ di scarico di coscienza. E in questi casi non si può dire “meglio tardi che mai”.

(franco zanetti)

 

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