Afterhours: 'Le piccole iene siamo noi'

Afterhours: 'Le piccole iene siamo noi'
Manuel Agnelli, Giorgio Prette e Greg Dulli. I primi due sono i membri “anziani” degli Afterhours, storica (ma non vecchia) band del rock italiano. Il terzo è uno storico (ma non vecchio) rocker americano: già leader degli Afghan Whigs, ora nei Twilight Singers. Ha co-prodotto il nuovo disco del gruppo milanese, “Ballate per piccole iene” (in uscita oggi, venerdì 15 aprile). Accompagna gli Afterhours nei concerti in svolgimento in questi giorni, e Prette e Agnelli nel giro di interviste: si siede a lato del cantante, legge una copia di Tex fornitagli da Prette, e ogni tanto interviene nella discussione. Insomma, una sorta di “membro aggiunto”, la cui presenza si sente soprattutto nelle tracce del disco. “Greg, con gli Afghan Whigs, ha rivoluzionato la musica rock”, spiega Agnelli a Rockol, “ed ha rivoluzionato anche noi… Siamo amici da parecchio tempo, collaborare è stata una cosa naturale. Coproducendo il disco ci ha dato quell’intensità e soprattutto quella leggerezza che ci mancava da tempo”.
“Ballate per piccole iene” arriva infatti dopo un disco epocale e cupo come “Quello che non c’è”. “E’ figlio di un periodo, più che del disco precedente”, continua Agnelli. “Il pessimismo è quello di questi tempi, ma questo disco è più rabbioso, più reattivo di ‘Quello che non c’è’. C’è anche un lavoro sulle ritmiche che deriva dal funk e dalla musica nera, un amore che ci ha trasmesso Greg”. “Un po’ questa vena c’era già quando stavamo lavorando sui pezzi nuovi”, aggiunge Prette. “Greg ci ha aiutato a tirarla fuori, soprattutto in brani come ‘La vedova Bianca’. In quel caso la parte ritmica l’hanno suonata loro due… Greg si è inserito molto spontaneamente in questo processo”.
Agnelli definisce “Ballate per piccole iene” un disco che parla soprattutto della mediocrità. “‘Ballata per la mia piccola iena’, la canzone che dà il titolo al disco, forse non lo rappresenta bene a livello musicale perché è canzone tutto sommato classica, mentre ce ne sono altre meno ‘singolabili’ e più indicative di certe scelte musicali. Lo rappresenta meglio a livello tematico, perché parla dell’argomento principale affrontato nel disco. Il protagonista di quel pezzo, la piccola iena, sono io...”, spiega il cantante.
“Ballate per piccole iene” verrà pubblicato a giugno anche in una versione cantata in inglese, destinata all’estero. Una sorta di ritorno alle origini del gruppo. “Beh, non proprio: all’inizio cantavamo in inglese perché in Italia non c’era un pubblico per il rock se cantavi in italiano. Adesso è stato Greg a spingermi a cantare in inglese. Sono parole sue, dice che siamo un gruppo troppo in gamba per essere relegato in Italia. Io non la sentivo come una grande esigenza, ma adesso devo dire che è un bello stimolo confrontarsi in questo modo con realtà diverse”.
A proposito di nuovi stimoli, gli Afterhours sono in tour da un mese, ben prima dell’uscita del nuovo album: “Volevamo riprendere in mano un’attitudine diversa in concerto”, spiega Agnelli. “Non conoscendo i pezzi nuovi la gente è costretta ad ascoltarli. E suonare di fronte a gente che ti ascolta è meno autocelebrativo, richiede più attenzione ed intensità… Poi i gruppi come i nostri non sono copertissimi dai media, e andare in concerto è un modo per presentare il nuovo disco senza filtri”.
Ancora incerta, invece, la sorte del Tora Tora, il festival itinerante ideato proprio da Agnelli: “Cerchiamo di farlo anche quest’anno”, spiega. “E’ in cerca di una identità, dopo averne avuta una fortissima per tre anni. Ma non ci sentiamo costretti a fare il festival: è una fatica incredibile, ma se ne vale la pena siamo felici di farlo. Se invece diventa solo un modo di autocelebrarci, preferiamo farlo in altro modo…”.
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