Radiohead: è arrivata la fine? Forse...
Perdonate il titolo allarmante ed enigmatico, ma chi vi scrive segue i Radiohead dagli esordi e, conoscendo sufficiente bene i meccanismi della loro eccellente macchina promozionale, non può non collegare le recenti notizie che li riguardano come i punti di un grande disegno che potrebbe compiersi a breve.
Ma partiamo dall’inizio: tre anni fa la band di Oxford pubblicava “A moon shaped pool”, anticipato da due singoli, “Burn the witch” e “Daydreaming”. All’uscita del video del secondo brano, girato da Paul Thomas Anderson, la community dei fan esplose: l’ottimo cortometraggio del regista di “Magnolia” era disseminato di innumerevoli citazioni alle canzoni e alla storia dei Radiohead e si concludeva con Yorke rintanato in una grotta dove sussurra un messaggio registrato al contrario in cui sembra dire "Half of my life, I've found my love" o "Every minute, half of my love". Dopo la morte della moglie da cui aveva divorziato qualche mese prima, Yorke sembra fare un punto della sua vita che fino a quel momento è stata divisa tra la famiglia e i Radiohead.
Quando i cinque musicisti partono in tour, la sensazione che si stia chiudendo un ciclo diventa ancora più evidente: a differenza del passato, in cui veniva data la precedenza al materiale più recente per poi inserire qualche chicca dall’enorme repertorio, la band presenta al pubblico un vero set di stampo malinconico ripercorrendo tutti i passi della loro carriera e andando incontro alle richieste di un pubblico molto affezionato ai loro primi album e soprattutto alla tanta odiata (dai Radiohead) “Creep”.
Finiti gli impegni di gruppo i cinque tornano ad occuparsi dei loro progetti singoli, tranne il bassista Colin Greenwood (che a parte qualche collaborazione preferisce la vita da "topo di biblioteca"), tutti gli altri hanno ormai una carriera solista ben avviata: Thom ha pubblicato un disco e una colonna sonora, Johnny Greenwood continua a comporre musica per orchestra e per il cinema. Anche il batterista Phil Selway, con già due dischi solisti alle spalle, ha prestato la sua musica ad un lungometraggio, mentre il chitarrista Ed O’Brien pubblicherà a breve il suo disco d’esordio.
Niente di strano (direte, se siete riusciti ad arrivare fino a qui), è vero che da anni ormai i cinque dividono schematicamente il loro tempo tra la band e i progetti privati, ma a cambiare la visione sul futuro della band sono arrivate due notizie importanti dal “W.A.S.T.E.* HQ” il sito con cui i Radiohead promuovono le loro attività. A dicembre l’archivio completo di tutta la loro musica è stato riversato su YouTube, mentre, da qualche giorno, è stata messa online la “Radiohead Public Library”: una biblioteca consultabile da chiunque, dove si può trovare tutto il materiale video e fotografico della formazione oxfordiana.
Due gesti che i fan hanno apprezzato non poco, ma che lancia dei messaggi contrastanti sul futuro di Yorke e soci.
I più pessimisti, come chi scrive, pensano che, se tre indizi fanno una prova, ci troviamo agli albori di un addio doloroso, ma privo di rammarichi. Se questa è la fine di una delle più importanti band degli ultimi vent’anni, è anche la conclusione di un percorso musicale fantastico, che ha accompagnato tante persone nel mondo partendo dalle chitarre acerbe di “Creep” alla sperimentazione più variopinta.
Ma. Sì, perché c’è un "ma" da mettere in conto. Questa è solo una ipotesi: è altrettanto possibile che i Radiohead abbiano deciso di chiudere in un enorme cassetto tutto il loro passato in attesa di passare alla prossima stagione della loro carriera. Così, come succedeva in passato, tra qualche mese o anno, un postino potrebbe suonare alle porte di Ed, Johnny, Colin e Phil per consegnare loro un pacco con le demo delle nuove canzoni scritte da Thom e la band si rimetterebbe in moto verso nuovi lidi sonori.
Per quanto pessimisti, questa ultima opzione è allettante. E, comunque vada, saremo qui a raccontarvelo.
(Giuseppe Fabris)
*Pochi sanno che la sigla “W.A.S.T.E.” apparve per la prima volta nel testo di “Iron lung” nella strofa “A total w.a.s.t.e. of time” in cui Thom sfogava tutta la sua rabbia contro la stampa inglese che non aveva avuto parole gentili nei loro confronti. In realtà la sigla deriva dal libro di Thomas Pynchon del 1966 “The Crying of Lot 49”, ed è l’acronimo di “Waiting at silent Tristero empire”.