Domenico Modugno, la storia di “Nel blu dipinto di blu”

La Carosello Records compie 60 anni e racconta la sua storia attraverso le canzoni nel libro "60X60 valore alla musica”: ecco un estratto sulla canzone da cui è cominciato tutto.
Domenico Modugno, la storia di “Nel blu dipinto di blu”

Il 28 gennaio 1959 veniva fondata CEMED – Carosello Edizioni Musicali e Discografiche: sarebbe diventata una delle etichette discografiche più importanti della storia della musica italiana, con artisti come Mina, Modugno, Gaber, Vasco Rossi, Toto Cutugno, Astor Piazzolla, Ivan Graziani o, per rimanere a tempi più recenti, TheGiornalisti, Levante, Coez, Diodato.
Per l’occasione è stato pubblicato un volume, “60X60 Carosello Records – Valore alla Musica” (disponibile qua), curato da Andrea Laffranchi per la parte storica e da Federico Pucci per le schede di 60 canzoni che ne hanno segnato il percorso. Per gentile concessione di Carosello Records, in queste settimane Rockol Pubblica alcune delle storie di queste canzoni, scritte da Federico Pucci. Cominciamo ovviamente da “Nel blu dipinto di blu”, la canzone che nel ‘58 ha cambiato il corso della musica italiana e ha dato vita all’idea di fondare la Carosello, partendo dalle edizioni Curci.

 

