Fabrizio De André: “Crêuza de mä” compie 36 anni. Tutte le canzoni: “A duménega”

“Crêuza de mä”, album di Fabrizio De André (realizzato con Mauro Pagani e uscito nel marzo dell''84), è considerato un disco fondamentale a livello nazionale e internazionale. Nell’anniversario della pubblicazione lo ripercorriamo canzone per canzone.
Fabrizio De André: “Crêuza de mä” compie 36 anni. Tutte le canzoni: “A duménega”

Sfrenata, intemperante, beffarda e spassosa come dovrebbe essere secondo iconografia la domenica, “Â duménega” per dirla alla genovese, giorno in cui le prostitute escono dai loro covi e sciamano per le strade schernite dalle stesse persone che, sotto traccia, le frequentano abitualmente (“de zèuggia, sabbu e de lûnedì”, giovedì, sabato e lunedì). «Dal Cinquecento sino alla fine dell’Ottocento» spiega Fabrizio, «era un’istituzione genovese relegare le prostitute in un quartiere cittadino... Pare che attraverso il guadagno di queste disgraziate il Comune di Genova riuscisse a pagare tutti i lavori portuali per un anno intero». In cambio le Bocca di Rosa ricevono l’autorizzazione della “passeggiata domenicale”, quella raccontata da De André con toni a dir poco vivaci, su una musica da sagra di paese tramutata da Pagani in una raffinata taranta. “Quand ä duménega fan u giu / capelin neuvu, neuvu u vestiu / cu ’a madama ’a madama ’n testa / o belin che festa, o belin che festa / E tûtti apreuvu ä prucessìun / d’a Teresin-a du Teresùn / tûtti a miâ ë figge du diàu / che belin de lou che belin de lou” (“Quando alla domenica fanno il giro / cappellino nuovo, nuovo il vestito / con la polizia, la polizia davanti / o belin che festa, o belin che festa / E tutti dietro alla processione / della Teresina del Teresone / tutti ad ammirare le figlie del diavolo / che belin di lavoro / che belin di lavoro”). Perfino i bambini si esaltano e chiedono i soldi alla mamma perché vogliono “anâ a casìn” (andare al casino). Il ritornello, che riferisce gli sfottò dei passanti nei vari quartieri della città (Pianderlino, Foce, Carignano, Ponticello), è intraducibile per volgarità, ma qualcosa si intravede anche dentro quel genovese da angiporto: “A Ciamberlin sûssa belin / ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe / in Caignàn musse de tersa man / e in Puntexellu ghe mustran l’öxellu”. E, sostenuto dallo scatenato violino elettrico di Franco Mussida, De André ci svela anche l’ipocrisia del “u direttù du portu”, il direttore del porto, che vede l’oro in quelle “chiappe a riposo dal lavoro”, per non far vedere che è contento perché il molo nuovo ha “u finansiamentu”. Con l’ultima invettiva al bigotto (“purtòu de Cristu”) che insulta le prostitute di passaggio: “Nu t’è l’unicu ch’u se n’è avvistu / che in mezzo a quelle creatûe / che se guadagnan u pan da nûe / a gh’è a gh’è a gh’è a gh’è / a gh’è anche teu muggé” (“Non sei l’unico che si è accorto / che in mezzo a quelle creature / che si guadagnano il pane spogliandosi / c’è c’è c’è c’è / c’è anche tua moglie”). De André non solo si è affrancato da Brassens ma lo ha anche seminato in un percorso di straordinaria crescita artistica e musicale: eppure un’eco risuona ancora dal suo antico maestro che nel 1965 cantava “La complainte des filles de joie” (il lamento delle ragazze di vita): “Non ridere della povera Venere / della povera vecchia baldracca / c’è mancato poco mio caro / che questa puttana non fosse tua madre / questa puttana che tu prendi in giro”.

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Domani scriveremo di “D’ä mê riva”

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Leggi qui la scheda di “Sinán Capudán Pascià”

Leggi qui la scheda di “Sidùn”

Leggi qui la scheda di “Jamin-a”

Leggi qui la scheda di “Crêuza de mä”​

Il testo qui pubblicato è tratto, per gentile concessione dell’autore Federico Pistone e dell’editore Arcana, dal libro “Tutto De André – Il racconto di 131 canzoni”. (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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Dall'archivio di Rockol - Fabrizio De André, la storia di "Tutti morimmo a stento"
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