Shaggy: 'Basta macchine e ragazze, ora racconto chi sono'

Il re della dancehall, in Italia per la finale di The Voice, racconta il nuovo album “Wah gwaan?!”

Shaggy: 'Basta macchine e ragazze, ora racconto chi sono'

Shaggy ci riprova. Stavolta, però, niente divertimento sfrenato alla “Boombastic”. O meglio, il nuovo album “Wah gwaan?!” unisce il dancehall che ha reso celebre il cantante giamaicano a una vena più introspettiva e a tante altre cose com’è nello stile del personaggio che s’è autoproclamato The King of Hybrid, il re della musica ibrida. A 50 anni, Shaggy comincia a fare i conti con la vita, con una carriera fortunatissima – 30 milioni di album venduti, secondo la casa discografia – e con la necessità di riconquistare uno spazio in un mercato cambiato radicalmente dai tempi dei suoi ultimi numeri uno, “It wasn’t me” con Rikrok del 2001 e “Angel” con Rayvon nel 2002.

“Voglio tornare a sorprendere la gente”, ha detto oggi, poche ore prima di apparire nella finale di The Voice of Italy con il giovane Alexander Stewart, col quale duetta nel singolo “You”. Recentemente Shaggy ha detto che, a questo punto della sua carriera, fare musica è un po’ come giocare a scacchi: è una questione di strategia. E Shaggy, negli ultimi anni, ha fatto un paio di belle mosse. Lui, cantante dancehall-pop in deficit di credibilità, ha pubblicato l’album “Out of many, more music” con due grandi e rispettati musicisti giamaicani, Sly & Robbie. Nel 2018 ha fatto la mossa vincente pubblicando con Sting “44/876”. Ora i suoi interessi sono curati dal manager del cantante inglese ed è stato messo sotto contratto da Universal France.

“Wah gwaan?!”, che prende nome da un’espressione giamaicana traducibile in “come butta?”, è stato inciso prima di “44/876”. “Quando l’ho riascoltato alcuni mesi fa non mi piaceva più. L’ho rifatto da capo, o quasi, in sette giorni. Ho tenuto quattro o cinque canzoni che piacevano all’etichetta e che non potevo levare. Volevo fare un disco futuristico, una cosa che avrebbe fatto dire alla gente: che cos’è ‘sta roba? Che è poi la reazione che i miei dischi suscitano sempre, compreso quello con Sting. Leggete le recensioni inglesi. Sono tutte super, da 4 o 5 stelle, e iniziano con frasi tipo: sulla carta questo disco non dovrebbe funzionare e invece…”. (Non esattamente: l’album con Sting è stato stroncato dal Guardian, maltrattato dall’Independent, chiamato “abominio” da NME, guadagnando metascore pari a 49/100 e 48/100 rispettivamente sui Metacritic e Album Of The Year che assemblano i giudizi dei critici online e della carta stampata.)

Nel rimettere mano a “Wah gwaan?!”, Shaggy ha inserito pezzi introspettivi che ci fanno sbirciare nel mondo di un uomo di successo che, come tutti, vive piccoli e grandi tormenti. “Volevo dire cose. Mi premeva inserire pezzi che raccontassero chi sono a questo punto della mia vita. Basta canzoni su macchine e ragazze. ‘Wrong room’, ‘Praise’ e ‘Live’ riflettono chi sono oggi”.

In “Wrong room”, Shaggy cita la madre ringraziandola per l’educazione ricevuta, nonostante abbia chiuso i rapporti con lei e con il padre da anni. Fra i suoi insegnamenti: se sei la persona più intelligente nella stanza significa che nei nella stanza sbagliata. “Praise”, che in qualche modo riprende il tema di “Thanks and praise” del primo album, è un ringraziamento a Dio per quel che ha avuto. “I am blessed”, dice il cantante. “Pensi che uno come me sia in grado di scrivere ‘Boombastic’? No, qualcuno dall’alto mi ha permesso di farlo. Sono il prescelto. La mia missione era diffondere il dancehall. E adesso che tutti, da Justin Bieber a Katy Perry a Rihanna a Drake fanno dancehall, posso rilassarmi”.

E poi c’è “Live”, il pezzo in cui Shaggy ammette di avere pensato più ai soldi che a vivere. “Penso ai miei figli e a quanto hanno sofferto perché loro padre era sempre in giro. Ma ho imparato la lezione e adesso sto tanto con mia figlia. Andiamo a fare equitazione: ma ce lo vedete un ragazzo del ghetto in groppa a un cavallo? Siamo andati in Sardegna e abbiamo mangiato da dio. Ho affittato tutta un’isola alle Bahamas per le vacanze. Ho capito che la vita te le puoi godere”.

Se si guarda indietro, Shaggy vede una storia di conflitti con i pregiudizi della gente. “Quando sono uscito con ‘Oh Carolina’ la gente non sapeva dove incasellarmi. Ero giamaicano, ma sembravo portoricano, o almeno così mi dicevano, non portavo i dreadlocks, non mi vestivo di giallo-rosso-verde, avevo un accento americano, non fumavo erba. Nessuno mi prendeva sul serio perché non ero minaccioso. Ma sono tornato con ‘Boombastic’ e ho fatto crollare i muri fra i generi musicali. Per rivoluzionare uno stile essere una star non basta. Devi essere una superstar. E se sei un emarginato come me e per di più parti dal reggae, devi lavorare dieci volte tanto”.

Visto che è ospite di “The Voice”, che ne pensa dei talent? “Mi piacciono, sono intrattenimento, perché no? E poi ai giudici danno un sacco di soldi. Credo che Adam Levine tiri su 26 milioni di dollari a stagione. Ehi, per quella cifra sono disposto a fare il giudice anche tutti i giorni. Sono qui, chiamatemi”.

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