Tra la primavera e l’estate del 1957, a Roma, nascevano due delle più importanti incarnazioni della modernità alle quali l’Italia abbia preso parte: la Comunità Economica Europea, preludio all’Unione Europea di oggi; Nel blu dipinto di blu, la canzone che fece balzare il pop italiano in avanti. A marzo, tra gli Orazi e i Curiazi del Palazzo dei Conservatori, i rappresentanti di Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo firmano il Trattato di Roma. A luglio, un debuttante della musica mette mano al suo primo testo da paroliere, che contribuirà a un successo letteralmente senza precedenti.
Domenico Modugno conosce Franco Migliacci dai tempi del Centro Sperimentale di Cinematografia, lo stesso dove aveva incontrato Riccardo Pazzaglia, il luogo dove il giovane pugliese aveva coltivato prima di tutto l’ambizione attoriale. E, come racconta Migliacci, i due si conoscono proprio per i provini di quel Carica eroica che avrebbe dato i via alla carriera musicale di Modugno. Ma non sono solo coincidenze quelle che portano Modugno e Migliacci a lavorare insieme: tra i vari mestieri che il futuro paroliere svolge in quegli anni c’è quello di autore e disegnatore di storie pubblicate da giornali per bambini, come “Il Pioniere” di Gianni Rodari. L’ispirazione di alcuni di quei racconti – ricorda Migliacci– proveniva proprio dalle canzoni di Modugno. Forse per dargli una mano in tempi non facili, nel 1957 il cantante suggerisce a Migliacci di provare a scrivere insieme una canzone. Come qualunque mito che si rispetti, la genesi di Nel blu dipinto di blu ha molte versioni differenti: ispirata da una passeggiata o da una gita al mare mancata, dal cielo azzurro di Roma o da un dipinto surrealista. Il tempo ha cristallizzato vari racconti, così che ciascuno possa scegliere quello che gli è più caro. Anche la vedova di Modugno, Franca Gandolfi, ha concordato però con la versione di Migliacci secondo la quale l’immagine del volo in un cielo che è, per metonimia, semplicemente “blu”, nasce dalla visione di due quadri di Marc Chagall, Le coq rouge dans la nuit e Le peintre et son modèle, appesi in riproduzione alle pareti della casa di Migliacci. La visione di quel volo nell’azzurro profondo e del pittore completamente tinto d’azzurro fanno scattare qualcosa in Migliacci che scrive: “Di blu m’ero dipinto per intonarmi al cielo, lassù nel firmamento, volavo verso il sole, e volavo felice più in alto del sole, e ancora più su, mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù, volavo nel blu, dipinto di blu”. Sull’onda della suggestione della corsa allo spazio, cominciata a ottobre del 1957 con lo Sputnik, e nello spirito di un Paese che cambiava, Nel blu dipinto di blu ha anche la fortuna di capitare nel momento ideale, come l’inno di una nuova generazione che si affaccia a un tempo nuovo. Il 1958 è il primo anno in cui in Italia i lavoratori dell’industria superano quelli dell’agricoltura: la nazione sembrava aver davvero superato la ricostruzione del dopoguerra per entrare in un’era diversa, affrancandosi da un passato contadino, provinciale, arcaico per guardare in faccia al mondo. Le storie di Modugno e Migliacci, uno sfuggito al destino di diventare carabiniere e l’altro alla sorte da ragioniere, sono quelle di tanti connazionali che a quel punto, scrollate di dosso le macerie, vogliono di più. Il miracolo economico e la Dolce Vita, a quel punto, potevano cominciare ufficialmente, con una parola di libertà a guidare tutti quanti: “Volare”. La chiave della canzone arriva in un secondo momento: la inventa Modugno, durante le lunghe scritture e riscritture mentre siede al pianoforte in casa, e incontrerà peraltro il favore pieno di Migliacci. “A me, che amavo i futuristi, piacque subito l’idea di quella sequenza di infiniti: volare, cantare”, racconterà il paroliere Gino Castaldo a “la Repubblica”, nel cinquantennale della creazione del brano. Un verbo che si lega all’interprete in modo indissolubile: eppure, da principio, Modugno non avrebbe dovuto neppure cantarlo, ma si sarebbe dovuto limitare a firmarlo, come già era capitato due anni prima. Alle prove, però, nessuno dei concorrenti è convinto, anzi, alcuni rifiutano categoricamente una canzone che sembra – per citare Gorni Kramer – “una pazzia senza stile”. Questo rifiuto da parte dei colleghi ma non degli organizzatori contribuisce a fare la storia: Modugno è il primo cantante e autore (cioè cantautore) in gara, un’altra rivoluzione. Fino ad allora, il Festival era stato autenticamente – come il nome lo vorrebbe ancora – una rassegna della canzone italiana. Lo stesso Modugno si esibisce alternandosi a Johnny Dorelli, perché fino al 1971 vige la regola del doppio interprete: ma di fatto le cose erano già cambiate. Nel blu dipinto di blu è un salto in lungo rispetto a quanto arrivato prima: un brano senza lacrime e sospiri, senza enfasi melodrammatiche, con un ritornello che dal punto di vista melodico si apre drasticamente rispetto alle strofe, e una conclusione che è un anticlimax (“con te”), cioè senza un acuto o un vibrato a raccattare le ultime emozioni. Una canzone, insomma, che puntava sulla fusione equilibrata del suo significato letterale e di quello indotto dall’esecuzione magistrale di Modugno. Merito anche dell’arrangiamento di Alberto Semprini, che si occuperà del pezzo anche durante le incisioni per il 45 giri Fonit Cetra: un tocco di swing in un brano melodico, per una strana ibridazione che segna il passo di una musica leggera che si evolve. Sembra capitare di rado, ma la giuria di Sanremo riconosce quel valore, e il mondo intero segue, fatta eccezione forse solo per l’Eurovision Song Contest dove il brano si piazzerà in terza posizione.
A maggio del 1959, nella prima edizione di sempre dei Grammy Award, il premio più importante riconosciuto dalla discografia americana, Modugno vince due premi, Disco dell’anno (Record of the year) e Canzone dell’anno (Song of the year), un record in sé e per sé. Del resto, la canzone è il primo vero caso discografico della storia italiana: solo nel 1958, si riporta, il singolo (a 78 e 45 giri) vendette ottocentomila copie in Italia e oltre ventidue milioni nel mondo. Se contiamo le reinterpretazioni, da David Bowie a Ella Fitzgerald, da Dean Martin a Louis Armstrong, l’ampiezza di questo successo diventa davvero globale. Ma le vendite del disco sono ancora più rilevanti: a quel punto, anche in Italia, l’asse dell’industria musicale si era spostato. Del resto era prevedibile: se l’autore è anche interprete, e se la grandezza di una sua opera si salda strettamente a una certa incisione carismatica, allora chi stampa i dischi ha in mano il pallino, non più semplicemente chi pubblica le canzoni. Non deve stupirE che di lì a poco, nel 1959, in seno alle Edizioni Curci, che avevano sotto contratto Modugno per quanto riguarda il publishing, nasca un’etichetta: Carosello Edizioni Musicali e Discografiche, o CEMED; più tardi, semplicemente, Carosello. Ma le cose non erano destinate a fermarsi: qualche settimana prima che Migliacci e Modugno si mettessero al lavoro sulla canzone che avrebbe fatto la storia, nel Palazzo del Ghiaccio di Milano il 18 maggio 1957 andava in scena la prima manifestazione italiana a tema rock’n’roll, alla quale partecipano gli allora sconosciuti Adriano Celentano, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Luigi Tenco con la formazione Rock Boys, e battono altri giovani come Tony Renis e Little Tony. Per il momento, quella rivoluzione pulsava ancora lontano dalle orecchie dei più: era questione di quelle che si sarebbero chiamate sottoculture giovanili. La musica stava di nuovo per cambiare. 

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