Le rose rosse dei Pixies
In una delle sue puntate di “Ossigeno” il frontman degli Afterhours Manuel Agnelli aveva parlato dei Pixies in relazione al termine “seminale”, espressione che in ambito artistico indica la capacità di costituire un modello, un seme, in grado di porre le basi per successivi sviluppi. Un grande complimento, insomma, quando si prende in esame la carriera di un artista o di una band non solo dal punto di vista della sua musica ma anche dal punto di vista della musica dei posteri e quando, più in generale, olisticamente, si guarda al tutto e non alla parte. Non ha più nulla da dimostrare, dunque, la band di Black Francis, considerando che altri hanno garantito per loro, altri hanno riconosciuto che senza il garage rock del gruppo statunitense le cose, nel mondo della musica, sarebbero andate diversamente. Pace quindi se gli ultimi capitoli discografici dei Pixies non hanno fatto faville: chi va a sentire la band di Boston, con le sue lunghissime scalette, lo fa, in primo luogo, per l’emozione di quelle, proprio quelle, canzoni. Con queste premesse Black Francis e soci sono arrivati ieri sera, 12 ottobre, alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, per la loro seconda data nella Penisola dopo la performance del giorno precedente a Bologna.
di Erica Manniello
Scaletta:
Cecilia Ann (The Surftones)
St. Nazaire
Rock Music
Isla de Encanta
River Euphrates
On Graveyard Hill
Wave of Mutilation
I've Been Tired
Brick Is Red
Dead
Los Surfers Muertos
Caribou
U-Mass
Monkey Gone to Heaven
Planet of Sound
Nimrod's Son
Bird of Prey
Ed Is Dead
Cactus
Ready for Love
Here Comes Your Man
Motorway to Roswell
Catfish Kate
Ana
Mr. Grieves
Where Is My Mind?
Death Horizon
Vamos
The Holiday Song
Daniel Boone
Velouria
Gouge Away
Bone Machine
Hey
Debaser
Tame
No. 13 Baby