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NEWS   |   Pop/Rock / 12/06/2019

Mau y Ricky: ‘Il Venezuela non è solo sofferenza’

Sono i fratelli Montaner la next big thing del latin pop? Vengono dal Venezuela e dicono che la musica latina ha successo perché è un antidoto alle cattive notizie

Mau y Ricky: ‘Il Venezuela non è solo sofferenza’

Con oltre un miliardo di stream e altrettante visualizzazioni su YouTube, Mau y Ricky potrebbero essere la next big thing del pop latino. Figli d’arte, nati in Venezuela e cresciuti negli Stati Uniti, Mauricio e Ricardo Montaner hanno pubblicato a inizio maggio l’album di debutto cantato in lingua spagnola “Para aventura y curiosidades”. Si esibiranno per la prima volta in Italia domani sera al Milano Latin Festival ad Assago. “Non è solo il debutto  in Italia. È la prima volta in assoluto che cantiamo in un paese dove non si parlano né l’inglese, né lo spagnolo”, raccontano. “Quando abbiamo detto in giro che avremmo suonato a Milano, gli amici ci hanno detto: ma verrà qualcuno a vedervi?”. E ridendo aggiungono: “Forse avremmo dovuto portare la nostra famiglia, per riempire il festival”.

La famiglia non è un particolare di secondaria importanza quando si parla di Mau y Ricky. I fratelli sono figli di Ricardo Montaner, cantante melodico attivo soprattutto negli anni ’80 e ’90 che vanta oltre 20 milioni di dischi venduti. I due sono nati in Venezuela. La famiglia si è trasferita a Miami Florida quand’erano bambini di 7 e 10 anni. “Ma anche dopo il trasferimento negli Stati Uniti, siamo rimasti legati al Venezuela. Nostra madre ci impediva di parlare inglese a casa, ma ovviamente fuori assorbivamo la cultura americana”.

Prima ancora di diventare cantanti, Mauricio e Ricardo hanno cominciato a scrivere canzoni, ad esempio per Ricky Martin, Maluma, Miguel Bosé. “In realtà” racconta Ricky “cantavamo, eccome, solo che nessuno ci ascoltava. Quando il pezzo che abbiamo scritto per Thalía è arrivato al primo posto in classifica in Messico, ci siamo detti: se funziona, continuiamo a scrivere, dobbiamo pur campare”. La svolta è arrivata con la pubblicazione nel 2017 del loro singolo “Mi mama” e in particolare del remix con quattro artiste donne: Karol G, Becky G, Leslie Grace e Lali. “Quella canzone ci ha cambiato la vita”. Aggiunge Mau: “Abbiamo cominciato a fare musica quando io avevo 12 anni e lui 15, ma per una dozzina d’anni le nostre ambizioni sono state frustrate”.

A proposito di ambizioni frustrate, i due hanno ricevuto dal padre un importante insegnamento. “Ha cercato di risparmiarci gli insuccessi e i tempi duri che lui stesso ha vissuto, poi ha capito che ci dovevamo passare per diventare quel che siamo oggi. Magari la gente pensa che siamo privilegiati perché siamo nati in una casa con tanta musica, ma quando si tratta di entrare in connessione con il pubblico non esistono scorciatoie. Abbiamo un altro consiglio da dare a chi vuole fare musica: solo perché ami cantare non significa che sei un artista. Cantare è solo il 15% di questo mestiere, forse meno”.

Dell’album dicono che “trae ispirazione dalla vita, ma non solo dalla nostra. Il segreto del songwriting non è raccontare la tua storia, è raccontare la storia di chi ti ascolta. Cantiamo le relazioni, ma in modo adeguato ai nostri tempi e alla nostra generazione. Il tempo delle lettere d’amore è finito”. E così, ad esempio, “Japonesa” racconta di una fidanzata asiatica “che sembra venire da un altro pianeta”, mentre la protagonista di “22” è una ventiduenne che non ha finito la scuola, ma in compenso si è laureata fra le lenzuola.

Mau y Ricky escono allo scoperto in un periodo positivo per il pop latino e lo sanno. Mau: “È finito il tempo in cui il pop anglosassone guardava la musica latina dall’alto verso il basso. D’ora in poi ci saranno solo pop in inglese e pop in spagnolo, paritari”. Ricky: “In futuro ci saranno sempre più artisti latini. Quando inviti un latinoamericano a una festa, lo riconosci subito: è il tizio più rumoroso e scatenato. E quando ne ha invitato uno, cominci a invitarne altri perché ti diverti. La stessa cosa sta accadendo nel pop. In questo momento storico siamo bombardati da cattive notizie. Questa musica ha successo perché fa ballare e divertire”.

Le cattive notizie arrivano anche dal Venezuela col quale la famiglia Montaner non ha perso i contatti. “Magari siamo in tour, sentiamo amici e parenti e ci raccontano di cose terribili, è pazzesco. Siamo tristi per quanto sta accadendo e speriamo finisca presto”. Mau: “La nostra famiglia ha preso posizione pubblicamente contro Maduro, che è poi il motivo per il quale non possiamo tornare in Venezuela. Ovvio che siamo per Guaidó”. Ricky: “È in corso una crisi umanitaria. Siamo per la gente”.

I due sono convinti che anche la loro musica, così leggera e disimpegnata, possa far bene al Venezuela. “Le cattive notizie hanno messo in ombra la grande tradizione musicale venezuelana. La nostra missione è usare la musica per fare evadere le persone dalla realtà e magari cambiare le cose”. Cantando di baci e flirt? Mau: “Anche solo il fatto di essere venezuelani ed essere in Italia è un bel messaggio. Significa che dal Venezuela non arrivano solo cattive notizie”. Ricky: “Il punto è questo: anche in mezzo a tanta sofferenza la gente continua ad amarsi. Stiamo lavorando a un progetto per la tv che parla proprio di questo, di amore in mezzo al caos”.

I due stanno prendendo in considerazione l’idea di una collaborazione con un artista italiano. Dicono di essere cresciuti ascoltando Eros e Laura, che chiamano così, per nome. Si scambiano messaggi con Riki (ex di “Amici”) e contano di incontrarsi con Baby K. “Dal pubblico italiano non sappiamo che cosa aspettarci. Speriamo sia caldo come le famiglie italiane che si baciano, si abbracciano e cucinano tutti assieme”.

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