Corey Taylor (Slipknot) ‘Trump e i suoi elettori sono degli imbecilli’
Dopo neanche un mese dall’uscita del nuovo album di Corey Taylor e soci, “We are not your kind” (qui la recensione), il leader degli Slipknot – durante un’intervista rilasciata per il The Fader – ha definito Donald Trump e chi lo vota come degli idioti (per non usare termini più grotteschi).
Dopo qualche domanda sull’ideale seguito di ".5: The Gray Chapter” la rivista newyorkese ha ripreso una dichiarazione mossa da Taylor nel 2017 sul presidente degli Stati Uniti d’America durante un’intervista con Larry King. In quell’occasione il frontman del gruppo statunitense aveva detto su Trump: "Voglio dargli una possibilità, ma continua a spararsi sui piedi da solo." Durante la recente conversazione con il The Fade – pubblicata lo scorso 29 agosto - Corey Taylor non è stato più così gentile parlando dell’attuale inquilino della Casa Bianca:
Non posso credere che le persone possano votare per un f*****o idiota come lui! Questo è ciò che mi infastidisce di più. Puoi dipingerlo come razzista, o egoista, tiranno o tutta questa merda: è un idiota e le persone che hanno votato per lui? F*****i idioti anche loro!
Il leader degli Slipknot ha poi aggiunto:
Non importa perché l’abbiano votato, che siano razzisti o desiderosi di soldi. Hanno fatto molto per arretrarci ancora di più da qualsiasi situazione globale che io abbia mai visto in tutta la mia vita. E questo lo dice uno che ha scritto un'intera canzone su George W. Bush. […] Ci vorranno 20 anni per cancellare anche solo la metà di quello che fa. Molti dei nostri fan sono di colore, vengono da altri paesi, parlano lingue diverse, amano persone diverse. Non voglio che i miei fan vengano uccisi. Non voglio che i miei figli vengano uccisi. La cosa peggiore è che tutto questo ha incoraggiato il razzismo.
Corey Taylor – che con il suo gruppo sarà in Italia al Forum di Assago a Milano il prossimo 11 febbraio 2020 in occasione del tour mondiale degli Slipknot per promuovere "We are not your kind” – infine si è detto spaventato dell’attuale situazione americana paragonabile, secondo lui, solo al 1968.