Junior Cally, Salmo e Sanremo: forse il Festival non ha ancora ben chiaro cosa sia il rap

Salmo rinuncia all'ospitata, mentre il rapper romano potrebbe essere addirittura espulso. Il Festival ha problemi con il rap non allineato? Pare di sì.
Junior Cally, Salmo e Sanremo: forse il Festival non ha ancora ben chiaro cosa sia il rap

Da un lato Junior Cally, dall'altro Salmo. Due emblemi di rap italiano non allineato (uno, Cally, è più giovane; l'altro ha una lunga storia alle sue spalle e solo recentemente ha conquistato quel successo mainstream che inseguiva da tempo). Entrambi finiti al centro delle polemiche per motivi legati alla loro partecipazione al Festival di Sanremo 2020. Paradossalmente, proprio nell'anno in cui la manifestazione sembrava finalmente essersi aperta a proposte rap decisamente meno edulcorate rispetto a quelle passate per la città dei fiori negli ultimi anni.

Nulla contro i vari Nesli, Rocco Hunt, Moreno e Gemelli DiVersi (fuori dalla lista Frankie Hi-Nrg e Clementino, che con quelli citati hanno davvero ben poco a che vedere; però il primo negli anni è riuscito a costruirsi un'identità più da cantautore che da rapper, e l'altro a Sanremo ha sprecato due grandi occasioni per dimostrare il suo valore), ma le canzoni di Rancore, di Anastasio e dello stesso rapper romano quest'anno sono decisamente su un altro livello. E la presenza di Salmo, che era stato addirittura chiamato ad aprire la prima serata del Festival, avrebbe contribuito ad alzare ancor di più l'asticella, emblematicamente nell'anno del 70esimo. Per dare una bella scrollata a quel vecchio edificio pieno di zucchero e di ragnatele.

Non sappiamo come sia andata tra Salmo e la Rai. Al momento c'è solo tanto mistero. All'inizio della scorsa settimana, durante la conferenza stampa di presentazione del Festival, Amadeus annunciava tutto compiaciuto la presenza del rapper sardo - uno che quando provoca, lo fa bene: a dicembre ha fatto discutere il manifesto sui Navigli, a Milano, che lo ritraeva con il volto insanguinato, poi fatto rimuovere - tra gli ospiti della manifestazione, salvo poi fare qualche giorno dopo un passo indietro: "Non so se ci sarà". Il commento di Salmo sui social non si è fatto attendere, ma sulla questione il rapper è stato piuttosto vago: "Non sarò presente al Festival di Sanremo. Non me la sento. Mi sentirei a disagio". Un tentativo di censura al quale il rapper si è opposto, preferendo rinunciare all'ospitata? Solo una supposizione. In questo momento è il rapper numero uno in Italia, per cifre: è al secondo posto nella classifica dei dischi più venduti nel 2019 con "Playlist live" e al terzo con il disco della sua crew, "Machete Mixtape 4". A giugno sarà il primo rapper italiano ad esibirsi come solista in uno stadio, San Siro.

Più chiara (e forse proprio per questo più grottesca) la vicenda Junior Cally, che anche se tra i 24 big in gara al Festival è quello meno noto al pubblico nazionalpopolare, negli ultimi anni è riuscito a ritagliarsi un posto tutto suo nella scena rap. È bastato un post pubblicato sul suo blog da uno scrittore di ispirazione cattolica - lo stesso che in passato si è scagliato contro Sfera Ebbasta, Myss Keta, Achille Lauro, Young Signorino e pure contro la popstar statunitense Billie Eilish, tutti messi sullo stesso piano e considerati modelli diseducativi per i più giovani - a scatenare la polemica sui social, diventati i tribunali dell'inquisizione di questo Medioevo tecnologico, in una quotidiana caccia alla strega. Il blogger ha puntato il dito contro i contenuti di alcune vecchie canzoni del 28enne rapper romano, tutte risalenti ai suoi esordi (si parla del 2017), ritenuti sessisti. Versi come "lei si chiama Gioia, ma beve poi ingoia / balla mezza nuda, dopo te la da" o "me la chiavo di brutto mentre legge Nietzsche / lo prende con filosofia" saranno pure disturbanti, ma che il rap sia caratterizzato da toni crudi e violenti è cosa nota. È sempre stato così. È una caratteristica del genere e chi si occupa di musica e di media più in generale dovrebbe saperlo. In una nota stampa, invece, il presidente della Rai Marcello Foa ha chiesto ad Amadeus di "riportare il Festival nella sua giusta dimensione": una richiesta di espulsione, tra le righe? Il conduttore e direttore artistico si è confrontato tutta ieri con l'amministratore delegato Fabrizio Salini e con il neodirettore di Rai1 Stefano Coletta, e continuerà a farlo ancora oggi, prima di prendere insieme a loro una decisione: Junior Cally potrebbe essere addirittura escluso.

La reazione ufficiale del rapper non è ancora arrivata, ma il suo management ha diffuso un comunicato per precisare che "la posizione dell'artista è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e ovviamente - sembra banale dirlo, ma non lo è - contro la violenza sulle donne". Sarebbe un bel colpo di scena se Cally decidesse spontaneamente di ritirare la sua partecipazione al Festival, rifiutandosi di mettere piede su un palco istituzionale e per famiglie come quello dell'Ariston: certo, la darebbe vinta al politically correct, però dimostrerebbe ancora una volta che a Sanremo sembra non esserci spazio per proposte come la sua, o come quella di Salmo. Pensate che scandalo, invece, se con la sua "No grazie" - che agli ascolti in anteprima ha riscosso buoni successi, e ieri il rapper ha provato all'Ariston con l'orchestra - Cally riuscisse a farsi largo tra le varie Tosca, Rita Pavone, Giordana Angi o tra i vari Zarrillo, Gualazzi, Masini e Nigiotti. Magari conquistando il podio. E magari vincendolo pure, 'sto Sanremo. Considerando che a distanza di un anno ancora si fa polemica sulla "Rolls Royce" di Achille Lauro, che pure il Festival non lo ha vinto, gli scrittori di ispirazione cattolica e i blogger avrebbero argomenti di cui parlare per almeno i prossimi tre anni. E chissà che in fondo non gli vada bene comunque.

di Mattia Marzi

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