Mika racconta il nuovo album 'My Name Is Michael Holbrook'. Videointervista

'Un disco gioioso nato dalla tristezza': l'artista anglo-libanese parla del piacere di aver ritrovato se stesso grazie alla musica, e alla scommessa fatta sul tour che presto arriverà in Italia

Mika racconta il nuovo album 'My Name Is Michael Holbrook'. Videointervista

I dischi introspettivi, solitamente, tendono a essere cupi, essenziali e malinconici: "My Name Is Michael Holbrook", il disco con quale Mika si è riconciliato con se stesso, è al contrario un disco essenzialmente allegro e pieno di energia. "Quando ho deciso di scriverlo ho chiamato il mio manager americano, Rich Isaacson, che è anche capo della Def Jam: un tizio con una voce molto bassa, tanto che mia madre lo chiamava Nostradamus", ha raccontato, divertito, il cantante di "Take It Easy" davanti alle telecamere per Rockol: "Gli ho detto: 'Ciao Rich, voglio fare un disco molto introspettivo, lo scriverò tutto solo al pianoforte'. Lui mi ha risposto: 'Bene: sarà divertente venderlo'. Alla fine l'album che è uscito non è triste: è intimo, quello sì, molto personale. Ma le sfide personali che mi hanno portato a scriverlo hanno portato tanto colore, tanta vita. Sono contento di tornare con un album pieno di gioia, anche se provocato dalla tristezza".

Canzoni così intime e personali non devono essere state facili da condividere con una schiera di coautori composta da David Sneddon, Amy Wadge, George Moore, il già collaboratore dei Planet Funk Dan Black, Paul Fyfe Dickson, Dave Gibson, Mark Crew, Dan Priddy e Jodi Marr: "E' vero, ho lavorato con tanti coautori, ma se sentite il disco capite che in ogni passaggio, in ogni sfumatura e in ogni piccolo gesto è mia la mano principale. Poi, per esempio, con Amy Wadge ho un modo molto personale di lavorare: ci mettiamo a parlare due ore, poi io mi metto al piano, inizio a suonare qualcosa e lei mi dice 'ecco, ci sei: continua'. Allora inizia la fase dove 'vomito' tutto, dalla quale poi ripartiamo a lavorare. La cosa fondamentale, però, è che io non lavoro con persone che non vengono a scrivere a casa mia, mangiando da me e dormendo anche da me. In sostanza, non riesco a lavorare con chi non è mio amico".

"Con questo nuovo tour ho preso una decisione molto forte", spiega Mika a proposito del suo tour che in autunno arriverà in Italia: "Ho cambiato la visione dello spettacolo quattro volte: è una cosa che non faccio mai, ma sapevo che questo tour doveva essere da qualsiasi altra cosa avessi fatto prima. Alla fine ho disegnato un set che ricorda un'installazione artistica: c'è un palco che mi butta verso il pubblico, e invece di impiegare otto musicisti ne ho chiamati solo quattro, che però suoneranno almeno due strumenti a testa. E alcune sonorità del disco saranno usate come sample, invece di essere ricreate sinteticamente sul palco, scelta estetica, quest'ultima, che io personalmente trovo orribile".

"Sì, ci saranno ospiti nel corso della mie date italiane, ma su chi saranno ancora non posso dire niente", ci ha confermato lui, che sarà di scena nel nostro Paese tra i prossimi 24 novembre e 8 dicembre: "Vorrei invitare i miei amici italiani, che per me sono molto importanti. Non ci saranno un tutte le date, ci stiamo organizzando proprio in questi giorni. Non vorrei però spostare troppo l'equilibro del concerto su di loro: quello che ho in mente è uno show che stupirà anche da solo, nel modo più 'normale' possibile. E, se seccederà, vorrà dire che abbiamo fatto la scelta giusta".

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