Intervista a Rancore: “Le parole sono galere”

Il rapper romano è in tour per l'estate, dopo l'esperienza del Festival di Sanremo

Intervista a Rancore: “Le parole sono galere”

Ascoltare la musica di Rancore significa perdersi in un labirinto di contenuti e visioni. Il rapper romano, 30 anni, sul palco dell’ultima edizione del Festival di Sanremo con Daniele Silvestri, non ha alcuna intenzione di fare da guida. Anzi. Nasconde le chiavi. L’ascoltatore deve superarsi per arrivare a intravvedere la luce. E perfino un’intervista con Tarek Iurcich, questo il suo vero nome, si può trasformare in un cerchio che si chiude.
Ogni volta che si ascolta “Musica per bambini” si colgono diversi significati nelle canzoni. È come una matrioska. Come lavori sulla scrittura?
Sono diversi anni che la mia scrittura ha preso questa piega che definisco “ermetica”. Ma al di là della non immediata comprensione della canzone, il fattore che per me risulta più importante è il creare concetti dentro i concetti. I miei brani regalano più punti di vista, tutto dipende da come ci si approccia. Nulla è studiato, è proprio il mio modo di guardare il mondo e di ragionare. Ci sono più significati. Penso che tutto sia collegato: quando parliamo di qualche cosa ne stiamo coinvolgendo tantissime altre.
Quel “collegamento fra tutto e tutti” come lo definisci?
Per me è il mistero della realtà.
La parola ha il potere di svelarlo?
Alla parola do un potere molto grande. Per me ogni parola che abbiamo inventato è un recipiente in cui abbiamo chiuso i vari elementi del mondo. Amo pensare che rompendo le parole si possano anche piegare le sbarre delle galere in cui abbiamo richiuso le cose che vogliamo definire. Per questo amo il rap: facendo le rime e incastrando le parole, libero la fantasia e creo nuovi mondi in cui tutto è ancora più collegato. Dove spesso la scienza o la ragione non arrivano, ci pensa la fantasia.
Le parole possono anche generare paura. La violenza spesso è in primis verbale, nel linguaggio.
“Musica per bambini” nasce proprio da questo. Le parole mi stavano schiacciando, per questo ho voluto attaccarle anche io, per difendermi e raccontare il mio stato d’animo. Alcune parti delle canzoni che ho scritto sembrano incomprensibili perché è come se avessi creato un codice. Ma ci sono le chiavi. Sono lì e chiunque può trovare le proprie, utili a capire.
Il fine?
Trasformare la musica in una piccola rivolta contro ciò che ci opprime, a cominciare dai propri mostri.
Come ti ha cambiato la vita il festival di Sanremo?
È stata un’esperienza importante, viverla con Daniele Silvestri e Manuel Agnelli è stata una grande soddisfazione. Ma la vita quotidiana è rimasta abbastanza simile. Sono sempre qui, solo, tutti i giorni a fare musica, oggi come ieri.
E’ rimanendo solo con te stesso che trovi l'ispirazione?
Non esco spesso e vedo pochissime persone. Ma non è vero che non penso al prossimo. Tutt’altro. Probabilmente faccio musica proprio perché cerco gli altri.
Il mondo underground da dove provieni è spietato?
Vengo dalle battaglie di freestyle. Una settimana sei un re, quella dopo sei un nessuno. È una guerra costante contro se stessi, per questo in parte continuo a frequentarlo.
Il rap oggi è in cima alle classifiche, ma spesso con scarsi contenuti. Si sta perdendo una grande opportunità?
Come ti ho detto mi piace vedere le situazioni da più punti di vista, quindi ribalto tutto: e se fosse in cima alle classifiche proprio perché ha scarsi contenuti?
Tu dove ti collochi?
Io dico solo che quando ho scritto “Musica per bambini” pensavo che nessuno lo avrebbe mai ascoltato. Ma non è stato così. “Quello che oggi va” è sempre opinabile. Sono certo che torneremo a contenuti forti.
Rancore. Quanto è cambiato questo sentimento rispetto a quando ti sei soprannominato così?
A 15 anni era una battaglia contro quello che non mi andava giù. Sono passati tanti anni e ora, a trenta, più che provare rancore verso qualcuno, voglio sconfiggere quella negatività. Il video di “Depressissimo” spiega questo scontro con me stesso. Ora ce l’ho soprattutto con me, non con gli altri.
Padre croato e madre egiziana. Le tue origini multietniche hanno avuto un peso nel tuo percorso?
Ho viaggiato molto da ragazzino, nei Paesi delle mie origini. La musicalità della lingua araba mi è rimasta addosso quando sono stato in Egitto. C’è sicuramente qualche cosa di misterioso che collega le mie origini alla mia musica. Ermete Trismegisto è un personaggio legato alla tradizione egiziana. Il mio rap, come ti dicevo all’inizio, è ermetico. Il cerchio si chiude.
Mi stai dicendo che l’inizio e la fine di questa intervista sono collegati, come nella tua visione del mondo?
È successo, è così.

Claudio Cabona
 
CONCERTI
17/07 Genova - Goa Boa Festival
18/07 Bologna – Arena Parco Nord in apertura agli Afterhours
10/08 Roccadaspide (SA) – Festival dell’Aspide
27/08 Trescore Balneario (BG) - BumBum Fest
28/08 Acquaviva (SI) - Live Rock Festival of Beer
29/08 Ravenna – Pala De André
06/09 Arezzo - Warehouse Decibel Festival

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