Vasco Rossi, “Bollicine” usciva 37 anni fa: la storia dell’album

Uscito nell’aprile del 1983, “Bollicine” diventa il disco più venduto dell’anno in Italia (più di un milione di copie) ed è il disco della consacrazione definitiva di Vasco Rossi.

Vasco Rossi, “Bollicine” usciva 37 anni fa: la storia dell’album

Con oltre un milione di copie, “Bollicine” conquista il primo posto nelle classifiche di vendita dell’intero anno solare 1983 e rappresenta, sotto ogni punto di vista, la consacrazione definitiva di Vasco.

Nei crediti dell’album Vasco ringrazia ampiamente sia Mario Rapallo sia Gaetano Curreri, tuttavia appare ormai orientato a consolidare estetica, sound e contenuti di un linguaggio giunto a maturazione affidandosi sostanzialmente a Guido Elmi, alla fonica attenta e lucida di Maurizio Biancani, al nucleo della Steve Rogers Band, a chi lo supporta dal vivo come Dino Vitola e Maurizio Lolli (il “road manager” dei crediti dell’LP) e soprattutto a se stesso.

Il disco è perfetto sia nel sintetizzare ciò che l’autore è stato finora sia nel far capire il Vasco del boom che sarà da adesso in poi.

Tra il Festival di Sanremo e un videoclip per la TV (trasmesso a “Mister Fantasy”) l’artista è onnipresente sul piccolo schermo, e per la prima volta un suo 45 giri entra nella Top 10 dell’hit parade, dove arriva sino al sesto posto, e vi resta quattro mesi.

Non c’è molto da raccontare sulla creazione del disco, che in fondo altro non è che la conseguenza artistica delle scelte precedenti. Con la marcia in più di una maggiore essenzialità, che evita la dispersione in troppi divertissements, l’album porta al massimo livello d’impatto e coerenza poetica più o meno tutti i temi chiave del canzoniere dell’artista, destinati da qui in poi a doversi comunque confrontare con questo disco per essere compresi nella loro evoluzione.

Su “Boy Music”, periodico per teenager e appassionati di musica molto in voga negli anni ’70 e ’80, Vasco scrive una presentazione dell’album con il suo stile abituale, fatto di sospensioni e ironie, con semiprovocazioni a tratti più acute e intelligenti di quanto parrebbero: “Bollicine: una bevanda che ci ha cambiato la vita: la Coca... Cola! Una canzone per te: un gioiello dedicato a tutte le mie sconosciute e giovani amiche. Portatemi Dio: la religione in tetrapak. Vita spericolata: voglio una vita come Steve McQueen! Quante Deviazioni hai: ...io sono il diavolo, sai! Giocala: ne uccide più l’orgoglio che il petrolio... Ultimo domicilio conosciuto: radio, cinema, delinquenza, non se ne può più? O non si può più farne senza? Mi piaci perché: ma è una donna se non ha la gonna?”.

Con questo disco Vasco Rossi arriva al successo di massa (e lo manterrà) senza perdere la credibilità di ribelle, anzi tracciando una via ineguagliata al rock italiano, perché dietro immagini, sberleffi ed eccessi c’è un vero autore, dal mondo interiore preciso, profondo e sfaccettato, che a un certo punto ha semplicemente deciso di metterlo in gioco fuori dai canoni strutturali, sonori e linguistici del cantautorato classico per coniugarlo invece nel rock, a tratti hard, a tratti punk, a tratti con le connotazioni di ballad d’autore.

Senza contare che in “Bollicine” Vasco affianca all’abrasività rock del suono anche una produzione molto attenta e abilmente confezionata allo scopo di rimarcarne la ruvidità, pur facendo sì che resti spendibile nel circuito mainstream. Il tutto con raffinatezze sonore frutto della collaborazione con Dodi Battaglia dei Pooh, uno dei migliori chitarristi italiani di sempre.

Anche il canto di Vasco è sempre tenuto molto pulito, pur se strascicato, pensato per contenuti e stilemi della sua poetica.

Anche il modo di porsi del Blasco trova compiuta definizione sulla copertina di “Bollicine”, ancora provocatoria ma allineata alle raffinatezze della cover art di gente come Lou Reed o gli Stones: flash di colore warholiani, ambienti dissonanti fra incubo e sordido realismo, un Vasco iconico e fisico insieme, fra occhiali da sole da divo del rock, surf, disegni, autografi da “star al Roxy Bar” (quello reale di Bologna), sudata immagine sorridente da sex symbol del palcoscenico.

I testi sono tratti dal libro di Andrea Pedrinelli “Vasco Rossi, la storia dietro le canzoni”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di Vasco Rossi.

Leggi qui la scheda di "Mi piaci perché"

Leggi qui la scheda di "Ultimo domicilio conosciuto"

Leggi qui la scheda di "Giocala"

Leggi qui la scheda di "Deviazioni"

Leggi qui la scheda di "Vita spericolata” (parte 2)

Leggi qui la scheda di "Vita spericolata” (parte 1)

Leggi qui la scheda di "Portatemi Dio"

Leggi qui la scheda di "Una canzone per te​"

Leggi qui la scheda di "Bollicine"​

Qui la copertina del libro

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