Clash, i 40 anni di “London calling”: una canzone al giorno. “Koka Kola”
È significativo che la canzone sia in parte ispirata dalla visita della band agli uffici di New York della Epic Records. Il capitalismo può funzionare, ma quello clientelare si rivela corrotto, e i lavoratori-automi - anche quelli che mandano avanti la baracca, perché agli occhi di Joe sono automi anche loro - hanno bisogno di stimolanti artificiali per mettere vita dove non c’è, in altre parole non solo per fare il lavoro, ma per dargli un significato.
Cocaina e ragazze facili non sono abbastanza per questi ragazzi, dice Strummer. Vegetariano, Joe condanna anche i loro abiti di pelle di serpente e gli stivali di alligatore, facendo dello spirito sul fatto che possono dimenticare la lavanderia a gettoni e portare questi capi dal veterinario.
“Koka Kola” (titolo provvisorio: “Koka Kola, Advertising & Cocaine”) suona come un jingle pubblicitario degli anni Sessanta o Settanta, spinto dal motore della linea di basso giocata sui salti di ottava di Paul, sui cori eterei di Mick e il vivace rullante di Topper.
Domani scriveremo di “The card cheat”.
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I testi sono tratti dal libro di Martin Popoff “The Clash. Tutti gli album – Tutte le canzoni”, pubblicato da Il Castello, per gentile concessione dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “London calling” e di tutti gli altri album dei Clash.
