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NEWS   |   Recensioni concerti / 14/06/2019

L’anima inquieta dei Tool: la recensione del concerto a Firenze

La band californiana ha regalato uno show aggressivo e imponente. Un’ora e mezza di musica che ha travolto i presenti della Visarno Arena. Le aspettative dei sostenitori più puri non sono state tradite da Maynard e soci.

L’anima inquieta dei Tool: la recensione del concerto a Firenze

Dopo la performance inaugurale degli Smashing Pumpkins, la prima giornata del Firenze Rocks si è conclusa con l’esibizione serale dei Tool, forse la band più attesa di tutto il festival insieme all’esibizione di domenica dei Cure.

Il quartetto californiano, noto per le esibizioni possenti, rumorose e molto articolate nelle loro dinamiche strumentali, si forma nei primi anni novanta in quell’America popolata dalla musica grunge che, a modo suo, ha saputo apprezzare i lavori prodotti dalla creativa ermetica di Maynard James Keenan (frontman e scrittore della band) e dal chitarrista Adam Jones. Queste due menti  - musicalmente illuminate - hanno dato vita ad uno dei progetti più significativi e influenti degli ultimi trent’anni.

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I Tool, sono i Tool. Non ci sono etichette o generi che tengano per classificare il loro stile musicale molto personale, sempre in continua evoluzione, mai scontato e studiato nei minimi dettagli. Un lavoro minuzioso composto da fraseggi al limite del normale; un vortice musicale ipnotico che ha sedotto ogni singola persona presente. Un live show ricco di emozioni contrastanti, con un pubblico spiazzato e quasi sopraffatto dalla creatività della band: è bastata l’esecuzione di “Aenema” - brano di apertura - per iniziare questo viaggio dai contorni psichedelici.

Riff pesantemente distorti, controtempi eseguiti alla perfezione e una vocalità cupa e rabbiosa. Questi sono stati i Tool: un brutale tornado musicale che si è abbattuto sulla Visarno Arena. Uno show che resterà scalfito nella memoria di tutti i partecipanti che hanno aspettato ben tredici anni dall’ultimo tour europeo della band. Anche la scenografia on stage, fatta di colori caldi e immagini spettrali, ha reso ancor più sensazionale questa performance. A livello tecnico la band è insuperabile: difficilmente si è in grado di riprodurre quanto visto negli undici brani scelti per questa data fiorentina. “The Pot”, “Aenema”, “Schism”, “Jambi”, “Vicarious” tra i più importanti: virtuosismi musicali dall’elevata crudeltà sonora sono stati l’omaggio che la band ha deciso di fare in questa unica data italiana. Hanno davvero dato tutto. Forse è mancata un po’ di presenza scenica - sotto i riflettori per intenderci - del controverso leader Maynard che ha passato tutto il concerto quasi in disparte, sotto una luce soffusa che lo ha avvolto per tutto il concerto, come a voler lasciare lo stage al talento indiscusso del chitarrista Adam Jones e del bassista Justin Chancellor che hanno saputo miscelare sapientemente i suoni delle scale dissonanti utilizzate, il tutto sorretto dalla massiccia potenza della batteria di Danny Carey che con la sua gran cassa ha disintegrato perfino l’udito delle ultime file. Insomma, le aspettative delle migliaia di fan accorse non sono state tradite anzi, sono state concretizzate ancor più le certezze circa il talento musicale della band, un elemento questo che rimane un dato evidente soprattutto dopo questo live. Impressionante, potente e mastodontico, con un equilibrio perfetto tra musica e immagini.

In una sola parola: un live immenso.

(Antonio Ciruolo)

Setlist

Ænema
The Pot
Parabola
Descending
Schism
Invincible
CCTrip
Sweat
Jambi
46+2
Vicarious
Stinkfist

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