Manuel Agnelli: "La sincerità di Springsteen mi ha cambiato la vita"

Il racconto della serata dedicata al Boss con Rodrigo d'Erasmo, organizzata ieri da Rockol a Germi e i video delle performance di "The River" e "Atlantic City"

Manuel Agnelli: "La sincerità di Springsteen mi ha cambiato la vita"

Ci sono due tipo di ascoltatori di musica: chi ama Bruce Springsteen e chi non l’ha mai visto dal vivo. La conversione è successa anche a Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, che ieri sera hanno esplorato il loro rapporto con la musica del Boss, in una serata speciale per i nostri lettori da Germi, all’interno della  Milano Music Week

Una serata di racconti e di musica, nel locale che i due artisti hanno aperto vicino alla Darsena di Milano e che in questi giorni è stata la casa di Rockol. Manuel è stato il primo a raccontare come ha scoperto Springsteen che, inizialmente, da ragazzo non capiva e non amava perché attirato da altra musica: “Per me è stato un incontro strano, ascoltavo rock progressivo. Ero un ragazzino che usciva dalle medie con studi di pianoforte classico e l’idea di Springsteen un po’ mi faceva ridere, mi chiedevo cosa c’entravano con l’Italia le macchinone e le autostrade. Ho tenuto questo preconcetto a lungo, mentre i miei compagni di classe ascoltavano il Boss, oltre al punk”. 

Poi l’incontro con il Boss, visto in concerto, anche se al cinema: “Trascinato dai miei compagni sono andato a vedere ‘No Nukes’, il film tratto da un concerto contro l’energia nucleare, dove c’erano un sacco di altri artisti venerati dalla mia generazione. Ad un certo punto sale Springsteen e fa ‘The River’, che non era ancora uscita su disco. E mi folgora, letteralmente. Più che il pezzo in sé, pazzesco, è stata la sua forza, la sua sincerità espressiva. I musicisti che ascoltavo avevano pizzi e merletti, volevano fare i virtuosi: ho capito poi dopo che erano stati cacciati dal conservatorio e si stavano vendicando facendo rock. Springsteen era lì a dire: tecnicamente parlando non sono un grande cantante o musicista, ma vi spacco il culo".

"Ho cercato nel mio piccolo di imitarlo", ha continuato Manuel. "Da quel momento in poi è diventato il mio faro, dal punto di vista espressivo credo di avere copiato tutto. Chiaramente facciamo cose diverse, lui è una superstar internazionale, un certo tipo di immaginario l’ho capito dopo, ma quel modo di raccontare la realtà dicendo le cose in faccia, in maniera diretta, funziona anche qua. Per me quel tipo di sincerità ha cambiato la vita”.

La serata - qua la fotogallery -  si è aperta con “Lost in the Flood” suonata al piano - (“Un pezzo che il Boss non fa quasi mai dal vivo e per questo lo facciamo noi”, ha raccontato il cantante, che l’ha recentemente inserito in scaletta in “An evening with Manuel Agnelli”). Ma “The River”, sempre al piano, è stato uno dei momenti più belli ed emozionanti. “Tutte le volte che la canto dal vivo, piango”, ha raccontato Manuel.

Anche Rodrigo ha raccontato come ha scoperto il Boss, e c’è di mezzo sempre la sua potenza live: “Sono un fan spurio, non della prima ora. Ma il primo disco a cui mi sono approcciato è ‘The Ghost of Tom Joad’, un disco tardo e lontano dal suono che l’ha reso famoso, e a 'Streets of Philadelphia'. Avevo una fidanzata al tempo che aveva la tonaca della religione del Boss, mi portò a vederlo allo stadio a Firenze e fu una folgorazione per la sua attitudine e capacità di comunicare, anche al di là dell’esplosione sonora della E Street Band. Il modo in cui riusciva a tenere per tre ore il pubblico è una forza ancestrale di condivisione della gioia”.

Manuel e Rodrigo hanno entrambi scherzato sugli eccessi della “fede nel Boss”: “Una volta sono stato ad un raduno, ho raccontato la mia storia e ho sentito qualcuno che diceva che lui è l’unico a cui avrebbero permesso di andare a letto con la propria moglie. Ecco, no. Non esageriamo...”.

Una buona parte della serata è stata dedicata a “Nebraska” - oltre a “State Trooper” (spesso in scaletta - tanto da essere la risposta alla domanda per ottenere l’accredito alla serata) e alla title-track, Manuel e Rodrigo hanno cantato questa potente versione di “Atlantic City”: “Quando usci "Nebraska" il Boss era già famoso, forse meno in Europa. Ma prima di diventare una star internazionale con "Born in The U.S.A.” fece un atto suicida, un disco registrato su 4 piste che aveva influenze folk ma anche altre molto scure, di rock ’n’ roll primordiale. Erano le stesse di Alan Vega e dei Suicide, che però le avevano declinate in versione elettronica e forse più punk. Springsteen poi riprese anni avanti una canzone dei Suicide, nel suo tour solista, mentre questo brano di "Nebraska" è invece più folk e ha uno dei video più belli che abbia mai visto, girato probabilmente con pochi dollari”.

La serata si è chiusa con il classico dei classici: “Thunder Road”, al piano (“Che dio ci perdoni”, ha detto Manuel, con understatement) e con “Nebraska”. Una serata memorabile, la dimostrazione della forza della musica di Springsteen e della grandezza di due artisti come Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo.

SETLIST
Lost in the flood
State trooper
The river
Atlantic City 
Thunder road
Nebraska 

 

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